Liv Kristine – Recensione: River Of Diamonds

La continuazione di un percorso personale, ma anche l’occasione per riunire attorno al focolare di un nuovo disco affetti vicini e solide amicizie. Nasce con queste belle premesse il sesto album solista della norvegese Liv Kristine, la Queen Of Scandinavian Gothic Metal nota al pubblico per le sue esperienze con Theatre Of Tragedy, Leaves’ Eyes e Midnattsol e che per la realizzazione di “River Of Diamonds” si è avvalsa dell’amico Tommy Olsson per la composizione e l’esecuzione strumentale dei brani, coinvolgendo anche Fernando Ribeiro (Moonspell), Østen Bergøydi (Long Night, Tristania), il milanese Rocco Cogliati (tastiere) ed infine Carmen Elise Espenæs e Michael Espenæs, rispettivamente sorella e marito della stessa Liv. “River Of Diamonds”, che sarà disponibile anche in vinile, pare quindi nascere sotto una buona stella: condizione assolutamente necessaria per un lavoro al quale tocca il compito di dare continuità ad una carriera solista che nasceva ormai venticinque anni fa con la pubblicazione di “Deus Ex Machina” (1998).

River Of Diamonds” si presenta come un disco posato e tranquillo, strutturato in modo semplice: la produzione abbastanza dimessa non inficia più di tanto una traccia di apertura (“Our Immortal Day”) che le voci femminile e maschile quasi sussurrano, invece che cantare: un’introduzione che in qualche modo aiuta ad intuire la natura di un lavoro più intimista che sinfonico, un diario di viaggio dal forte carattere personale che nella voce di Liv dovrà trovare – per necessità o scelta – il suo principale momento di interesse. Assodato quindi che “River Of Diamonds” deve fare i conti con una sezione ritmica quasi inesistente, non rimane che posare l’attenzione sulla delicatezza delle parti vocali (“No Makeup”) e l’efficacia nello spezzare la monotonia di alcune rifiniture minori (piccoli tocchi di chitarra, effetti elettronici) che comunque rafforzano parzialmente l’atmosfera. Vuoi per lo stile melodico della cantante norvegese, vuoi per la relativa semplicità delle composizione, questo album scorre però via innocuo ed essenziale, senza sussulti né mordente, offrendo quella che a tratti sembra una versione solo più rock di Tori Amos (“Maligna”), i Corrs o Guesch Patti. Étienne, Étienne, Étienne, Oh, tiens le bien… L’estrema uniformità stilistica scelta in questa occasione finisce così per rappresentare anche un grave limite espressivo, soprattutto dove una certa durezza dei testi si scontra con svolgimenti fin troppo lineari, cantato senza l’ombra di un qualsivoglia mordente (“Love Me High”), con poca personalità (vedi la cover piuttosto insipida di “True Colours”) ed una distanza evidente – insensata e disturbante – tra il contenitore ed il contenuto. Il resto si attesta tra puro pop atmosferico (“Gravity”), trovate inutilmente pacchiane (“Shaolin Me”) e romanticherie stucchevoli da Hallmark Channel (“Pictured Within”), contribuendo ad alimentare la perplessità verso un disco che mai spinge, convinto dei propri mezzi, verso una direzione chiara e definita.

River Of Diamonds” galleggia in uno spazio gelatinoso e perennemente sospeso, non particolarmente elegante, che rafforza distanza con l’ascoltatore ed incomprensione lungo una durata pretenziosa ed eccessiva (cinquantasei minuti), di fatto precludendo ogni possibilità di empatia, entusiasmo e contatto. Non servono dodici lunghe tracce per capire che questo album non aggiunge niente di nuovo alla discografia di Liv Kristine, proponendo al contrario un ascolto piuttosto povero di mezzi, di ispirazione e di spunti: qui tutto viene lasciato fluire e morire lentamente di vecchiaia brano dopo brano (la title-track è il nulla trasposto in musica), incanalato su basi meccaniche (“In Your Blue Eyes”) che un paio di vocalizzi non sono certamente sufficienti a rendere più gradevoli ed interessanti. “River Of Diamonds” non è assolutamente prezioso come il suo ingannevole titolo vorrebbe far pensare: l’unico fiume che scorre qui è quello di una bigiotteria d’importazione pensata per l’uovo di Pasqua, che passa tra mani curiose e polpastrelli sporchi di cioccolato alla vana ricerca di qualcuno che voglia indossarla.

Etichetta: Metalville Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. Our Immortal Day 02. No Makeup 03. Maligna 04. Gravity 05. In Your Blue Eyes 06. River Of Diamonds 07. Pictured Within (Jon Lord cover) 08. Shaolin Me 09. Love Me High 10. Serenity 11. If I Am Dreaming 12. True Colours (Cyndi Lauper cover)
Sito Web: facebook.com/LivKristineOfficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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