Artillery – Recensione: Legions

Cambiamenti in atto per i danesi Artillery, con un nuovo album in uscita dopo il recente contratto siglato con Metal Blade e un paio di importanti cambi in line-up con l’ingresso del nuovo batterista Josua Madsen e soprattutto del nuovo singer Michael Bastholm Dahl. Sarà anche a causa di queste novità, ma la band ha ulteriormente reso più melodico e pulito il proprio stile, abbracciando ancor di più sonorità vicine allo speed metal e al metal classico, se pur ben innestato di ritmi sostenuti e riferimenti al thrash vecchia maniera (ma meno grezzo che nelle prime uscite).

Nulla che possa far gridare al “tradimento”, visto che fin da quando gli Artillery sono ripartiti con questa nuova forma nel 2007 la direzione è sempre più o meno stata questa. L’inizio potente e veloce di “Chill My Bones” riporta alla mente qualcosa del bellissimo “By Inheritance”, ma ne trasfigura gli elementi base attraverso un suono meno aggressivo e linee vocali più immediate e cantabili. E questo pare essere in effetti il punto centrale della questione: ad esaltare in modo maggiore le potenzialità melodiche dei brani sono proprio le parti del nuovo singer Michael.

Si tratta tra l’altro di una scelta estremamente azzeccata, sia perché il nostro mostra doti d’estensione notevoli e grande abilità nel costruire passaggi memorizzabili, ma anche perché l’intera scaletta guadagna ad ogni ascolto e molte canzoni riescono a far breccia.

L’anthemica “Legions Of Artillery” gode di un ritornello molto anni ottanta che dal vivo promette sfaceli, mentre il groove trascinante di “Wardrum Heartbeat” riporta alla mente il meglio del power-thrash made in USA e l’epica e lunga “Global Flatline” è a dir poco un gioiello dalla struttura armonica avvincente.

Non meno trascinante la velocissima e spaccona “Anno Requiem”, cantata anch’essa in modo eccezionale e seguita da un arpeggio acustico che apre la più melodica “Enslaved To The Neither” (una sorta di “Fade To Black” in Artillery style). Niente male, anzi, sono pure le due conclusive “Doctor Evil”, con un bridge riuscito alla perfezione e quasi dal sapore progressive, ma anche il finale di “Ethos Of Wrath”, song ancora una volta ben giostrata da passaggi più melodici e un riffing a tratti super-aggressivo.

Ottima, davvero ottima anche la produzione, con tutto perfettamente udibile e ben bilanciato, senza mai scadere nell’eccesso di “rumore” che molte produzioni contemporanee portano in dote. Che aggiungere? Un’uscita ancora una volta impeccabile per questi danesi che sembrano non voler mollare più un colpo.

Voto recensore
8
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. Chill My Bones
02. God Feather
03. Legions
04. Wardrum Heartbeat
05. Global Flatline
06. Dies Irae
07. Anno Requiem
08. Enslaved To The Nether
09. Doctor Evil
10. Ethos Of Wrath


Sito Web: https://www.facebook.com/ARTILLERY.DK

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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