G3 (Satriani/Vai/Morse): Live Report della data di Vigevano

Testo: Alberto Capettini.
Foto: Anna Minguzzi

Tutto iniziò nel 1996 per volere del “guitar hero” (li chiamavamo così ed alla luce della serata a cui abbiamo assistito potremmo benissimo continuare a farlo) Joe Satriani: riunire tre figure cardine della chitarra elettrica e andare in tour per il mondo dando la possibilità alle audience di assistere in un’unica serata al tripudio della distorsione elettrica ammantata di tecnica sopraffina. Il G3 ha avuto in questi anni varie facce e conformazioni ma dobbiamo dire che quella che quest’anno è passata dalle parti della splendida cornice del cortile del Castello Sforzesco di Vigevano è forse la più completa ed esaltante che si sia mai vista.

Se infatti ad aprire le danze è un trio che fa capo ad un chitarrista del calibro di Steve Morse (Deep Purple, Dixie Dregs, Kansas) si può ben immaginare che piega prenderà la serata; il quasi sessantenne Morse ed il suo fido bassista/compare Dave LaRue (un mostro!) torna ad esibirsi in veste solista dopo aver totalmente dedicato l’ultimo periodo della sua carriera ai Flying Colors coi quali sarà in tour dopo l’estate. I pezzi che il chitarrista ci ha presentato erano in generale meno noti al pubblico presente rispetto a quelli di Vai e Satriani ma ha fatto comunque estremo piacere sentire in sede live chicche come “Rising Power” e “Stressfest” eseguite con precisione nonostante lo stile del biondo musicista sia molto istintivo.

Dopo aver vissuto una giornata particolare che ha visto Steve Vai diventare cittadino onorario di un piccolo centro lomellino dove vissero i nonni, c’era grande attesa nel vedere il maggior innovatore della chitarra elettrica degli ultimi vent’anni tornare ad esibirsi nel contesto G3 in attesa dell’imminente uscita del nuovo “The Story Of Light”; fughiamo subito ogni dubbio per chi si fosse perso l’esibizione del nostro confermando per l’ennesima volta quanto l’Ibanez di Steve sia un vero e proprio prolungamento del corpo e della mente di questo artista di livello superiore (tecnicamente e compositivamente). E sorprende come il repertorio presentato abbia pescato a piene mani tra i “classici” con delle versioni ricche di pathos di “For The Love Of God”, “The Animal” e “Whispering A Prayer”; buona la prestazione della backing band anche se preferivamo l’apporto dato dai musicisti che li hanno preceduti (Sheehan, MacAlpine, Donati, Colson…)

Dietro alla solita apparente timidezza ecco salire infine sul palco la mente dietro al carrozzone G3 nonché un vero e proprio maestro della sei corde; Joe Satriani è risultato in questa occasione più carico che mai e pezzi dal tiro micidiale come “Surfing With The Alien”, “Crystal Planet” e “Satch Boogie” sono lì a dimostrarlo. Aiutato dal solito metronomo dietro al drumkit che risponde al nome di Jeff Campitelli Satch non ha lesinato oltre alle sciabolate di cui sopra anche colpi di classe melodica come il classico “Always With Me, Always With You” da pelle d’oca e dei solos talmente precisi da sembrare in playback.

Sul finale di serata non è mancata nemmeno la più tipica delle jam session, con il G3 riunito per un tributo alla storia del rock più canonico con delle riuscite ed allungate versioni di “You Really Got Me” dei Kinks, “White Room” dei Cream e “Rockin’ In The Free World” di Neil Young che hanno chiuso tre ore e mezza abbondanti di musica strumentale di livello superiore.

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