Avatar: Live Report della data di Milano

É una fredda serata milanese quella che accoglie nel piccolo Legend Club l’estro visivo-musicale degli svedesi Avatar, in una serata che, come verrà più volte ricordato dalle band coinvolte, si presenta all’insegna della città di Göteborg, da cui provengono tanto gli headliner quanto gli stupefacenti supporter The Last Band.

Proprio i The Last Band, sconosciuti alla (quasi) totale maggioranza dei presenti, sono chiamati ad aprire le danze, in occasione di quello che per loro stessa ammissione è il loro primo show nel nostro paese.
La band presenta il nuovo album “The Fall”, in una performance onestamente esplosiva e piacevolmente inattesa, che mescola con sapienza il meglio dei generi tanto cari alla scena musicale svedese, dal death metal all’hard rock al garage punk, amalgamandoli ad una buona dose di tecnica musicale.
La prova del singer Coffee Blood è superlativa sia sul piano scenico che vocale, lascia un’ottima impressione e carica a dovere noi e i presenti in sala, non molti, ma davvero agguerriti.

Un esordio che non ci aspettavamo e che ci rende ancor più curiosi di immergerci nel circo horror degli Avatar, la cui esibizione è anticipata da una full immersion nella musica popolare svedese, che accompagna il solerte lavoro dei tecnici del suono.

Si abbassano le luci e, quando la band sale sul palco, non possiamo fare a meno di notare l’inadeguatezza degli spazi ad una performance caratterizzata da piccole “coreografie” che avrebbero senza dubbio beneficiato di un ambiente di stage più ampio. Basti dire che, quando si issa su un cubo al centro del palco, il già altissimo frontman Johannes Eckerström rischia più volte di sbattere la testa contro il soffitto e finisce per dare un paio di manate alle luci di scena (ahia!).
Ma non importa, dato che tanto il vocalist quanto il resto dei musicisti fanno il diavolo a quattro per tutta la durata del concerto, tra headbanging sfrenato, movimenti forsennati e perfino un cambio di costume di scena in occasione della bellissima “Fiddler’s Farewell”, quando Johannes abbandona i panni del clown degli incubi per trasformarsi in uno struggente Pierrot.

La setlist pesca a piene mani dall’ultimo “Feathers & Flesh”, inanellando la nevrastenica opener “For The Swarm” e l’energica “House Of Eternal Hunt”. Gli Avatar, però, non dimenticano i loro album precedenti e tirano fuori dal cilindro “Torn Apart” (dal disco “Black Waltz”) e “Bloody Angel” (“Hail The Apocalypse”), che vede una partecipazione senza eguali da parte del pubblico.

Gli Avatar sono tutte e tre le loro fatiche di studio, sfaccettature differenti delle loro maschere da clown, capaci di far urlare, saltare, pogare, ma anche sussurrare e a volte quasi commuovere, anche all’interno dello stesso brano. Il mattatore della band, Johannes Eckerström, si conferma all’altezza di ogni ruolo, dando prova di una tecnica vocale perfetta tanto nelle numerose parti in scream quanto nel cantato pulito, che rivela tutta la bellezza della sua timbrica versatile e profonda. E così “Black Waters”, “Vultures Fly”, “Smells Like A Freakshow” riescono a trascinare i presenti con la loro carica emotiva, a volte sommessa, altre decisamente esplosiva, facendo cantare a squarciagola l’intero locale.
Ed è giusto che il baraccone degli orrori si chiuda con la doppietta “Night Never Ending” e “Hail The Apocalypse”, la prima quasi un’allegra, festaiola preparazione al delirio conclusivo.

A volte le belle serate arrivano un po’ inaspettatamente, ma sono proprio questi i momenti che confermano il potere curativo della nostra musica preferita. Göteborg, promossa a pieni voti.

Setlist:

01.For The Swarm
02.House Of Eternal Hunt
03.Torn Apart
04.One More Hill
05.Bloody Angel
06.The Eagle Has Landed
07.When The Snow Lies Red
08.Paint Me Red
09.Black Waltz
10.Black Waters
11.Vultures Fly
12.Murderer
13.Fiddler’s Farewell
14.Let It Burn
15.Smells Like A Frekshow
16.Night Never Ending
17.Hail The Apocalypse

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Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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