Black Tide – Recensione: Light From Above

Blacktide è una band di giovanissimi ragazzi americani che sono riusciti a strappare un contratto con la major Universal suonando hard & heavy anni ottanta/novanta (dai Metallica, ai Maiden, ai Motley Crue, e addirittura qualche momento degli Alice In Chains). Un segnale dei tempi che cambiano, senza dubbio, ma anche un risultato che apre qualche perplessità sulla reale credibilità della scena metal attuale. Non che questi ragazzi non abbiano le carte in regola per fare bella figura, solo non riusciamo a sentirci completamente a nostro agio in un mondo in cui le nuove leve amano i Trivium più degli Annihilator e i Wolfmother più degli Uriah Heep. Problemi generazionali a parte i Black Tide copiano con competenza, producendo un suono facile facile che pesca a piene mani da un passato a cui basta spesso dare una bella smaltata di vernice fresca a livello di produzione, arrangiamenti e melodie vocali per ottenere qualcosa di buono. Non inventano proprio nulla insomma, ma rielaborano con un minimo di gusto, spesso usando riff che già erano stati presi a prestito dal rock classico (vedi “Let Me”) e che qui sono stati adattati ai gusti delle nuove generazioni. Non a caso in molti passaggi fanno venire in mente una band come gli Avenged Sevenfold, vicini però più per le intenzioni che per le modalità con cui espongono la materia. I Black Tide si tengono infatti più attigui al metallo e all’hard rock tout court: una song come “Show Me The Way” è ad esempio una versione ultra-commerciale di quanto hanno fatto band come Metallica e Megadeth ad inizio anni novanta. Ed è forse questa la mossa vincente per la band; piaceranno molto perché hanno un suono facilmente identificabile e un groove immediato, molto rock-oriented e assimilabile. Per smascherare il loro gioco e metterne in luce le contraddizioni (dov’è la rabbia del power/thrash? E dove la trasgressione, la fantasia dell’hard rock?) serve un’esperienza musicale che probabilmente il pubblico a cui il prodotto è indirizzato non possiede. Non di meno questo disco, se godrà di una buona promozione, rischia di diventare un punto di partenza importante per quella generazione che fino a ieri non ascoltava metal e in fin dei conti “Light From Above” ci pare nella sostanza più spontaneo di prodotti professionalmente costruiti sul gusto del metallaro medio come Avantasia e Gamma Ray. Non siamo del tutto convinti (si capisce, vero?), ma un chance vista l’età imberbe dei membri della band vogliamo comunque darla ai Black Tide. In fondo se avete in caso un adolescente è meglio fargli ascoltare questo che altra robaccia.

Voto recensore
7
Etichetta: Interscope / Universal

Anno: 2008

Tracklist:

01. Shockwave

02. Shout

03. Warriors of Time

04. Give Me a Chance

05. Let Me

06. Show Me the Way

07. Enterprise

08. Live Fast Die Young

09. Hit the Lights (Metallica cover)

10. Black Abyss

11. Light from Above


Sito Web: http://www.myspace.com/blacktide

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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