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Antimatter – Recensione: Leaving Eden

Lo sticker applicato sulla confezione del CD questa volta non è molto lontano dalla verità quando indica negli Antimatter “the saddest band in the world”! Già perché nonostante la defezione del co-fondatore Duncan Patterson partito per i lidi del progetto Íon e persa (ed è un peccato) la forte impronta elettronica dei precedenti lavori la creatura di Mick Moss non stempera l’impetuosa carica malinconica della propria proposta musicale e lirica rendendola in questo nuovo lavoro decisamente più “organica” come già nel precedente ‘Planetary Confinement’; Moss infatti è contornato questa volta da quella che pare essere una vera e propria band tra i cui membri spicca la figura di Danny Cavanagh degli Anathema che si occupa degli assoli di chitarra e del pianoforte. Gli Antimatter ci ripropongono il proprio personale approccio dark alla materia musicale, con malcelati riferimenti ai Pink Floyd per ciò che riguarda le atmosfere; il discorso andrebbe però spostato dalla defezione di Patterson perché altrimenti si rischia di dimenticare che Moss è stato musicista anche prima dell’incontro con l’ex socio e soprattutto non possono essere messi nel dimenticatoio gli splendidi pezzi composti dal nostro per ‘Saviour’, ‘Lights Out’ ecc…Diciamo solo che è andato perso un certo lato sperimentale, ambient, non sono più presenti vocals femminili (l’unica ospite del gentil sesso è la violinista Rachel Brewster) e si potrebbe quasi affermare che il lato metafisico ha lasciato spazio ad un “rock feel” pur intriso di malinconia, rendendo ‘Leaving Eden’ l’album più accessibile del combo; un grande Danny Cavanagh in ‘Redemption’, l’Hammond di ‘Another Face In A Window’, l’acustica di ‘Landlocked’ (e di tutto il CD) sono tutti momenti introspettivi e magici che rendono questo lavoro unico ma anche difficile; è materia impalpabile che si affianca al silenzio senza disturbarlo. Elitario.

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