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China – Recensione: Light Up The Dark

Per un attimo si era creduto che i China potessero essere la risposta europea al class metal americano. Esordirono nel 1988 con un album omonimo pazzesco, diventato un cult album tra gli estimatori del genere, forte della personalità di Math Shiverow cantante  dotato di una potentissima voce cristallina, oltre a contenere piccole gemme come “The Figth Is On”, “Rock City” e “Staying Alive”.

Nonostante l’enorme potenziale commerciale, e dopo vari cambi di line up, i China finirono la loro corsa, fino al rientro sulle scene che coincide con il nuovo “Light Up The Dark”, dato alle stampe l’anno scorso per il solo mercato svizzero ed ora disponibile, tramite Metal Heaven, sul tutto il mercato europeo.

Della formazione storica è rimasto solo Claudio Matteo alla guida del gruppo, con la sua fedele chitarra al seguito e con ancora tanta voglia in corpo di suonare rock. Se “Light Up The Dark” possa essere l’album della svolta non abbiamo modo di saperlo ora, in Svizzera godono da sempre di un notevole seguito locale, di certo i China dimostrano di avere talento compositivo ed altri nuovi brani da regalare ai fan.

Il suono di oggi è leggermento più duro, in sintonia con le produzioni moderne, lo stile richiama i Velvet Revolver, senza fruire di quell’aurea decadente tipica del sound di Slash, con qualcosa di più spensierato alla Poison. Le chitarre di “Light Up The Dark” si dividono la scena con la voce camaleontica di Eric St. Michaels, un binomio che potrebbe rilanciare alla grande le quotazioni dei China.

Tear the house down

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