Evenoire: “Vitriol” – Intervista con Lisy e Marco

Riuscirà l’ottimo debut album “Vitriol” a lanciare gli Evenoire tra le più blasonate realtà metal della nostra penisola? Dal canto nostro un fortissimo “in bocca al lupo” a questa band cremonese che ha tutte le carte in regola per guadagnarsi un posto al sole, alla luce di un album fantasioso e, finalmente, diverso dal solito.

Ciao e benvenuti! “Vitriol” è il debut album degli Evenoire, per cominciare volete raccontarci come è nata la band, le sue esperienze in questi anni di attività e presentarci i suoi membri?

Lisy: “La band nasce nel lontano settembre 2006, alcuni di noi già si conoscevano, anche perché la scena musicale cremonese è abbastanza ristretta. Abbiamo iniziato con qualche cover ma abbiamo subito scoperto la passione per la composizione e scrivere brani nostri è diventato da subito l’obiettivo! L’EP “I Will Stay” lo abbiamo autoprodotto nel 2008 e in questi anni ci siamo fatti conoscere con numerosi concerti in locali ed eventi italiani; raggiungere una giusta armonia compositiva non è stato facile, è stata una strada lunga che ci ha anche permesso di entrare in sintonia al di là della musica. Lo zoccolo duro della band c’è sin dagli esordi: io, Lisy Stefanoni, voce e flauti, Marco Binotto al basso, Alessandro Gervasi alla chitarra e Daniele Foroni alla batteria. Abbiamo cambiato alcuni tastieristi ed ora abbiamo deciso di continuare senza un membro fisso alle tastiere, infatti i brani di “Vitriol” sono stati arrangiati da tre diversi tastieristi, Daniele Bislenghi (solo artist), Simone Giorgini (Antarktica, Hollow Haze, Dark End) e Marco Garau dei Derdian. Dopo le registrazioni di “Vitriol” abbiamo scelto di accogliere in formazione come secondo chitarrista Toshiro Brunelli, per aumentare l’impatto live dei nostri brani.”

“Vitriol” è un album di gothic metal abbastanza sui generis. A differenza di molti blasonati colleghi, che per dirla tutta, hanno affossato un po’ la scena ripetendo i soliti cliché, si può notare nel vostro caso la ricerca di un sound personale. In questo senso, quali pensiate che possano essere le vostre principali fonti di ispirazione e come siete soliti dividervi i compiti durante la composizione dei brani?

Marco: “Sì, infatti l’etichetta gothic ci va molto stretta! E’ un po’difficile cercare le fonti d’ispirazione, lasciamo sempre libera la nostra creatività senza porci dei limiti che andrebbero solo a danneggiare i colori della nostra musica. Sicuramente nella band abbiamo svariate influenze e tipologie di ascolti musicali che vanno dal prog anni ‘70, alla musica folk e celtica, fino ai più svariati territori del metal e dell’alternative rock. Ti posso fare qualche nome come Jethro Tull, Gentle Giant, Caravan, Opeth, Porcupine Tree, Tool, Within Temptation, Blackmore’s Night, The Gathering, ma le influenze sono davvero variegate, perché non ci fossilizziamo su un genere ma lasciamo scaturire quel che viene in fase compositiva. Solitamente la parte musicale nasce da mie idee, Lisy compone poi melodie vocali e di flauto e successivamente con tutta la band si completa la canzone arrangiandola in sala prove. Testi alla fine, cercando il tema giusto per il climax musicale scaturito.”

Cosa pensate che sia cambiato in voi dalla pubblicazione dell’EP “I Will Stay” del 2008 ad oggi?

Marco: “Possiamo dire ora di avere trovato un nostro sound: nell’EP erano già presenti i diversi elementi della nostra musica, ma non erano ancora bene amalgamati. Sicuramente sono migliorate (e stanno ancora migliorando) la fase compositiva e il feeling musicale. “I Will Stay” è un EP che ci piace, notiamo comunque in “Vitriol” una maggiore maturità musicale e compositiva, tradotto: ore ed ore in sala prove!”

Il titolo “Vitriol” lascia supporre una certa durezza nei contenuti e nella musica. Credete sia così? Come mai la scelta di un titolo simile?

Marco: “La parola Vitriol nel nostro caso è l’ acronimo di “Visita interiora terrae rectificando invenies occultum lapidem”: è un’espressione che appartiene alla letteratura alchemica e significa la ricerca interiore verso l’elevazione divina, la consapevolezza che la via per raggiungere un perfetto equilibrio è dentro di noi. Un’accurata ricerca introspettiva dove l’acqua, elemento base della nostra vita, è un po’il filo conduttore di tutti i brani. Niente a che vedere quindi con l’acido solforico!”

Ho notato come il flauto sia uno strumento assolutamente autonomo piuttosto che un semplice accompagnamento, è così? Cosa pensate che possa avervi fatto guadagnare la sua valorizzazione?

Lisy: “Suono il flauto dall’età di 7 anni, è col flauto che sono entrata nel mondo della musica e mi piace inserirlo nei miei progetti musicali. Sì, si tratta proprio di uno strumento solista che da un tocco di mistero e arricchisce i nostri brani: sono sempre stata amante delle rievocazioni storiche e degli ensemble medievali/rinascimentali, mi piace quindi creare melodie di flauto che ricordino tempi lontani, arricchiti da suggestioni folk. Trovo il flauto uno strumento affascinante e credo che inserito in un genere come il nostro dia proprio un tocco di fascino e atmosfera in più!”

In generale di che cosa parla il panorama lirico di “Vitriol”? C’è un filo conduttore o tutti i brani sono indipendenti? Anche questa volta ci sono storie e leggende come fu per “Azzurrina” su “I Will Stay”?

Lisy: “Esatto, si tratta proprio di leggende anche in questo caso! Tutti i brani di “Vitriol” raccontano di leggende, tempi lontani, episodi storici e personaggi mitici dotati di poteri particolari. Ci piace evocare questo tipo di contesti piuttosto che prendere spunto dalla vita quotidiana. Sono io ad occuparmi della stesura di tutti i tesi: solitamente quando viaggio mi interesso sempre alle leggende del luogo e in fase compositiva le utilizzo a seconda di ciò che la musica mi evoca. Il filo conduttore è l’acqua insieme all’alchimia. Ti faccio qualche esempio: “Girl By The Lake” tratta una leggenda del Lago d’Iseo, “Minstrel Of Dolomites” riguarda la mitica nascita di un lago sulle Dolomiti a 2200 metri, “Days Of The Blackbird” si riferisce al folklore padano dei “Tre Giorni della Merla” sulle rive dei fiumi Po e Adda. Per quanto riguarda l’altro versante lirico, “Wise King” si riferisce alle straordinarie doti intellettive del Re Salomone e al suo incontro conla Reginadi Saba, mentre “Alchimia” parla del celeberrimo alchimista Conte di Cagliostro, e “Misleading Paradise” riguarda il giardino della maga Armida, episodio tratto dalla “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso.”

Come è arrivata la collaborazione con Gaby Koss?

Lisy: “Ho conosciuto Gaby su Facebook, anche se la apprezzavo già come soprano negli Haggard; Gaby ha ascoltato la nostra musica, gli è immediatamente piaciuto il nostro sound e abbiamo quindi pensato di realizzare un duetto con lei! Tra l’altro neanche a farlo apposta Gaby è di Monaco di Baviera e abbiamo quindi potuto collaborare di persona ai Dreamsound Studios, dove abbiamo registrato “Vitriol”; non è stata una collaborazione a distanza come spesso accade e tra noi è nata anche una splendida amicizia al di là della musica.”

Siete soddisfatti del deal con Scarlet?

Marco: “Più che soddisfatti,la Scarletè un’ottima label con un’eccellente promozione e un bagaglio di esperienza notevole, non potevamo chiedere di meglio per il nostro debut album!”

Se diamo uno sguardo in rete, sembra che “Vitriol” sia stato accolto in modo davvero positivo. Ci sono alcuni commenti o recensioni che vi hanno colpito in maniera particolare ed altri giudizi da cui vi sentite invece di dissentire?

Marco: “Sì, i giudizi sono tutti molto positivi e ci fa davvero piacere che “Vitriol” sia stato accolto così bene dalla critica internazionale! Commento ricorrente dei recensori è l’originalità e questo per noi è grande motivo d’orgoglio: al giorno d’oggi è davvero difficile essere originali e soprattutto nel nostro genere molte band non fanno altro che ripetere i soluti cliché, noi cerchiamo invece di lasciarci completamente andare e far fluire liberamente in fase compositiva tutte le nostre idee e influenze senza fissarci sul voler suonare questo o quel genere, e credo sia questo che renda così ricco il nostro sound. Anche in America le recensioni sono davvero ottime, la più importante webzine che tratta di metal con voci femminili, Sonic Cathedral ci ha dato un 10 pieno!”

Avete già pianificato un’attività live a supporto del disco?

Lisy: “Per ora abbiamo in programma un paio di date di presentazione, il 24 aprile al Midian di Cremona e il 30 aprile al Keller di Curno, Bergamo, mentre il 19 aprile saremo insieme a Cadaveria allo Stronger than all fest a La Spezia. Siamo confermati ad agosto anche al festival Isola Rock a Verona, per il resto è ancora tutto work in progress. A giugno probabilmente faremo un paio di date oltralpe ma il grosso delle date promozionali saranno programmate da settembre, vediamo un po’ come si evolvono le cose in questi primi mesi di uscita di “Vitriol”!”

Come ben sappiamo, in Italia non è semplice vivere di sola musica. Chi sono gli Evenoire nella vita di tutti i giorni?

Marco: “Eh sì, direi quasi impossibile! Avere un lavoro fisso è sicuramente indispensabile: Lisy sta per laurearsi alla magistrale di Storia dell’Arte e tra noi c’è chi lavora in banca, chi è chimico in un’industria farmaceutica, chi ingegnere elettronico e chi tecnico ortopedico. Siamo gente normale con lavori normali al di là della musica.”

Ho notato come nell’immagine della band (nonché nell’artwork del Cd) sia fondamentale il colore blu. Un ricordo di “Azzurrina”, oppure una tonalità che ben si addice all’essenza degli Evenoire?

Lisy: “Entrambi direi! Abbiamo iniziato a usare l’azzurro proprio con la nostra song “Azzurrina” dell’EP autoprodotto “I Will Stay”, che tratta della celebre leggenda del castello di Montebello in provincia di Rimini. Ma fondamentalmente è un colore al quale siamo affezionati e che ci rappresenta: “Vitriol” è basato sulle tematiche dell’acqua, che è il filo conduttore del nostro panorama lirico ed è l’elemento chiave di quel percorso di ricerca interiore a cui l’acronimo alchemico V.I.T.R.I.O.L. si riferisce. Il blu è il colore dei laghi, dei fiumi, dei mari, dei cieli che le nostre atmosfere richiamano, e l’ambientazione delle leggende che raccontiamo nei nostri brani.”

Non ultimo, tre buoni motivi perché i nostri lettori non si lascino sfuggire “Vitriol”!

Lisy e Marco: “Perché è un album non scontato ma ricco di molteplici emozioni, colori ed influenze. Perché è un viaggio nel folklore italiano. Perché è la dimostrazione che anche le band italiane possono produrre dischi originali e di qualità, ed è giusto sostenere la scena del nostro Paese! Grazie per lo spazio, è un onore per noi presentare “Vitriol” ai lettori di Metallus!”

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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