Leprous: Live Report della Data di Rozzano (MI)

Lo scorso venerdì è andata purtroppo in scena l’ennesima serata “tipo” dei concerti metal di piccola/media grandezza; sì perché in un posto che non ti aspetti come il The Theatre Club di Rozzano (hinterland milanese) immerso in una grigia zona industriale ci sarebbe stata la possibilità di assistere ad un concerto davvero interessante per molte più persone di quelle che effettivamente hanno partecipato ma che la tangibile crisi che attanaglia l’industria discografica (e conseguentemente la promozione live) ha inevitabilmente minato.

Al di là degli ovvi problemi acustici che possono nascere quando la musica che esce dagli speaker rimbomba in un capannone non destinato alla musica dal vivo c’era comunque grande interesse nel vedere i Leprous di ritorno in Italia dopo l’headliner tour dell’anno passato.

La serata è stata aperta dagli intransigenti Nefastis ed il loro aggressivo thrash metal totalmente debitore della scena tedesca (soprattutto Sodom e Destruction); qualche armonizzazione di chitarra e nessun errore madornale da segnalare anche se i nostri non hanno suscitato grandissima impressione a parte la voglia di mettersi in gioco nonostante la quasi totale assenza di pubblico.

Diverso il discorso per quanto riguarda i Blindead che con il loro ipnotico ed oscuro alternative metal, decisamente aggressivo in alcuni frangenti hanno catturato l’attenzione degli astanti accompagnati tra l’altro da proiezioni che ci hanno ricordato quelle usate in passato da Porcupine Tree e Tool. I polacchi ci sanno sicuramente fare dal punto di vista tecnico (granitica la sezione ritmica che include curiosamente il bravo bassista Matteo Bassoli) e lo stralunato singer Patryk Zwolinski (t-shirt bianca e bretelle) ha fatto da catalizzatore dell’esibizione.

I Leprous hanno inzuppato la loro scaletta con estratti dall’ultimo “Coal” pezzi che dal vivo rendono decisamente bene (mentre su disco, pur apprezzandoli, avevamo fatto fatica a digerire al primo impatto); dall’iniziale “Foe” al caos totale dell’ultima “Contaminate Me” (le 8-strings di Tor Oddmund Suhrke e Øystein Landsverk ci hanno davvero fatto fischiare le orecchie) abbiamo avuto il piacere di gustarci “The Valley”, “Echo”, “Chronic” e le più datate “Restless”, “Dare You” e “Forced Entry”. Detto dei due chitarristi che hanno inscenato un vero e proprio show nello show (purtroppo non supportato di una resa audio adeguata) tra ritmiche che rimandano ai primi Pain Of Salvation e assoli stranianti non possiamo non citare il batterista Baard Kolstad (ospite di questo tour) che nonostante un kit minimalista ha davvero fatto il buono ed il cattivo tempo, preciso come un metronomo ma anche violento e potente come il genere richiede.

In conclusione spenderemmo due righe per quello che a tutti gli effetti è il leader della band: Einar Solberg infatti ha una voce stentorea e accompagna alle tastiere nonostante spesso si faccia trasportare da forsennati headbanging; chi conosce la band però sa che i norvegesi utilizzano linee vocali assolutamente originali e osé (con tanto di utilizzo di falsetto e voce lirica) che sono difficilmente riproponibili dal vivo. È proprio in questi passaggi che il nostro perdeva un po’ di tiro rispetto all’attacco frontale della band anche se, come si dice in gergo, l’ha portata a casa alla grande proprio per la capacità di utilizzare al meglio anche la voce piena. Peccato che per una serie di ritardi la scaletta sia stata abbastanza ridotta (senza la possibilità di ritornare sul palco per il bis).

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi