Ellefson/Soto: Live Report e foto della data di Milano

C’era molta curiosità intorno a questo evento live, più che altro perché, ora come ora, le tre date italiane che vedono riuniti sotto lo stesso palco due artisti del calibro di Jeff Scott Soto e Dave Ellefson rimangono serate uniche. L’atmosfera che si respira on stage è rilassata e amichevole, i musicisti sembrano affiatati fra loro più da un affetto amicale che dal legame di chi ha condiviso ore e ore di concerti insieme. Del resto, il disco d’esordio di questo progetto al momento in cui si svolge il concerto non è ancora stato pubblicato, e la band rispecchia, almeno in parte, quel clima di incertezza che a volte accompagna le formazioni nate da poco. 

SUPERHORROR

Per gli headliner, abbiamo anticipato, si tratta di una sera importante, perché appartiene a una triade di concerti che potrebbero rimanere unici. Per i veneti Superhorror la serata è imbevuta di significato ed emozioni, dato che si tratta dell’ultimo concerto con il bassista e membro originale Mr. 4. Anche chi non ha mai visto la formazione dal vivo rimane ammaliato in breve dalla mistura di rock, ironia e dinamismo che esplode da ogni singola nota. Fra un balzo e l’altro da parte del cantante Edward J Freak, per quanto la commozione faccia capolino ben prima dell’abbraccio conclusivo, la band riesce a guadagnarsi l’attenzione di buona parte dei presenti. Il repertorio scelto privilegia gli ultimi lavori, come l’ottimo “Italians Die Better”, e brani come “Graveyard Dolce Vita” continuano a divertire a ogni ascolto. Peccato solo non avere riascoltato dal vivo “Voodoo Holiday”, brano un po’ datato ma divertentissimo, che figurava nella scaletta della band come ultimo bis, poi non eseguito forse per motivi legati alle tempistiche. Pazienza, comunque ottima prova da parte dei musicisti nonmorti.

Setlist:

1. Italians Die Better

2. Nice To Meat You

3. Death Becomes Us

4. Sultans Of Sin

5. Happy Dead

6. Down At My Graveyard

7. Ready Steady…Die

8. Pensiero Violento

9. Horrorchy III

10. Graveyard Dolce Vita

ELLEFSON/SOTO

I protagonisti della serata sono due, è vero. Se però da una parte siamo più abituati a vedere Jeff Scott Soto anche in scenari di medie o piccole dimensioni (un ricordo fra tutti, un concerto con i suoi Talisman quando ancora l’amico bassista Marcel Jacob faceva parte di questo mondo, alla discoteca Tempo Rock di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, che all’epoca organizzava concerti metal prima dell’apertura delle danze), dall’altra vedere Dave Ellefson a pochi metri di distanza fa uno strano effetto. I toni altisonanti si limitano all’introduzione strumentale, affidata alla Cavalcata delle Valchirie di Wagner, ma a parte questo la band sembra intenzionata ad abbattere quanto più possibile le distanze fra loro e i presenti. Il ruolo dell’intrattenitore spetta più a Soto che, dall’alto della sua colossale bravura, azzarda numeri da turista straniero in Italia, uno di quelli che hanno imparato a dire solo le parolacce, cerca il contatto, anche fisico, con le prime file e usa parte del suo tempo per dichiarare il suo legame di amicizia con il bassista che gli sta a fianco. Ellefson è più moderato nelle manifestazioni d’affetto ma, oltre a duettare con Soto con convinzione sul brano “If We Were God“, pardoneggia lo strumento in modo impeccabile e contribuisce con sostanza alla buona riuscita del live. Il che, diciamocela tutta, non era una cosa scontata, visto che quella di Milano è la seconda uscita dal vivo della formazione, e che le tre date italiane, come dicevamo all’inizio, potrebbero rimanere le uniche. E se per caso fra il pubblico ci fosse stato qualcuno che sperava in una serata nostalgica, con un excursus nel repertorio che appartiene al vissuto dei due musicisti, sarebbe rimasto probabilmente deluso. La scaletta è incentrata quasi tutta sull’album “Vacation In The Underworld” che, al momento del live, non è ancora stato pubblicato, per cui le informazioni in mano ai presenti sono molto limitate. Per questo motivo il pubblico può sembrare a volte un po’ distante e Soto deve impegnarsi il doppio del solito per risultare convincente, oltre che per spiegare i testi dei brani ancora inediti. Ci si mette anche qualche problema tecnico al microfono di Soto, che per i primi brani è perseguitato da un feedback disturbante, ma già da qui si inizia ad avere la sensazione che a questo live manchi quel qualcosa in più che lo faccia decollare e lo trasformi in una serata indimenticabile. La presenza di volti noti, nonché musicisti eccellenti, sulla scena italiana, del calibro di Andrea Martongelli e Valerio De Rosa alle chitarre e Paolo Caridi alla batteria, contribuiscono in modo sostanziale a innalzare l’asticella per quanto riguarda la qualità. Fa inoltre piacere la partecipazione della brava Giada Etro dei Frozen Crown per l’esecuzione di “The Day Before Tomorrow“, e l’arrivo nel finale di Alessandro Del Vecchio. Dopo avere eseguito dal vivo la maggior parte dell’album (mancano brani come “Hercules”, uno strumentale di un minuto e mezzo, e “Out Of The Blue”, ballad intensa e bellissima, che però ha bisogno delle tastiere, che qui non ci sono), c’è ancora tempo, sei sul palco con amici fidati nonchè musicisti eccellenti: cosa fai? Un bel giro di cover e via, non pensiamoci più. Ecco, questo momento da una parte ha il pregio di allacciare un legame più stretto con il pubblico, che si può sfogare finalmente cantando “Swords And Tequila” dei Riot e l’intramontabile “Rebel Yell”, dall’altra forse sarebbe potuta essere condotta in un altro modo. Il medley che apre i bis, per quanto eseguito alla perfezione, è uno di quei serpentoni composto da frammenti di “Paranoid”, “Enter Sandman”, “Crazy Train” e “Run To The Hills” che potresti trovare da una qualsiasi cover band il sabato sera al pub sotto casa. Le carriere precedenti di Ellefson e Soto vengono ricordate solo in zona Cesarini, con l’inizio di “I’ll See The Light Tonight” e una “Peace Sells” che ha un significato quasi catartico e liberatorio. Bella serata, un’occasione per vedere a pochissima distanza due artisti di livello internazionale, coadiuvati da una band stellare; è mancato, tuttavia, quel qualcosa in puù per renderla un’occasione memorabile.

Setlist:

1.Vacation In The Underworld

2. Sharpen The World

3. Like A Bullet

4. The Reason

5. Celebrity Trash

6. If You Were God

7. The Day Before Tomorrow

8. S.T.N.

9. Swords And Tequila

10. Rebel Yell

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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