Dissonance Park: Live Report dell’edizione 2022

“Evento confermato anche in caso di pioggia”, detto fatto. Dopo mesi di siccità estrema, il 17 agosto a Padova si è abbattuto il classico acquazzone del triveneto, che per un piccolo momento mi ha ricordato quanto accaduto nel 2007 all’Heineken Jammin Festival, ma con esito totalmente opposto.

ELYNE

Partirei dal principio, ovvero con il mio arrivo alle 18.45, mi metto comodamente in coda in attesa dell’apertura dei cancelli, che avviene puntuale mezz’ora dopo. In lontananza nuvole nere cariche e pronte per rilasciare tutta la loro potenza proprio durante il festival, che lasciano fortunatamente gli Elyne illesi, riuscendo così ad aprire il Dissonance Park come programmato. La band, capitanata dal famigerato Danny Metal, ha il compito di scaldare il folto pubblico sotto palco con la loro proposta core. I presenti sono praticamente in mano al front man che incita, brano dopo brano, i vari circle pit suonando i singoli più famosi, fra cui l’ultimo “Call It Home” o la conclusiva “Outbreak,” che ha superato il milione di stream su Spotify. Di sicuro la scioltezza di Danny, data dai suoi innumerevoli video su YouTube, lo aiutano parecchio sul palco, facendo così passare un’ottima mezz’ora anche per chi, come il sottoscritto, non ha mai ascoltato nulla, ma è a conoscenza solamente del suo successo online.

DESPITE EXILE

Cambio palco e il cielo plumbeo si parcheggia esattamente sopra il Parco della Musica, non facendo presagire niente di buono. Non per nulla, cinque minuti prima di veder salire sul palco i Despite Exile, inizia a piovere. All’inizio è qualcosa di sostenibile ma, nel momento in cui la band termina la prima canzone, la situazione peggiora. La pioggia, cadendo di traverso contro la strumentazione, porta i tecnici prima a coprire amplificatori e PC, poi a interrompere il concerto per l’innalzamento anche del vento che rendeva pericoloso il tetto del palco.

Jei è costretto ad abbandonare lo stage, nonostante si fosse messo sotto l’acqua insieme al pubblico per godersi al meglio una serata irripetibile ma che, per cause di forza maggiore, vede sfumarsi tra le dita. Come aspetto positivo, posso dire che per poco meno dei dieci minuti, i Despite Exile hanno suonato sotto un meteo estremo, contornato da fulmini e tuoni che hanno reso comunque indimenticabile la loro brevissima esibizione.

Da questo momento seguirà un’ora di attesa, anticipata da Mattia (Versus Music) che prontamente sale sul palco per avvisare che si sarebbe fatto il possibile per portare a termine la serata. In questo lasso di tempo conosco gente nuova, si fanno due chiacchere sotto i vari tendoni, mentre la pioggia non cessa di scendere in quantità industriale e alla fine riceviamo mezze buone nuove. Sempre Mattia dal palco annuncia che purtroppo l’esibizione dei Despite Exile non verrà conclusa e salteranno anche i Ten56 per motivi puramente temporali (scusate il gioco di parole). Sarà quindi compito dei Lorna Shore e degli As I Lay Dying concludere il Dissonance Park 2022.

LORNA SHORE

Tempo di dare una sistemata al palco, asciugarlo un minimo e verificare che tutto funzioni a dovere, ed ecco che i nuovi padrini del death-core mondiali sono già sul palco. I Lorna Shore, forti di un “nuovo” frontman Will Ramos, sono pronti a presentare ai loro fan italiani il loro ultimo EP e i brani che saranno presenti nel prossimo disco, in uscita questo autunno. Seguiranno proprio questa scaletta, ma rispetto alla prima volta che li vidi dal vivo ne è passata di acqua sotto i ponti (scusate nuovamente il gioco di parole). Le capacità tecniche di tutto il gruppo si mettono in risalto al massimo grazie alla nuova via chiamata “symphonic blackened death-core”, che li ha resi famosissimi in tutto il mondo e che finalmente anch’io posso giudicare. Sarà tutto vero oppure c’è tanto lavoro in studio per romanzare la band nel mondo dell’internet? Quello che posso dirvi è che Will Ramos è stato devastante. Le sue capacità vocali sono andate oltre ogni più rosea aspettativa, e ci ha regalato una performance incredibile; oltretutto era visibilmente contento per poter essere sul palco davanti al pubblico italiano. Poche chiacchere, tanta musica con solo piccolissime imprecisioni da parte di Adam De Micco alla chitarra solista, ma per il resto davvero impressionanti. Sicuramente una delle realtà più distruttive in circolazione e che mettono d’accordo tanti diversi fan del metal estremo.

Setlist:

  1. To The Hellfire
  2. Of The Abyss
  3. …And I Return To Nothingness
  4. Sun // Eater
  5. Cursed To Die
  6. Into The Earth

AS I LAY DYING

Cosa ci è rimasto degli As I Lay Dying? Un pugno di niente (cit.), o quasi. Vero è che i 3/5 della formazione storica non è più presente e che viene sostituita parallelamente dai membri degli Unearth (altro gruppo che adoro fra l’altro), facendo sì che il tour del ventennale di carriera risulti “monco”. Io li ho visti, compresa questa sera, dodici volte e prima del covid il loro concerto era l’appuntamento fisso annuale, ma oggi c’è un po’ di amaro in bocca. La band con la quale sono cresciuto non esiste quasi più, trovo questa celebrazione meramente fine a sé stessa, ma tant’è che suonano e quindi eccoci, anche per il gusto di andare a supportare un promoter come Versus Music. Oltre al danno causato dalla pioggia, ci si prospetta anche la beffa: set più corto del normale per non sforare la mezzanotte, orario massimo a cui gli spettacoli sono soggetti nella città di Padova.

Questa “ansia da prestazione” si percepisce durante tutto il concerto con poca, pochissima interazione col pubblico tra una canzone e l’altra per dare spazio a più canzoni possibili. Un comportamento davvero professionale in fin dei conti, perché hanno voluto divertire fino all’ultimo secondo con i brani che hanno creato e costruito il metalcore.

Si parte con “Blinded”, per poi fare un grande slalom tra i pilastri della band californiana, come “Through Struggle”, “Within Desctruction” e “Redifined”. Un momento molto importante e significativo della buona atmosfera del festival, nonostante le intemperie, avviene durante l’esecuzione di “The Sound Of Truth”, in cui viene chiamato sul palco il cantante dei Ten56, unici esclusi della serata.

Il concerto prosegue senza interruzioni di alcun genere e senza intermezzi, andando a toccare le hit più importanti ma togliendo dal set il capitolo che sarebbe stato riservato ai singoli dell’album “The Powerless Rise”, forse anche il meno riuscito della loro discografia.

La conclusione, come al solito, è lasciata al duo intramontabile “Nothing Left” e “Confined”, con il pubblico completamente estasiato e infangato nel pit.

Dalla loro esibizione questa sera mi porto a casa diversi fattori positivi. Innanzitutto, come ho detto in precedenza, la loro professionalità, in secondo luogo la loro precisione nonostante i “nuovi” inserimenti. Parliamoci chiaro però, Ken Susi (chitarrista, nda) non è certo l’ultimo arrivato anzi, chi lo ha visto dal vivo sa benissimo di che pasta è fatto, ma quello che più mi ha sorpreso è stato Nick Pierce alla batteria. Suoni puliti, secchi e in alcuni momenti anche con inserimenti più veloci rispetto ai brani originali, che hanno donato ancora più violenza a canzoni già di per sé senza compromessi. Tuttavia, abbiamo assistito a un concerto con una scaletta che poco ha di differente rispetto a quanto avevo vissuto nel tour di reunion a Bologna quattro anni fa, non sorprende e non ci sono brani particolari per festeggiare questo anniversario. Peccato, per me un’occasione persa.

Setlist:

  1. Blinded
  2. Thrugh Struggle
  3. Within Destruction
  4. Redifined
  5. The Sound Of Truth (ft Aaron Mats)
  6. Forsaken
  7. Shaped By Fire
  8. The Darkest Nights
  9. An Ocean Between Us
  10. My Own Grave
  11. 94 Hours
  12. Nothing Left
  13. Confined

Cos’altro mi porto a casa questa sera? Che ci sono promoter e Promoter. Chi ci mette prima il cuore dei soldi si vede e si sente, e stasera ne abbiamo avuto una conferma decisamente significativa. Si possono fare concerti senza dover utilizzare i token, si può bere una birra media a 5,50 euro pagando con il cellulare (ma che è il 3000?), si riescono a ultimare i controlli ai tornelli d’ingresso prima della band di apertura. Ma soprattutto: nonostante una tempesta con fulmini, vento e tantissima acqua, si riesce a far concludere la serata in completa sicurezza. Questo a dimostrazione che ormai certe “scuse” sono pagliacciate, certi modus operandi sono creati ad hoc per spennare il cliente. Supportare la scena non è solamente andare a vedere il tuo amico che suona al bar, ma è dare fiducia anche a chi nel tempo ha costruito un’azienda da chi ama la musica per chi ama la musica. Versus Music Project stasera hai spaccato, e chissenefrega se i suoni non erano perfetti, hai mantenuto una promessa e questo vale più ogni altra cosa.



Anno: 2022


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