The Gathering: “Libertà ed emozione” – Interivsta a Anneke e Frank

Sfuggenti, multicolori, versatili… Gli aggettivi spendibili per i The Gathering implicano sempre e comunque una sensazione di cambiamento. L’ultima prova ‘If_then_else’ non si discosta dal trend di innovazione e sperimentazione iniziato anni addietro con Mandylion (escludendo il primo periodo doom del gruppo, guarda caso quello senza Anneke Van Giersbergen), presentandosi come un disco dall’impatto docile e sognante, attraversato da strati di melodie libere e da poche scosse più rumorose.

La prima cosa, e il motivo principale per cui ci troviamo qui, è ovviamente il nuovo disco ‘If_then_else’. Vorrei che ne faceste una breve presentazione, che ci diceste insomma dal vostro punto di vista quali sono i suoi aspetti più importanti!

(Anneke e Frank) Ma così per te è troppo facile! (Ridono)

Mi sono tenuto le domande più precise per dopo, non vi preoccupate!

(Anneke) Così va meglio! (Ride). In ogni modo, ‘If_then_else’ è un disco di cui andiamo fierissimi, perché ci abbiamo lavorato molto a lungo, e per cui abbiamo avuto a disposizione molto tempo in studio. E’ un disco dal grande impatto, lontano dal centinaio di minuti di musica del disco precedente: è stata una sorta di reazione, che ci ha portato a scrivere un bel disco di quelli sintetici, di quelli…

…senza fronzoli?

(Anneke) Esattamente, ecco, “senza fronzoli” è il modo migliore per descriverlo!

Vi siete forse pentiti di aver dato alle stampe un’opera lunga come ‘How To Measure A Planet?’

(Anneke e Frank) No, no, assolutamente!

(Anneke) Era quello che ci sentivamo di fare al momento, la musica si scrive praticamente da sola, non siamo capaci di fermarla e di decidere quanto vogliamo far durare un pezzo. Funziona così, è molto semplice!

Il titolo del disco, ‘If_then_else’, è mediato dal mondo dell’informatica. Può ovviamente essere interpretato in molti modi diversi, tutti -credo- inerenti alla libertà. ‘If_then_else’ parla dell’essere liberi, del non esserlo, o dell’esserlo all’interno di un determinato numero di opzioni?

(Frank) Sicuramente l’ultima che hai citato. Si riallaccia anche al tema portante del disco, che è poi la società. Tutti corrono più in fretta possibile, senza avere tempo e voglia di fermarsi…

Come sulle montagne russe (‘Rollercoaster’, traccia d’apertura e primo singolo)…

(Frank) Precisamente, sembra di non potersi fermare. Il fatto che poi il nome sia anche un’istruzione informatica fa capire ancora meglio cosa intendiamo.

(Anneke) Avevamo anche un pezzo intitolato così, ma non è poi finito sul disco.

Accanto all’ormai tradizionale suono dei The Gathering, ascoltando il disco si rilevano delle influenze davvero molto diverse fra loro. Personalmente potrei fare i nomi di Alice In Chains, Portishead, Motorpsycho e molti altri, ma potrei sbagliarmi completamente. Quali sono i punti di riferimento che voi, dall’interno, avete adottato?

(Anneke) I Motorpsycho sono un’influenza fortissima su di noi, piacciono tantissimo a praticamente a tutto il gruppo. Citerei anche i Radiohead, sicuramente…

(Frank) Ascolto tanta di quella musica diversa che ho solo l’imbarazzo della scelta!

(Anneke) Ascoltiamo comunque molti artisti diversi, dai Beatles alla musica classica. Puoi trovare quasi tutto in un nostro disco!

Tu, Frank, ti occupi di tutto ciò che è “elettronico” nei The Gathering, quindi immagino avrai gusti molto definiti in questo senso. Qual è la musica elettronica che prediligi?

(Frank) Per molto tempo sono stato un grande appassionato dei The Orb, mi piacciono molto i Kraftwerk, e in generale la roba più “datata”. Fra gli artisti recenti direi Moby e i Portishead.

Avete mai pensato di remixare alcuni brani dei The Gathering?

(Anneke) E’ curioso che tu ce lo chieda proprio ora, perché effettivamente ci sentiamo finalmente pronti per preparare alcuni remix. Ovviamente ci saranno i soliti radio-edit per i pezzi che saranno scelti come singoli, ma vorremmo anche fare qualcosa puntato verso aree musicali differenti, per farci conoscere anche al di fuori del nostro classico pubblico.

Personalmente credo che un pezzo come ‘Amity’ sia parecchio indicato per una pratica del genere…

(Anneke) Hai indovinato, potrebbe essere una di quelle che verranno remixate. Probabilmente ti ha dato questa sensazione a causa del loop di batteria, in effetti è certamente adatta.

I gruppi che hanno un tipo di evoluzione simile alla vostra, quelli che cioè si muovono verso schemi musicali via via più “aperti” spesso tendono a diventare “progressivi” nel senso deteriore del termine, aggiungendo parti complicate, difficili da seguire e da suonare. Sembra invece che voi preferiate mantenere intatta la vostra semplicità…

(Anneke) Teniamo molto al fatto che la nostra musica rimanga semplice, fruibile per tutti ma ricca di emozioni!

Esattamente quello che volevo sentirmi rispondere!

(Anneke) Perfetto, allora non ti deluderemo mai! (Ride)

(Frank) Io sono contento che un gruppo come i Dream Theater abbiano molti fan, ma non è roba che fa per me.

(Anneke) Devi pensare troppo per ascoltare quel tipo di musica. Musica come quella è l’equivalente di Mariah Carey in ambito rock: i pezzi sono splendidi e tecnicamente impeccabili, sai benissimo che non potrai mai cantare meglio di lei, ma non si percepisce alcuna emozione. Non c’è dinamica, non ci sono parti soft che ti facciano viaggiare e altre dure che ti riportino alla realtà.

Nei report che giungevano dallo studio mentre stavate registrando il disco si sentiva spesso parlare di un “kick ass record”, e mi ero fatto l’idea di un album molto energico, potente, ma ascoltandolo mi sono accorto che non è proprio così: i toni sono quasi sempre rilassati e sognanti…

(Frank) “Kick ass record” può avere tante interpretazioni diverse, ovviamente. La nostra intenzione era quella di fare un disco che si seguisse senza troppe difficoltà, che fosse molto diretto e lineare, e ovviamente molto emozionale.

(Anneke) “In your face”, ma senza essere un album violento!

Tra l’altro il disco era molto atteso pur essendo uscito nemmeno sei mesi dopo il live ‘Superheat’. Come mai questa scelta di essere di nuovo nei negozi a distanza così ravvicinata?

(Frank) E’ vero, però un disco dal vivo non “conta” come un disco in studio, perché i pezzi sono già tutti conosciuti. E’ un bell’intermezzo fra un disco e l’altro, ed è un live che ci soddisfa molto. Facendo i conti, ‘How To Measure A Planet?’ è uscito quasi due anni fa, alla fine.

(Anneke) La gente ci chiedeva continuamente di fare uscire qualcosa dal vivo. Un disco live è un ottimo documento che testimonia la tua attività sui palchi. Noi abbiamo speso molto tempo in tour, ma comunque c’è gente che non è riuscita a vederci, e ce l’ha fatto sapere: volevano un nostro disco dal vivo. Molto credono che un live album sia pubblicato per segnare la fine di un’era o chissà cos’altro, ma non è il nostro caso: è solo un documento di quello che abbiamo fatto.

Il testo di ‘Colorado Incident’ e quello di ‘Herbal Movement’ mi hanno molto incuriosito. Vi va di parlarne un po’ in dettaglio?

(Anneke) ‘Colorado Incident’ parla dell’essere in tour, del fatto che noi giriamo molto, facciamo molti kilometri, incontriamo tanta gente che apprezza quello che suoniamo: per noi è importantissimo, fondamentale direi. Quando siamo in tour, sul bus, spesso pensiamo quanta gente riusciremo a far sorridere durante il prossimo concerto… Ovviamente questo è il nostro punto di vista, chi lo ascolta deve farsi la propria idea.

Quello che hai detto poco fa mi ha molto colpito: sul palco siete tutti sempre molto sorridenti, è una cosa rara da vedere durante un concerto, non capita molto spesso. Si vede che vi piace essere là sopra…

(Anneke) Ci piace moltissimo, ci divertiamo e non vedo perché dovremmo adottare qualche tipo di immagine che copra i nostri veri sentimenti sopra un palco.

(Frank) Vogliamo essere rilassati, completamente a nostro agio. La gente che ci viene a vedere vuole distrarsi, passare una serata rilassata, e noi lo stesso.

L’altra canzone da cui ero incuriosito era ‘Herbal Movement’. Il primo verso parla di “fabric softener of the mind”, cioè di “ammorbidente della mente”. Stiamo parlando di droghe, vero?

(Anneke) Centro perfetto! (Ride)

Non avete paura che, soprattutto per un gruppo olandese, parlare di droghe possa essere reputato un luogo comune?

(Anneke) Il soggetto preciso della canzone non è l’uso di droghe, ma è il fatto di guardare persone che ne abbiano fatto uso. Non condoniamo assolutamente l’utilizzo di droghe chimiche o pesanti, è roba che distrugge corpo e mente. Di tanto in tanto possiamo anche fumarci un joint, ma per noi in Olanda è come andarsi a bere una birra qui, ma stai sicuro che non accadrà mai quando dobbiamo suonare, dal vivo o in studio che sia. La musica è la nostra droga, non ci serve altro per far viaggiare la nostra mente.

Cosa ci potete dire di gruppi come 7Zuma7 o Peter Pan? Soprattutto gli 7Zuma7, prima di sciogliersi, hanno avuto una buona esposizione qui in Italia, hanno anche diviso il palco con voi in un festival estivo, il Beach Bum di Jesolo dell’anno scorso. Rispecchiano un’attitudine abbastanza diversa dalla vostra, dedita alla (sempre fu lodata) trinità “sesso, droga e rock’n’roll”…

(Anneke) E’ una scena che riguarda più che altro Eindhoven, la “rock city” olandese! (Ride)

(Frank) C’è anche una fertile scena stoner rock, un gruppo fantastico sono i Celestial Season!

Ecco, i Celestial Season hanno avuto un’evoluzione assimilabile alla vostra: sono partiti da una base doom per diventare mano a mano più raffinati e psichedelici! Un’ultima domanda che vorrei farvi riguarda la Psychonaut Records, che è sostanzialmente l’etichetta della band, gestita da voi. Che progetti state realizzando?

(Frank) Per prima cosa abbiamo intenzione di ripubblicare ‘Mandylion’, ‘Nighttime Birds’ e ‘How To Measure A Planet?’ su vinile. In futuro, quando non saremo più sotto contratto con la Century Media, ci sarà forse la possibilità di far uscire il nostro materiale tramite la nostra etichetta.

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