Giant – Recensione: Live And Acoustic

Ci sono artisti che rimangono nel cuore degli appassionati pur senza tornare a farsi sentire con regolarità. E’ il caso dei sempreverdi Giant e del favoloso Dan Huff. Per loro non manca mai l’attenzione del popolo dei rockers dal cuore tenero, e, come spesso accade in questi casi, la scarsità di materiale a disposizione rende incontrollabile il proliferare di registrazioni di qualità contestabile spacciate come documenti impedibili dell’attività della band. ‘Live And Acoustic’ nasce quindi dall’esigenza di dare una forma ufficiale alle scintillanti prestazioni dal vivo dei Giant. Presi in considerazione tre momenti diversi: le prime sette tracce provengono da un Radio-Show del 1989, le tracce otto e nove da un secondo show risalente al 1992(entrambi tenuti in territorio inglese), mentre le ultime quattro fanno riferimento ad uno spettacolo acustico del 1992 al Borderline di Londra. Che dire, ottime le prestazioni della band, con una lode d’obbligo per le tracce unplugged che giungono appena in tempo per riscaldare queste fredde giornate di fine inverno. Nonostante questo l’operazione non è priva di pecche. La qualità audio non supera infatti quella dell’ ‘Officiall Bootleg’ onestamente segnalato dalla copertina ed anche la disomogeneità del materiale presente sembra eccessiva per fare di questa uscita un tassello fondamentale della discografia della band. Diverso il discorso per chi non aspettava altro che di avere tra le mani qualche altra versione di brani immortali come ‘I’m A Beliver’ e ‘Stay’. In questo caso l’acquisto è obbligatorio.

Etichetta: Frontiers

Anno: 2003

Tracklist: I m A Believer / Shake Me Up / Innocent Days / I Can t Get Close Enough / Because We Ended As Lovers / I ll See You In My Dreams / Chained / Thunder And Lightning / The Big Pitch / Lay It On The Line (Acoustic) / I m A Believer (Acoustic) / Chained (Acoustic) / Stay (Acoustic)

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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