Emperor + Mayhem + Necromass: Live Report e foto della data di Milano

Vertigo Hard Sounds come regalo di Natale ha organizzato una data più unica che rara a Milano, tanto che avevamo gli occhi di tutta l’Europa black metal addosso per l’evento estremo più importante dell’anno. L’Alcatraz ha retto in modo egregio il sold out targato Norvegia con protagonisti gli Emperor, assenti nel nostro paese da ormai un quarto di secolo. Ma andiamo con ordine, i primi a salire sul palco sono i genovesi Necromass.

NECROMASS

Dopo che i Selvans avevano comunicato la loro assenza, i Necromass annunciano uno show speciale per questa serata oscura meneghina. Arrivo alla fine della seconda canzone, per i soliti motivi lavorativi che spesso non mi permettono di presentarmi in orario, di conseguenza il mio concerto parte in concomitanza con “The Bornless One”. Attivi dal 1992 e con l’ultimo album datato 2013, concentreranno la loro serata sul loro debutto “Mysteria Mystica Zofiriana”, da cui eseguono quattro brani. Non essendo un’amante del black metal se non per gli esponenti principali del genere, posso dire che il concerto è stato molto piatto, noioso e con una resa sonora terribile. Suoni impastati, voce fastidiosamente stridula e monocorde, tastiera in più momenti completamente assente ed ero alla destra del mixer, non oso immaginare cosa potesse uscire per chi si fosse guadagnato la prima fila. Il risultato di questo miscuglio letale è stata la noia, che mi ha portato a non seguire la loro esibizione, ormai incomprensibile e irrecuperabile. L’Alcatraz se non si è in grado di gestirlo non perdona, uno dei peggiori risultati mai ascoltati, tanto che molti dei presenti di fianco a me non si sono nemmeno mai degnati di seguire il concerto, mettendosi davanti al telefono a guardare la finale del Mondiale. Una sconfitta morale su più livelli.

Setlist:

  • Sodomatic Orgy Of Hate
  • Black Mass Intuition
  • The Bornless One
  • (An Animal) Forver
  • Vibrations Of Burning Splendour
  • Fair Of Blasphemy
  • Mysteria Mystica Zothyriana 666
  • Sadomasochist Tallow Doll

MAYHEM

Con i Mayhem però si cambia totalmente registro: il palco si anima di magia nera nell’attesa di accogliere il primo capitolo norvegese. Lievemente in ritardo, ma nulla di preoccupante, ecco salire la storia del black metal inaugurare il concerto proponendo l’ultimo loro album, “Daemon”, con “Falsified And Hate”. Sopra le loro teste troviamo appesi gli stendardi che raffigurano i componenti che hanno costruito il mito intorno a questa band: Dead ed Euronymous perentori a osservarci durante tutto il concerto. Teloch e Attila invece sono gli unici truccati, il primo con il classico face-painting, mentre il secondo in tenuta simil Seiðr, con tanto di trucco che dona un effetto surreale alla sua esibizione. I suoni, nonostante mi sia molto avvicinato al palco rispetto a prima, sono di tutt’altra caratura, riuscendo a contenere al meglio l’effetto delle chitarre taglienti tipiche del suono dei Mayhem e con una batteria secca e decisa durante l’esecuzione degli ultimi dischi, più old-school e grezza per i primi brani composti a inizio anni ‘90.

Come consuetudine, il concerto si dividerà in tre atti, il primo totalmente concentrato sugli ultimi dischi, spaziando con sette canzoni dall’ultimo “Daemon” a “Grand Declaration Of War“. Il tutto perfettamente orchestrato da Hellhammer alla batteria, che scandisce meglio di un metronomo i tempi delle varie canzoni, Teloch che fissa il pubblico in maniera diabolica accompagnato da un Attila davvero in serata, che si lascia trasportare dal sold-out con movenze che mai avevo visto prima in un loro concerto. Necrobutcher ha il suo classico carisma strafottente, che lo contraddistingue e lo erge a paladino del tvue black metal e alla sua sinistra Ghul che, al contrario, suona impeccabilmente in modo pacato ogni nota dei Mayhem, vestito con jeans e maglietta nera. Questi modi totalmente differenti di porsi sul palco rendono la band unica nel panorama, poche chiacchere.

Con l’introduzione di “My Death” ecco che Attila aumenta il suo impatto scenico, prendendo in mano delle ossa e rendendo il live una vera e propria cerimonia nera.

Nel secondo atto invece ci troveremo dinanzi alla celebrazione del loro capolavoro assoluto, “De Mysteriis Dom Sathanas”, in cui il tendone raffigurante la copertina di “Daemon” crolla per far spazio a quella decisamente più ingombrante di “De Mysteriis”. Alla visione della chiesa alle spalle della band ecco che l’Alcatraz risponde presente con un’ovazione totale e generale… MA CON TROPPI CELLULARI. Ho dovuto fare uno slalom tra gli schermi degli smartphone per poter continuare a godermi le movenze dei Mayhem, una delusione osservare i tantissimi presenti godersi il momento così etereo attraverso la fotocamera dello smartphone, impedendo oltretutto a chi è lì per gustarsi la band tanti piccoli dettagli perché ostacolati dai dispositivi. Ma tolto questo appunto, “Freezing Moon” è anche il battesimo per un nuovo completo dei Nostri, che tornano sul palco tutti vestiti con tunica e cappuccio, e così sarà fino alla fine, con “Buried By Time And Dust”.

Arriviamo quindi al terzo e ultimo atto con un poker di canzoni provenienti dai primissimi momenti della storia dei Mayhem. Ora però nessuno è vestito in modo unico, al di fuori di Teloch che mantiene il face-painting, perché per celebrare album come “Deathcrush” e “Pure Fucking Armaggedon” bisogna mostrare al pubblico la vera faccia. Attila, in un momento di pura estasi, getta benzina sul fuoco bestemmiando così forte da far infiammare anche gli animi più pacati durante i live. La sua faccia è il perfetto quadro di come la loro esibizione è stata questa sera: demoniaca e psicopatica. Volevamo questo da loro e loro ce lo hanno suonato, concerto stratosferico.

Setlist:

  • Falsified And Hated
  • To Daimonion
  • Malum
  • Bad Blood
  • My Death
  • Symbols And Bloodswords
  • Voces Ab Alta
  • Freezing Moon
  • Pagan Fears
  • Life Eternal
  • Buried By Time And Dust
  • Deathcrush
  • Chainsaw Gutsfuck
  • Carnage
  • Pure Fucking Armaggedon

EMPEROR

Per gli Emperor penso che ogni parola sia superflua e soprattutto inutile. Un’assenza pesante che perdurava da ben 25 anni in Italia, vengono introdotti da uno dei loro tecnici prima che Ishan & Co. si presentino sul palco. Uno stage minimale per non distogliere l’attenzione dalla musica e da un gruppo che è l’essenza stessa del black metal norvegese. Un’esecuzione scolastica, perfetta in ogni suo dettaglio, con la band davvero in ottima forma ma soprattutto visibilmente entusiasta, come il pubblico, di essere tornata qui da noi dopo così tanto tempo. Parole dolci del frontman che vanno in netto contrasto con la musica sprigionata dalla sua voce durante l’esibizione, contornata da ottimi effetti luce e una resa sonora oserei dire miracoloso. Non c’è altro modo per descrivere l’emozione profonda provata durante l’ora e mezza passata dinanzi a questa entità mastodontica, se non citare l’incredibile spinta che Ishan è riuscito a dare canzone dopo canzone, ma soprattutto durante “Inno A Satana,” con un Alcatraz straripante di persone intente a urlare uno degli inni di questo genere.

Non ho altro da aggiungere se non: immensi, semplicemente immensi.

Setlist:

  • In The Wordless Chamber
  • Thus Spake The Nightspirit
  • Ensorcelled By Khaos
  • The Loss And Curse Of Reverence
  • The Acclamation Of Bonds
  • With Strenght I Burn
  • Curse You All Men!
  • Toward The Panteon
  • The Majesty Of The NIghtsky
  • I Am The Black Wizard
  • Inno A Satana
  • Cosmic Keys To My Creations & Times
  • Ye Entrancemperium


Anno: 2022


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