Children Of Bodom + Cannibal Corpse: Live Report della data di Milano

Il concerto di questa sera riunisce due fra le band più importanti e rappresentative di due “fazioni” piuttosto distanti fra di loro nel grande oceano del death metal: ai Children Of Bodom, amatissimi esponenti della corrente più melodic/power, contraddistinti dalla voce scream e dai riff taglienti di Alexi Lahio, che hanno contribuito molto ad espandere la platea degli ascoltatori del genere, si affiancano i Cannibal Corpse, storici fautori di un duro e puro brutal death caratterizzato dalla voce gutturale e cavernosa di George “Corpsegrinder” Fisher. Anche il pubblico è infatti piuttosto eterogeneo, comprendendo tutte le sfumature dai più attempati deathster radunatisi principalmente per il gruppo statunitense ai ventenni in stile emo-gothic in estasi per i finlandesi; in ogni caso, entrambi i gruppi vengono calorosamente supportati dai presenti, stimabili in circa un migliaio, con il massimo dell’affluenza già raggiunta durante l’esibizione dei Cannibal Corpse.

Aprono la serata i finlandesi Diablo, autori di un metal molto influenzato dal Gothenburg-sound ma anche da gruppi più classici come i Metallica, specialmente nella voce del cantante Rainer Nygård, e che dal vivo suona ancora più morbido che su disco; ben accolti dal pubblico, sembrano però mancare di una personalità ben definita.

Devo onestamente ammettere di non essere un fan del brutal death metal e di non aver mai approfondito la conoscenza dei Cannibal Corpse; la violenza che riversano sui presenti è impressionante, e sempre sostenuta da ottime capacità tecniche, anche se dal punto di vista sonoro purtroppo la cassa della batteria e talvolta il basso spariscono nel vortice di basse frequenze sparato dalle casse. Piuttosto statici sul palco, ma impegnati in un continuo e furioso headbanging, i cinque americani fanno poche concessioni alla loro produzione più recente (solo cinque pezzi sono tratti dagli ultimi due album, “Kill” del 2006 e “Evisceration Plague” appena uscito), e la maggior parte dello show è incentrata su pezzi addirittura antecedenti al 1998. Fra gli altri, segnaliamo i classici “I Cum Blood” , “Fucked With A Knife”, “Hammer Smashed Face” e la conclusiva “Stripped, Raped and Strangled” accolti con entusiasmo dai fan impegnati in un pogo sfrenato.

Preceduti da un intro goliardico, e accolti da un’ovazione del pubblico, fanno finalmente la loro comparsa i Children Of Bodom, inanellando una devastante terna iniziale composta da “Hellhounds On My Trail” (opener anche dell’ultimo album “Blooddrunk”), “Living Dead Beat” e l’ormai classica “Sixpounder”; il resto della scaletta sarà equamente distribuita su tutta la loro discografia accontentando così sia i fan del primo periodo, più power e sinfonico, sia chi li ha conosciuti e apprezzati coi lavori più recenti, più thrashy e moderni. Tutta la band è impeccabile nell’esecuzione (anche se il secondo chitarrista Roope Latvala, non più giovanissimo, sembra un po’ in affanno fisico già dal secondo pezzo, cosa che comunque non influisce sulla sua prestazione); è chiaro però che la star è indiscutibilmente Alexi Lahio, osannato dal pubblico e instancabile nel macinare riff e assoli e contemporaneamente urlare a squarciagola nel microfono.

Il concerto prosegue alla massima intensità senza cali di tensione, con un suono potente e granitico anche se, forse perché abituati all’estrema chiarezza dei dischi dei finlandesi, le chitarre sembrano a tratti un po’ ovattate, specialmente verso il fondo della sala. Passando da “Silent Night, Bodom Night” e “Banned From Heaven” si arriva a uno degli highlights della serata, “Hate Me!” con il suo riff melodico doppiato dal coro del pubblico (segnaliamo il curioso promemoria attaccato sui monitor di Alexi, non visibile dalla platea, che gli ricorda “Don’t say shit at end of Hate Me!”).

Il cambio di scenografia che fa comparire la copertina blu di “Follow The Reaper” sormontata dalle lettere “COBHC” in rilievo introduce una tripletta tratta ancora dallo stesso album, “Children Of Decadence”, in medley con “Bodom After Midnight”, e la title-track. Dopo “Blooddrunk” arriva “In Your Face”, un altro dei momenti migliori del concerto sottolineato da uno splendido utilizzo delle luci.

Verso la fine della serata ancora un medley, “Lake Bodom” mixata con “Bodom Beach Terror”, introduce “Downfall”, ultimo brano prima degli immancabili bis: la più tranquilla “Bed Of Razors” seguita dalla spettacolare “Hate Crew Deathroll”, che Alexi presenta con la domanda retorica “Are you the fucking hate crew?” e che prosciuga le ultime energie di un pubblico in delirio, perfetta chiusura di un grandioso concerto che sicuramente rimarrà a lungo nella memoria dei presenti.

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