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Ranfa – Recensione: Little Hard Blues

Se pensate che questo non sia altro che il “solito” album di rock blues fatto un po’ per gioco e un po’ per amore del genere, vi sbagliate di grosso. Il numero impressionante di ospiti speciali compresi all’interno del lavoro del toscano Andrea “Ranfa” Ranfagni, tra i quali figurano personaggi come James Christian, Ian Paice e Roberto Tiranti (giusto per dire i più conosciuti), fa capire come ci troviamo di fronte a uno di quei personaggi che hanno veramente qualcosa da dire al panorama musicale italiano.

I brani di questo “Little Hard Blues”, un po’ come dice il titolo, alternano rock e blues in dosi sostanzialmente uguali, passando da “Mars”, melodia veloce e nettamente orientata al rock, a “It Will Not Be The Blues”, episodio marcatamente più triste e improntato su melodie lente e atmosfere più tristi, incentivate anche dal contributo dell’hammond. Ma l’impronta generale dell’album è portata all’ottimismo e ai sentimenti positivi, come fanno ben capire “New Baby…Little Love”, che Ranfa dedica esplicitamente ai propri figli e a tutti i bambini del mondo, e la vivace “Forget My Boogie”, uno dei brani in cui fanno capolino i fiati a sostenere la voce. Anche la title track (dove canta James Christian) invoglia all’allegria e al ballo, nonostante un testo che parla di un amore che rasenta la disperazione, mentre è dichiaratamente più positiva “Mrs. Hope”, quasi interamente giocata su chitarra e cori e con uno stile che ricorda quello del gospel nero. “Little Hard Blues” si può quindi considerare come una specie di inno alla vita in tutti i suoi aspetti, con una prevalenza per quelli positivi. L’immagine del retro di copertina, in cui Ranfa stringe in un abbraccio la sua famiglia, è indicativa per questo. Nei momenti di sconforto è d’aiuto.

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