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Unsane – Recensione: Lambhouse

E’ arrivato il momento per Relapse Record di ripercorrere a titolo celebrativo la carriera di una delle band più marce e rumorose che siano mai emerse dall’underground americano, qualcuno li chiama Unsane e – ancora – qualcun altro chiama questa raccolta ‘Lambhouse’. ‘Lambhouse’ riassume in maniera intelligente la storia degli Unsane in ventiquattro brani a partire dall’ultimo – del 1998 – ‘Occupational Hazard’ (come dimenticare ‘Committed’?) andando cronologicamente indietro per arrivare all’omonimo del 1991 quando ancora la band pubblicava i propri dischi su Matador Record. In mezzo ci sono ‘Scattered, Smothered, & Covered'(da sottolineare il brano ‘Scrape’), ‘Total Destruction’ e addirittura alcuni pezzi che si riferiscono ad una raccolta di singoli uscita nel 1992. Dalla prima traccia fino ad arrivare all’ultima emerge sporcizia, fango, noise, hardcore, rock e blues suonato (e sudato) da chi, indossando una camicia di flanella, concretizzava semplici riff impregnandoli di impatto fisico senza eguali. Gli immaginari urbani che ci propongono gli Unsane sono quelli di una New York degradata, giunta ormai al collasso sociale in cui cinismo e ignoranza sembrano essere le uniche soluzioni: nel mondo perverso degli Unsane tutto è sbagliato, scorretto e senza rispetto per nessuno. Ora i nostri sono tornati in tour e saranno a Dicembre in Italia, per sconvolgere. Tremate, benpensanti, tremate che noi stiamo già alzando il dito medio.

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