U.D.O. – Recensione: Live From Russia

Prima compilazione dal vivo facente riferimento alla carriera solista del piccolo grande uomo U.D.O. Dirkschneider, ‘Live From Russia’ è un doppio Cd, risultato delle registrazione dei concerti tenuti in Russia durante l’ultimo tour e ci offre una interessante panoramica sull’intera carriera dell’ex Accept. Molti i brani classici rivisitati con energia, alternati al materiale più recente che non sfigura grazie alla convinzione esibita da una band che si presenta in ottima forma; unica nota stonata risulta l’assenza di brani estratti da ‘Restless And Wild’, un po’ come se i Motorhead non suonassero ‘Ace Of Spades’. Stranezze a parte, possiamo dire di trovarci davanti al classico lavoro per fan o neofiti: i primi si catapulteranno ad acquistare questa importante testimonianza, per i secondi potrebbe essere un sistema non molto dispendioso (il disco è venduto al prezzo di un singolo) per avvicinarsi ad una artista così importante per la storia dell’heavy metal. Consigliato.

Voto recensore
7
Etichetta: Breaker / Audioglobe

Anno: 2001

Tracklist: Holy
Midnight Mover
Indipendence Day
Metal Eater
Protectors Of Terror
Animal House
Turn Me On
Drum Solo
T.V.War
No Limits
Run If You Can
Winter Dreams
In The Darkness
Like A Loaded Gun
Break The Rules
Midnight Highway
Heaven Is Hell
Monster Man
Living On A Frontline
Heart Of Gold
Shout It Out
Cut Me Out
I’m A rebel
They Want War

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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