Camunia Sonora: Live Report e foto della giornata del 24 luglio

Su questa giornata è già stato detto tutto. O meglio, quasi tutto. Mancava il nostro punto di vista. Ecco cosa è successo secondo noi. O forse no?

Come ogni estate siamo finalmente dinanzi al miglior evento tricolore. Nonostante i tantissimi dubbi sulla riuscita o meno del festival, a causa sia del Covid che dei vari scioperi negli aeroporti europei, l’organizzazione ha compiuto qualcosa di miracoloso incastrando tutto alla perfezione. Ancora una volta, oserei dire.

Il Colony Summer… ehm, il Camunia Sonor, no scusate, il Cernunnos Festival ha il pro di essere svolto in una location da favola: il popoloso comune di Sellero in provincia di Brescia, situato in Valle Camonica. In un clima più sopportabile rispetto alla Pianura Padana dove sì, si svolgono regolarmente altri concerti, ma a che temperature? Se poi aggiungiamo un reparto food & drinks di prim’ordine, con qualità davvero artigianale, si vince a prescindere. Ma cosa ve lo dico a fare? Se siete stati presenti negli anni scorsi immagino che ormai siate abituati bene.

Arriviamo con largo anticipo, o almeno ci proviamo, in quanto i comunicati degli organizzatori prevedevano un certo disagio per la ricerca del parcheggi:, molto bene anche questo aggiornamento in tempo reale. Nei pressi dell’evento inizia la coda per l’ingresso, con controlli scrupolosi per quello che riguarda borse e zaini. Considerato l’altissima affluenza del pubblico, con una prevendita letteralmente sold-out e con l’annuncio dell’evento avvenuto quasi un anno fa, c’era da aspettarsi qualche disagio. Nonostante questa solerzia,  riusciamo a fare il nostro ingresso nell’area dedicata ai concerti quando i reggiani Injury hanno già iniziato da un po’ la loro esibizione. 

INJURY

Il fatto di avere a disposizione un’ora abbondante è di sicuro un vantaggio per gli Injury, che hanno tutto il tempo per mostrare ai presenti le loro capacità e la loro voglia di affermarsi in un panorama, quello (per usare la categoria più ampia possibile) delle band “estreme” del metal italiano, ricca e florida di esperienze interessanti.  Certo, non si può parlare proprio di esordienti, dato che la band è in attività dal 2008, ma gli Injury sembrano avere ancora in loro quella tensione positiva di chi sa di dover dimostrare qualcosa a chi li ascolta. L’impressione generale, comunque, è quella di una formazione solida e compatta, che per prima cosa intende divertirsi e far divertire chi li ascolta. E non importa che sotto il palco ci siano cinque persone, cinquanta o cinquecento; loro sanno comunque dare il massimo e interessare fin da subito. 

(Ci scusiamo a questo proposito con gli Injury per non avere scattato fotografie durante il loro live. Garantiamo che la loro tenuta di palco è stata eccellente e l’attenzione data loro era più che meritata)

Veloce e indolore cambio palco, gestito con una maestria tale che sembrava di osservare “Lo Schiaccianoci”, a opera di una squadra di personale altamente specializzato. Tant’è che i Necrodeath salgono sul palco con ben 3 minuti di anticipo! Le leggende death metallers italiane non hanno bisogno di introduzioni e il loro unico compito è quello di alzare ancora di più la proverbiale asticella! Onestamente ci eravamo preoccupati di una loro possibile assenza, in quanto la band non aveva mai comunicato la propria presenza in modo ufficiale sui vari canali social, ma era pressoché impossibile non vederli su questo palco ancora una volta. 

NECRODEATH

Siamo di fronte a un pezzo di storia del metal di casa nostra, e non ci sarebbe quasi bisogno di dire altro. Chi ha visto i Necrodeath esibirsi in altri contesti noterà quindi che, anche questa volta, Flegias e compagni hanno dato vita a uno spettacolo di grande qualità. Anche in questo caso, la band ha a disposizione un’ora di tempo, che in realtà diventa ancora di più quando viene permesso loro di suonare due brani aggiuntivi, oltre a quelli presenti in scaletta. Nonostante questo, è impossibile stancarsi e annoiarsi. La band mostra le capacità che la contraddistinguono ormai da anni, con il membro storico Peso a macinare ritmiche serrate senza sosta, accompagnato dalla chitarra di Pier Gonella, tanto feroce quanto precisa, e dalle ritmiche serrate di GL al basso. L’esibizione si snoda in modo equilibrato, fra vecchi successi come “Mater Tenebrarum“, un vero e proprio inno per chi ama il metal estremo italiano,  agli estratti dall’ultimo album, “Defragments Of Insanity” (non manca neppure un riferimento ai “leoni da tastiera”), per arrivare ai nuovissimi singoli pubblicati negli ultimi mesi. Senza dubbio il momento più alto di questa parte di giornata. 

Concluso questo splendido concerto, aspettiamo con calma il clou della serata con gli americani Suffocation. Durante il cambio palco, ancora orchestrato alla perfezione, torniamo alla zona ristoro e chi troviamo a servire le birre? Frank Mullen! A causa del “Reddito di Cittadinanza” purtroppo non si è trovato il numero necessario né di baristi né camerieri (perché purtroppo bisogna pagare anche loro), così è stato chiesto alle band ingaggiate di poter dare una mano durante la giornata. Con Frank a spillare ci siamo fatti due chiacchere circa il suo passato, venendo a conoscenza del suo sogno nel cassetto: aprire una birreria vicino a Magasa (BS), con un sacco di birre artigianali americane. La partecipazione al festival è diventata quindi l’occasione per studiare il territorio partendo da questa sera, e l’abbiamo trovato molto a suo agio. 

Finita questa intesa e intima chiacchierata (non vi nego l’emozione nel vederlo in lacrime mentre parlava di quanto ama la Valle Camonica, nda), possiamo passare sotto al palco per goderci del sano brutal death metal di stampo americano. “…Of The Dark Light” risale ormai al 2017, i fan aspettano intrepidi qualche nuova canzone e difatti vengono subito accontentati! A sorpresa il combo di New York presenta il brano “In The Name Of Truth”, con una breve presentazione di quello che diverrà il nuovo album (probabilmente in uscita agli inizi del 2023) chiamato “Money Matters”. La gente è in delirio totale, metà dei presenti praticamente è qui solo per loro e questa notizia eccita talmente tanto il pubblico che crea un gigantesco circle pit intorno al palco. I Suffocation, evidentemente stupiti della reazione italica, iniziano ad aumentare il volume delle casse, creando un vortice di sabbia ed erba al centro dello stage, talmente potente che i capelli di Terrance tornano lisci e morbidi. Più si ammorbidiscono, più la band aumenta i suoi bpm, fino a raggiungere una velocità tale da catapultarli in una linea spazio-temporale anomala che provoca la loro scomparsa dallo stage. 

Prontamente l’organizzazione sale sul palco, cercando di calmare le acque e spiegando che non è la prima volta che succede. In realtà per noi è un privilegio, visto che solo in alcune serate emozionanti in modo particolare i Suffocation si eccitano a tal punto da distorcere la linea dello spazio-tempo. Mentre l’organizzazione, attraverso una lavagnetta, illustra le motivazioni tecnico/scientifiche dell’accaduto, riceviamo una chiamata che viene proiettata sui mega-schermi: sono i Suffocation, che dalla cantina di Eric Morotti a New York ci assicurano che sono illesi e ancora super eccitati dal concerto tenuto in quel di Sellero. Infine rassicurano i fan dichiarando per l’anno prossimo hanno già prenotato una serata verso Ferragosto 2023 a Pian Camuno (BS). 

I presenti, un po’ stupefatti ma euforici dalla conclusione dell’esibizione, si fiondano nuovamente sotto il tendone per mangiare una buona porzione di “pà e strinù”; anche qui registriamo un servizio impeccabile, con una gestione degli ordini che McDonald spostati, ma al posto di Frank troviamo Candice Night in costume tirolese, eterea e sorridente come al solito, pronta a dispensare compagnia e buon umore a tutti e a rispondere con simpatia anche a chi l’accusa di avere portato via Ritchie Blackmore dal rock. Tra un boccale di birra e l’altro, intanto, i polacchi Decapitated aiutano gli addetti del Cerunnos a pulire i tavoli, in modo tale da lasciare tutto ordinato prima del loro concerto, dividendo plastica, carta e vetro negli appositi contenitori, altrimenti ci si aspetta una denunzia immediata.

 Kerim (il batterista della band, nda) viene accerchiato da una marea di fan in cerca di una stretta di mano e di una foto, e lui con molta disinvoltura si prodiga in tale mansione. È talmente devoto ai propri fan che, pur di accontentare tutti, decide di posticipare l’inizio del concerto di due ore. Nessuno mette pressione ma anzi, a ogni foto scattata parte una ola generale, comprensiva di security e parrocchiani di Sellero. 

Finita questa parentesi, finalmente li vediamo salire sul palco, più cattivi che mai, ma anche emozionati per quanta gente è in attesa, sembra addirittura dalle prime luci dell’alba, davanti alle transenne. I presenti sono davvero tantissimi, con qualche disagio per poter trovare un posto comodo per guardare il concerto, ma l’organizzazione e il buon umore la fanno da padrona.

Sul palco i polacchi sfoggiano tutta l’energia che hanno ancora in corpo, considerando che nel pomeriggio si è anche tenuto un triangolare di calcetto amichevole, con un’inaspettata visita della squadra di Darfo Boario Terme e di quella di Zenerigolo, ma non è questa l’occasione per parlare di come Rafal sia un talento mancato della Ekstraklasa. 

i Decapitated partono subito in quarta con una scaletta iniziale totalmente incentrata sui loro primi tre album, devastando completamente il pit e riducendolo a una manciata di sabbia e sangue. Dopodiché si concentrano sui lavori più recenti, compreso il nuovo album “Cancer Culture”, suonando ovviamente i singoli usciti sulle varie piattaforme digitali più qualche brano inedito che non avevano mai fatto ascoltare fino a oggi. I giochi di luce e fumi rendono l’esibizione indimenticabile, mentre tra un brano e l’altro Vogg invita i presenti a dividere i rifiuti per mantenere l’ambiente pulito. 

Dopo quasi tre ore e mezza di show, nel quale hanno spaziato in tutta la loro discografia suonando qualche cover, tra cui “Il Cielo è Sempre Più Blu” e una aggressiva “The Rythm of The Night”, i Decapitated salutano i loro fan italiani ma non prima di regalarci l’ultima chicca. Non si sa bene come, ma a quanto pare la band è stata informata della scomparsa, avvenuta proprio oggi, del grande Vittorio De Scalzi, una delle anime dei New Trolls. Il palco si affolla quindi di musicisti, addetti ai lavori e perfino qualche passante in bicicletta; saltano fuori qualche foglietto stropicciato, un paio di microfoni in più e tutti si stringono attorno a essi per intonare in coro “Quella carezza della sera”. E pazienza se la pronuncia non è proprio perfetta, ma immaginiamo che l’omaggio sia comunque arrivato. 

Concluso il tutto, i 24.528 (contati personalmente) presenti sono totalmente impazziti, al punto da andare ad abbracciare di persona tutti i membri dello staff coinvolti in questo ennesimo festival riuscito alla perfezione. Siamo talmente tanti che alla fine l’organizzazione decide di salire sul palco perché ha ancora un messaggio da condividere e cito testuali parole:

Tutto questo è grazie al sudore della fronte, di anni di lavoro nel settore e nella fiducia creatasi con i fan italiani. Senza trasparenza, diligenza e fatica questi eventi non potrebbero nemmeno essere pensati. L’onestà con la quale ci prodighiamo verso di voi è sempre stata la nostra colonna portante in tutti questi anni e dopo tanti, tantissimi festival abbiamo deciso di andare oltre…

Le luci si spengono per qualche istante, buio totale e il fumo che copre il palco. Ci guardiamo tutti con aria sorpresa, perché oggettivamente non sappiamo cosa altro può aspettarci, ma in breve veniamo subito accontentati.

Con un soffio di vento quasi divino si intravedono delle figure sul palco e tutti scoppiamo istantaneamente in lacrime: davanti a noi si staglia Phil Anselmo, con a fianco l’ologramma di Dimebag, che sta suonando l’intro di “Walk”. Siamo senza parole, subito vengono raggiunti sul palco da Charlie Benante e Rex Brown per un’anteprima di quello che sarà il tour di reunion dei Pantera. Alcuni piangono, altri hanno visioni di Lemmy o Ronnie James Dio in preda ad attacchi epilettici, altri invece mantengono una discreta calma ma con gli occhi lucidi. 

Cantiamo a squarciagola, con un Phil onorato ed emozionato, mentre ci abbracciamo con l’organizzazione ancora increduli. Finita “Walk”, la band se ne va nello stesso modo in cui è apparsa sul palco, tra i fumi ed il buio.

Chissà cosa ci aspetterà l’anno prossimo.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

La redazione. 

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