Edguy: Live Report della data di Milano

“Noi siamo gli Edguy! Ed-guy! Non Ed-gay! Noi non siamo gay! Io non sono gay, Jens non è gay, Tobi non è gay…Dirk…Hum…Forse sì, l’ho sentito dire…”

“E alla batteria…Il nostro batterista!!!”

Ma come, siamo allo zelig o a un concerto metal? L’incredibile simpatia degli Edguy e del loro front-man Tobias Sammet lasciano supporre la prima ipotesi…Ma andiamo per ordine, nella cronaca di una serata in cui la quintessenza del “krauten metal” più happy che ci sia, darà il meglio di sé!

Arriviamo al Rolling Stone quando i Sabaton, opening act della serata, sono già sul palco. Gli svedesi, forti della recente uscita ‘Primo Victoria’, intratterranno i convenuti con una buona dose di metal classico. Nonostante la provenienza nord europea, nel loro bagaglio espressivo i Sabaton sembrano guardare molto alla scena epic americana, con il loro heavy trascinante e spesso cadenzato. Canzoni schiette e sincere che fanno leva sul fattore emozionale, tra le quali si distingue la titletrack dell’ultimo album, un anthem dal refrain vincente. Notevole la performance del singer Joakim Broden, che, voce potente e molto calda, si rende cantore delle vicende guerresche narrate dai Sabaton.

Il secondo act della serata sono i londinesi Dragonforce, act di classic/speed metal che con i recenti ‘Sonic Firestorm’ e ‘Inhuman Rampage’ ha guadagnato consensi un po’ ovunque. Anche dal vivo, il sound della band si sviluppa in primis attraverso le velocissime scale del chitarrista Herman Li, (nato ad Hong Kong e inglese d’adozione), un esecutore pressoché perfetto che arricchisce i brani con lunghi assoli al fulmicotone, trattando la chitarra quasi fosse un’estensione del suo corpo. Oltre al funambolico Herman, colpisce anche la prova di ZP Theart, il singer della band, dotato di un timbro che ben si adatta alla proposta melodica dei Dragonforce. La band riceve un calore notevole dai fan intervenuti (i nostri raccolgono e mostrano con orgoglio la bandiera italiana con impresso il logo della band) che sono più volte ringraziati sentitamente. Una prova molto professionale e piacevole, forse ai Dragonforce manca solo un pizzico di varietà in più nelle esecuzioni, che a volte sembrano un po’appesantite da passaggi simili, ma siamo comunque distanti anni luce dai cliché che hanno invaso la scena negli ultimi anni.

Rullo di tamburi…ed ecco gli Edguy salire sul palco del Rolling Stone! Fin dai primi minuti si capisce come l’esperienza maturata on stage abbia trasformato gli ex-bambini prodigio del power metal in performer esperti e navigati, in particolare Tobias Sammet, che questa sera, oltre ad un capello biondo ossigenato molto glam, sfoggia degli improbabili pantaloni con gli specchietti a forma di stella, secondi solo a quelli “pezzati” che indossò in occasione del Gods Of Metal del 2000 e rimasti impressi nella memoria collettiva.

La band si scusa per non aver portato gli effetti speciali, ma il camion che segue il tour è rimasto bloccato. “E allora – dice Tobias – questo sarà uno show di puro e semplice heavy metal!”

E via con l’epica ‘Babylon’, un omaggio alle richieste dei fan, intervallata da un accenno di ‘The Trooper’ che manda tutti in visibilio. Spazio poi allo scanzonato hard rock di ‘Lavatory Love Machine’, il cui refrain viene cantato da tutti, ‘Tears Of A Mandrake’, la ballad ‘Save Me’, la “thrashy” ‘Mysteria’, ‘How Many Miles’ e naturalmente ‘Superheroes’, singolo gigione estratto dall’ultimo album ‘Rocket Ride’, sulle cui note il caro Tobi indossa una maglietta lilla emulando un superman ben poco macho.

Ed è proprio Tobias il protagonista della serata, un vero arringa folle capace di trascinare il pubblico in buffi cori, un folletto che saltella da una parte all’altra del palco senza risparmiare battute.

“Milano! Ci sono tre cose che potete fare per sostenere il metal tedesco! Per primo, comprare il nostro nuovo disco ‘Rocket Ride’! Secondo, comprare il merchandising originale all’interno, not the mafia shit outside! (ma chi è Giorgio Mastrota?) Infine, se siete donne e single…”. Inevitabile urletto delle darkettine di turno!

Tobias è proprio uno showman, ma non sarà l’unico ad assicurare la buona riuscita dello spettacolo. I suoi complici si chiamano Jens Ludwig e Dirk Sauer, due chitarristi dalla preparazione tecnica ineccepibile, e il bassista Tobias Exxel (anche negli ottimi Taraxacum), un uomo che, a giudicare dalle smorfie divertite che assume sul palco, suona con tutta la passione e il divertimento possibile! Positiva anche la prova del drummer Felix Bohnke, che si renderà protagonista di un lungo assolo sulle note della Marcia Imperiale tratta da Star Wars.

Naturalmente, dopo la prima uscita dal palco, gli Edguy saranno chiamati a gran voce, e senza farsi troppo pregare, intratterranno di nuovo il pubblico con altre hit! Si parte con ‘Vain Glory Opera’, sulla quale Tobias inizialmente canta, con perfetto rispetto della metrica, quella ‘The Final Countdown’ che sembra aver ispirato fin troppo la song degli Edguy…Conoscete qualcun’altro che si prenderebbe in giro con tale ironia? E non finisce qui…c’è ancora tempo per ‘Trinidad’, song latina, solare e tutto fuorché metal (memorabile quando i nostri si mettono a fischiettare il ritornello con il kazoo!) e l’anthemica ‘King Of Fools’, ottima per salutare il pubblico di Milano.

Uno show riuscito e divertente sotto tutti i punti di vista, a dimostrazione che qualche volta, non prendersi troppo sul serio può fare solo bene.

Foto di Leonardo Cammi

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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