Morse – Recensione: Lifeline

Lasciate in disparte le posizioni critiche e le atmosfere plumbee di “Sola Scriptura” e superate le incertezze compositive di un “?” decisamente sottotono, ritorna il “reverendo” Neal Morse con questo “Lifeline” progressive rock album con tutte le carte in regola per guardare dritto negli occhi “One” e perché no anche “Testimony”.

Coadiuvato ancora una volta dalla rodata sezione ritmica composta dal fido Mike Portnoy (che continuiamo a non ritenere il batterista ideale per le raffinate composizioni del protagonista) e da Randy George e dalle brevi ma intense incursioni di un Paul Gilbert sempre ispirato a livello solistico questo lavoro alterna pezzi più soft connotati dal tipico stile cantautoriale di Morse a canzoni più tirate (da citare assolutamente l’incipit che da il titolo all’album ed una “Leviathan” inaspettatamente “dura”); si nota un ritorno più marcato che in passato allo stile degli Spock’s Beard (era “Snow” tanto per intenderci) anzi soprattutto a quello dei TransAtlantic (la suite “So Many Roads”). Nel bene (l’ampio respiro delle proprie composizioni) o nel male (un eccessivo fossilizzarsi sulla tematica religiosa) Neal Morse è diventato negli ultimi anni uno degli artisti più chiacchierati del genere prog…perlomeno da quando decise di abbandonare la scena per poi ripresentarsi tempo zero sul mercato discografico con un songbook assolutamente riconducibile alla sua band madre. Polemiche a parte e ricordando che è in commercio anche una versione doppia di “Lifeline” con 6 extra tracks ci congediamo da quello che a conti fatti è il “solito” lavoro di Neal Morse, artista che avendo però raggiunto ormai lo status di “grande” della music prog contemporanea non lascia dubbi sul valore oggettivo di una proposta ormai radicata.

Voto recensore
7
Etichetta: Radiant / Inside Out

Anno: 2008

Tracklist: 01. Lifeline
02. The Way Home
03. Leviathan
04. God’s Love
05. Children Of The Chosen
06. So Many Roads
07. Fly High

Sito Web: http://www.myspace.com/nealmorse

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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