Arch Enemy: Live Report della data di Zingonia (BG)

22 Febbraio 2004: data della consacrazione definitiva di Angel Gossow e degli Arch Enemy come uno degli act live più impressionanti dell’attuale scena metal. Un proclama più che l’inizio di una cronaca di un live. Effettivamente, a costo di sfiorare toni trionfalistici, appare un’affermazione molto pesante, ma per chi era presente Domenica 22 al Motion di Zingonia (BG), questa è solamente la semplice (ed esaltante) realtà dei fatti.

Tutto ha inizio, però, con la band inglese degli Stampin’ Ground, un five-piece sconosciuto alla maggior parte dei presenti, anche se poteva contare su di un agguerrito manipolo di fan che ha invaso la prima linea del locale bergamasco con un pogo forsennato ed energico. Non che questo sia stato difficile, visto che il quintetto britannico, con la sua personale e molto ben equilibrata miscela di new-thash alla Fear Factory/Machine Head, venature ed inserti vocali crossover ed accelerazioni speed/thrash, prodotte con i brani tratti dal nuovo ‘New Darkness Upon Us’, è riuscito a far presa sui presenti, grazie anche ad un’attitudine live davvero ‘catchy’. Possenti ultrastoppati di chitarra, voce rabbiosa prodotta dall’ottimo frontman Adam Frakes-Sime ed una notevole prestazione dell’ex-drummer dei Benediction Neil Hutton (anche se con dei suoni triggerati abbastanza fastidiosi), sono gli assi nella manica di una formazione che, nel marasma dei gruppi borderline tra crossover e thrash, appare in grado di emergere per songwriting e personalità stilistica, unendo diversi umori ed attitudini per quello che potrebbe essere un nuovo percorso stilistico. Bravi, contro molte previsioni!

I gelidi e corrosivi venti di guerra iniziano a soffiare sulle assi del palco di Zingonia, quando la corazzata norvegese degli Zyklon (ex-Zyklon-B) fa il suo ingresso nel Motion. Questo four-piece di stelle del black nordico, creati per volontà dell’ex-Emperor Samoth, al quale si sono aggiunti un altro armigero dell’Imperatore’, il monumentale batterista Trym, Destructhor alla chitarra solista e l’ex-Limbonic Art Daemon per quanto riguarda basso e voce, ha mostrato come violenza death e gelida maestosità black possano creare ibridi molto intriganti. Ovviamente sono i brani tratti da ‘Aeon’, l’ultima (e bellissima, per chi vi parla) fatica del quartetto nordico e passo in avanti compositivo davvero notevole, a tenere banco. Sfavoriti, almeno durante i primi pezzi del concerto, da un suono un po’ troppo impastato e confuso per il complesso riffing degli ultimi pezzi composti, gli Zyklon mostrano, però, una padronanza esecutiva di prim’ordine e tutto il tipico, gelido ed imperioso carisma che contraddistingue le migliori black metal band. ‘Worm Of World’ e ‘Hammer Revelation’ si abbattono sul pubblico, impietose e marziali come richiede la loro primigenia natura di formazione black, ma godono, come i brani nuovi tratti da ‘Aeon’, di quella freschezza dinamica e ricercatezza in dettagli quali i bellissimi assoli di Destruchtor, che può essere avvicinata a formazioni statunitensi death come i Morbid Angel. Il progressivo miglioramento dei suoni, inoltre, permette di godere della formidabile performance di Trym, specialmente nei passaggi di piatti più complessi, e di apprezzare il cantato growling di Daemon, che, al di là della presenza scenica estremamente statica (ma voluta) si dimostra un azzeccato frontman, per una band che osserva la tempesta da lei generata, come un gruppo di generali che scrutano lo svolgersi della battaglia da un’altura. Aristocraticamente feroci, nobilmente spietati.

Si facciano da parte i generali che osservano con distacco le loro truppe dai movimenti accademici, perché è venuto il momento di dare libero spazio alle truppe d’assalto più feroci, al ‘nemico supremo’. L’attesa per gli Arch Enemy, headliner di questa serata, che si era fatta palpabile subito dopo il termine dello show degli Zyklon, sulle prime note di ‘Silent Wars’ esplode in tutta la sua veemenza ed accompagna l’entrata in scena della condottiera Angela Gossow. Cancellate tutti i dubbi su quella che può essere la sua voce dal vivo: Angela si dimostra fin dalla prime note una delle migliori singer estreme attualmente in circolazione ed una frontwoman dal carisma straripante. La cantante tedesca, però, è solo la ciliegina sulla torta di una performance generale come poche band possono vantare, sia dal punto di vista tecnico-musicale, sia per quel che riguarda l’energia trasmessa ad un pubblico che scatena un autentico inferno a pezzi come ‘Ravenous’ ed ‘Enemy Within’. Le chitarre dei fratelli Amott scaricano riff con pesantezza, precisione e feeling e gli assoli del ‘normalmente’ glaciale Christopher si fanno apprezzare in tutto il loro gusto, esaltati dall’inaspettato buon umore del minore dei due fratelli anglo-svedesi. Supportati da una splendida prova del drummer Erlandsson, gli Arch Enemy inanellano gemme di pura violenza miste all’orecchiabilità heavy (e, delle volte, quasi hard-rock) di pezzi recenti e non, come il favoloso hit ‘The Immortal’, tratta da ‘Burning Bridges’ e ‘Cosmic Retribution’ dall’esordio ‘Black Earth’, dove Angela dimostra di saper riarrangiare alla grande anche i pezzi cantanti da Lijva, donando maggior ferocia e malignità alle linee vocali. E’ chiaro, ormai, che è lei la trascinatrice degli Arch Enemy, tanto che riesce a trasmettere alla formazione quel ‘quid’ in più di coesione e carattere che manda in delirio il pubblico, specialmente davanti alla sua presenza scenica folle, incontrollabile ed esplosiva, condita da maligni sorrisi ‘da squalo’ rivolti al pubblico che si sta massacrando nelle prime file. ‘Heart Of Darkness’ e ‘Leader Of The Rats’ colpiscono con la pesantezza, più che con la velocità, mostrando (in virtù di un settaggio dei suoni davvero ottimo) il groove di cui la band è in possesso, per poi riprendere l’attacco con ‘We Will Rise’, ennesimo pezzo tratto dall’ultimo ‘Anthems Of Rebellion’, platter che si dimostra ancora più efficace dal vivo che su disco. Con la coppia di mattatori Angela Gossow e Sharlee D’Angelo, sempre in prima linea nel tenere alto il morale della ‘fanteria del pogo’, ci si avvia alla fine della loro distruttiva (non può esserci un commento più appropriato) esibizione, passando per i break melodici di ‘Bridge Of Destiny’, dove Angela mostra il suo impeccabile controllo nelle tecniche growling più svariate. Poco altro da dire, almeno di fronte ad una tale macchina da guerra come gli Arch Enemy, uno dei pochi veri gruppi leader, per carattere e personalità musicale, dell’attuale ed inflazionatissima (dai gruppi cloni, per lo meno) scena metal. Alla prossima ‘battaglia delle Ardenne’; per ora, c’è solo da raccogliere le ‘splendide’ macerie lasciate dalla ditta Amott e soci!

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