Infection Code: “Le nuove leve estreme italiane” – Intervista

Incontriamo Gabriele degli Infection Code, una promettentissima band piemontese che gioca sul limite nervoso fra umano e tecnologico, abbondando con le dosi di ferocia e portando avanti un concept forse non nuovissimo ma che ci sembra essere ben organizzato e “a fuoco”.

Come ogni esordiente che si rispetti, non puoi esimerti dal riassumerci la storia del gruppo…

Gli Infection Code nascono nell’Ottobre 1999 da un’idea di me ed Enrico, il bassista. Arrivavamo da 2 band della scena estrema torinese, i Jesus Goes To Hell e i Quiet Flower, che suonavano classico death metal, e abbiamo deciso di spostare un po’ le nostre sonorità verso iriferimenti più moderni, che potevano essere Fear Factory e Meshuggah, ma anche tanti altri. Il fatto di avere 2 voci in line-up e l’aggiunta dei sample ci differenziano più del resto dalla media del genere, secondo noi. L’idea del CD autoprodotto è nata in Gennaio ed è stata realizzata a Marzo negli studi di Tommy dei Sadist. E’ più che altro un mezzo per farsi conoscere a etichette e addetti ai lavori vari. Fondamentalmente siamo un gruppo di amici che s’è riunito per suonare la musica che ama, ognuno porta le proprie idee e nessuno ha l’ultima parola.

Come siete entrati in contatto con Tommy?

Sono amico da anni di Tommy, Trevor e degli altri del gruppo. Ero rimasto stregato da ‘Above The Light’, dovevo assolutamente conoscere un musicista straordinario come Tommy. Ho lavorato con loro come roadie, siamo diventati amici, e inoltre lo stimo come fonico e produttore, per cui abbiamo deciso di lavorare da lui. Per quello che facciamo noi credo Tommy sia sicuramente esperto e adatto, pur essendo gli Infection Code decisamente più estremi dei Sadist odierni. Manteniamo parti grind e classici elementi death metal, ma cerchiamo di far risaltare anche la melodia.

Al momento come vi state muovendo?

Stiamo cercando di far girare il più possibile il nostro mini-CD e il nostro nome, sperando di trovare un’etichetta disposta a lavorare con noi. Se anche non la dovessimo trovare, faremo uscire noi il disco per poi trovare una distribuzione. Al momento la nostra principale preoccupazione non è quella di suonare dal vivo, anche se abbiamo qualche data, ma piuttosto quella di scrivere pezzi, di comporre in vista di questo disco. Abbiamo pronti altri tre pezzi oltre ai tre del mini-CD, e sono più o meno sulla falsariga di questi, senza spunti particolarmente “trendisti”, ma piuttosto estremi. Molte cose del cosiddetto “new metal” mi piacciono, ma in realtà il nostro vero terreno d’incontro comprende band come -appunto- i Meshuggah…

…o gli Strapping Young Lad?

Io ed Enrico ci siamo incontrati proprio perché a entrambi piacevano gli Strapping Young Lad! Quello è il filone musicale che ci interessa, e all’interno del quale vogliamo comunque essere originali, è la nostra sfida. Devi lanciare un messaggio originale.

Messaggio che è legato a doppio filo alla tecnologia…

E’ quello il concept degli Infection Code: mettere l’uomo e la macchina uno davanti all’altro. Questa contaminazione riguarda il livello musicale, quello lirico e quello visivo. L’uomo è codificato come una macchina sin dalla nascita, teso sempre alla ricerca della cosa che faccia star meglio, ma in maniera molto superficiale, priva di sentimenti. Siamo tutti in un modo o nell’altro alla ricerca della comodità, e a volte è proprio il rapporto umano quello che soffre di più di questa corsa sfrenata. Un esempio che faccio spesso è quello del cellulare: 10 anni fa non esisteva e stavamo tutti benissimo, ora che c’è stato questo boom tutti sembrano averne bisogno. Anche Internet fa ovviamente parte del discorso. Internet è utilissima, anch’io la utilizzo moltissimo, ma ad un certo livello ti preclude il fatto di avere rapporti con le altre persone, di provare con esse delle emozioni e dei sentimenti. Il nostro pezzo ‘WWW’ parla per esempio dell’amore tramite Internet: la cosa più naturale del mondo svilita dalla rete, con la gente che cerca “l’amore” su siti pornografici.

Una contrapposizione totale, insomma?

Esatto, però non vogliamo lanciare messaggi definitivi o insegnare nulla, ci limitiamo ad esporre dei dati di fatto, è una nostra presa di posizione.

Se qualcuno vi proponesse una teoria secondo cui questo tipo di evoluzione che criticate sarebbe “normale”? Mentre si vivono grossi cambiamenti non si può quasi mai avere una percezione precisa della loro portata. Se questo fosse insomma uno dei possibili futuri “naturali”?

Vedo che l’individuo è sempre più solo in mezzo alla gente, in mezzo alla tecnologia, in mezzo al progresso. Sta perdendo la capacità di rapportarsi con gli altri, personalmente non credo sia un’evoluzione “naturale”. Lo vedo come una sorta di binario infinito, non so prevedere come sarà la situazione fra dieci anni però…

Parlavi prima dell’aspetto visivo/grafico: chi se n’è occupato?

Ce ne siamo occupati noi autonomamente. Pur essendo assolutamente inesperti a livello di grafica, non abbiamo voluto affidarci a qualcuno che fosse esterno al gruppo per non rischiare di perdere una parte del significato che abbiamo in mente. E’ stata una sfida e i risultati sono sufficientemente buoni, non ovviamente eccelsi, ma è comunque un inizio, non è detto che per il prossimo lavoro sia ancora realizzato “artigianalmente” come questo. Sicuramente però dovremmo trovare una persona che comprenda esattamente il nostro messaggio. L’unico che conosce qualcosa di “arti grafiche” fra noi è Enrico, che però è un appassionato di pittura, non certo di computer graphics.

Forse potreste provare a integrare il suo approccio più “classico” con la vostra visione tecnologica…

Capisco cosa intendi, e in effetti abbiamo già avuto qualche idea da questo punto di vista. Volevamo, soprattutto dal vivo, provare proprio a integrare quello che facciamo come Infection Code con quello che fa lui a livello artistico. Ovviamente a livello pratico sono molti gli aspetti di cui tenere conto, però vorremmo effettivamente provare a interagire con parti visive.

Tipica domanda da gruppo “nuovo” italiano: rapporti con gli altri gruppi? La famigerata “scena”?

Mi è sempre interessato molto avere contatti con i gruppi e supportarli. Non ho mai sopportato l’esterofilia a tutti i costi, né tantomeno il tirarsi merda addosso fra gruppi “minori”. E’ una cosa che non tollero. Siamo in una situazione organizzativa non bellissima, perché dovremmo cercare di fotterci a vicenda? Prendi i Sadist: ci stanno dando una mano enorme, ma non tutti fanno così: c’è in giro molta spocchia. Salvo poi sbavare per il primo gruppo americano che arriva da queste parti… Gente come i Sadist o i Death SS non ha assolutamente nulla da invidiare a gruppi stranieri ben più famosi. Ma si può dire lo stesso per gli Extrema, che sono in giro da anni, o per i Browbeat, che pur essendo nuovi spaccano veramente! Ma poi Undertakers, Cappanera…ce n’è una marea! E non mi riferisco solo a sonorità a me più vicine, ma anche a gruppi come Labyrinth o Rhapsody, che, pur non piacendomi, hanno il mio massimo rispetto, perché si sono sbattuti e hanno saputo affermarsi.

Fabio Rodighier

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