Lamb Of God: Randy Blythe difende l’annullamento del tour europeo; la sua dichiarazione ufficiale

Dopo l’annullamento del tour europeo, Randy Blythe, frontman dei Lamb Of God, ha risposto alle accuse che gli sono state rivolte negli ultimi giorni e ha difeso la sua scelta di cancellare le date europee in un lungo post sul suo blog personale.
Di seguito ne riportiamo alcuni estratti, mentre l’intera dichiarazione può essere letta sul blog di Randy, Randonesia.

Su richiesta del management, ho accettato di scrivere un post riguardo il nostro tour europeo recentemente annullato. Personalmente avrei evitato di farlo visto che una dichiarazione generale piuttosto auto-esplicativa era già stata fatta per spiegare le nostre ragioni e che sembrava piuttosto sufficiente. La sostanza di base del post è che si è verificato qualcosa di specifico che ha fatto sì che alcuni di noi nella band ritenessero non fosse saggio continuare con il tour, mettendo potenzialmente in pericolo noi stessi, la nostra crew ed un gran numero di persone indifese. Abbastanza semplice,

E non voglio approfondire i dettagli di tale evento qui, dal momento in cui non ho voglia di aggiungere elementi all’atmosfera di speculazione e di paura che circonda attualmente le attività terroristiche in Europa. Ci sono troppe bocche mal informate di tutto il mondo che fanno sì che una situazione già tesa e molto complessa diventi ancora peggio.

Mi sento molto ridicolo a scrivere questo (chi sa che si è deciso di cancellare un tour dopo che alcune persone si son fatte saltare in aria per le strade necessita di ulteriori spiegazioni?), ma visto che mi è stato gentilmente chiesto di farlo da parte delle persone che si impegnano a gestire la mia band, lo farò.

E come uno dei membri della band ha detto “io sono fatto così”, io parlerò solo per me stesso e non per la mia band nel suo complesso. Non ho alcun problema in questo perché francamente non me ne frega un cazzo di quel che la maggior parte della gente pensa di me in generale e storicamente, le opinioni di ciò che dovrei fare o dire delle altre persone non hanno mai avuto un grande impatto nel mio processo decisionale e non inizieranno ad averlo ora. Inoltre, sono abituato ad essere il cattivo, così non perderò il sonno per colpa degli inevitabili commenti cattivi su internet. Questo genere di cose non è abbastanza significativo per me per tenermi sveglio la notte ed io comunque non ci presto molta attenzione. Lascio tutto ai giornalistuncoli ed ai pettegoli che non hanno nulla di meglio da fare.
Così, quello che ho da dire, ed è tutto quello che sto per dire su questo argomento/ periodo, sarà comprensibile solo a quelli con metà cervello funzionante nelle loro teste, per il resto.. beh, sticazzi se non lo capiscono!

Ovviamente, nessuna band vuole annullare un tour – specie quando è in corso. I fan disapprovato e vengono persi tanti soldi, tanto tempo viene sprecato da tutte le parti coinvolte ed in generale tutto ciò che riguarda gli affari va male ed è solo un grande dito nel culo.
La mia band non ha l’abitudine di cancellare tour, quindi, a meno ché non si tratti di un’emergenza familiare, proseguiamo a prescindere quasi da tutto.
E tantissime cose “interessanti” si sono verificate nel corso di 21 anni di esistenza come band. Abbiamo vissuto l’avvio della legge marziale a Bangkok, in Thailandia; siamo stati bloccati in aeroporto; per più giorni non sono stato in grado di entrare in un paese perché le forze armate e le forze di polizia hanno deciso di andare in guerra l’uno contro l’altro (Ecuador); abbiamo sfiorato e guidato attraverso catastrofi naturali che si sono rivelate mortali (terremoti in Cina, inondazioni in Polonia, uragani qui in America, ecc.)

Personalmente sono salito sul palco con un braccio rotto, le costole rotte, diverse dita spezzate, il naso rotto, graffette sulla mia fronte a causa di un’immersione andata male, sono anche stato in prigione in un paese straniero e suonato concerti poco più di una settimana dopo. Prima della notte di inizio di questo tour ho incontrato un gruppo di ragazzi particolarmente sgradevoli in una strada buia che hanno deciso di pestarmi e di conseguenza ho cantato ai primi concerti con un mal di testa insopportabile.

La mia band e io non sono nemmeno stati estranei ad essere in tour in un periodo di terrorismo – dopo poco più di un mese dall’11 settembre del 2011 abbiamo suonato a Times Square, centro di Manhattan, New York City (un sacco di band, soprattutto europee, avevano annullato i loro tour negli States in quel periodo, e non è stata colpa loro, è stato davvero un periodo pesante per l’America). Ma questa è la vita di un musicista itinerante, qualcosa di veramente ma veramente grave deve accadere per farci annullare un tour.

E qualcosa di veramente, ma veramente serio (e direi assolutamente straziante) è avvenuto a Parigi, spingendo diverse band a tornare subito a casa o ad annullare l’imminente tour. Non si può dar loro la colpa. La mia band non ha lasciat – abbiamo messo attenzione in quel che stava succedendo, abbiamo valutato meglio la situazione e abbiamo deciso di continuare il tour. Nonostante alcune preoccupazioni evidenti, ci sembrava la cosa migliore da fare.

Seduto in una stanza d’albergo a Londra, mentre seguivo in tempo reale il tragico massacro avvenuto al Bataclan di Parigi, ho potuto vedere il layout di quel club nella mia mente, ed ho pensato: “è un posto terribile per rimanere intrappolati (è ovviamente il motivo per cui i terroristi lo hanno scelto) – Dio aiuti quelle persone lì dentro”. E’ stato nauseante per me vedere che la gente moriva solo perché stava assistendo ad un concerto rock, e ciò che ha reso il tutto ancora peggiore era che potevo chiaramente immaginare ciò che stava accadendo visto che avevo suonato in quel club diverse volte. 89 persone sono morte al Bataclan, quella notte, tra cui un individuo noto ai diversi membri della crew del nostro tour. Il giorno successivo l’umore prima del concerto era molto basso, ma tutte le band sono salite sul palco, hanno alzato i loro cuori e hanno suonato, perché sembrava la cosa migliore da fare, per cercare di sollevare lo spirito delle persone. Dal palco, ho detto al pubblico di cercare di non farsi consumare dall’odio o di vivere nella paura – dopotutto, eravamo ancora sul palco, la gente era venuta a sentirci, e nessuno vuole sedersi e sentirsi sopraffatto dalla rabbia, dall’ansia e dalla tristezza per qualcosa sulla quale non si ha alcun controllo. E’ stato un concerto emozionante per tutti i soggetti coinvolti.

Il giorno dopo abbiamo suonato un altro concerto nel Regno Unito, in un piccolo club del Birmingham. Sono stato costretto ad interrompere il concerto perché una persona del pubblico si è sentita male ed è stata chiamata un’ambulanza, ma nel complesso andava ancora tutto bene, stavamo facendo la cosa giusta.

Poi la band e la crew sono volate a Stoccarda, in Germania. Inizialmente avevamo programmato di prendere un traghetto da Dover, Inghilterra, verso Calais, Francia e da lì andare in Germania. Ma dopo i bombardamenti e le sparatorie a Parigi il governo francese ha deciso di chiudere le frontiere e abbiamo pensato che il traghetto non sarebbe stato disponibile o che sarebbe stato un incubo dal punto di vista della sicurezza, così abbiamo deciso di spendere i nostri soldi per dei voli. Immaginate la mia sorpresa quando ho parlato con il nostro autista del tour bus che il giorno del nostro concerto a Stoccarda, quando gli abbiamo chiesto quanto fosse affollato e frenetica la sicurezza nel traghetto ci ha risposto: “Oh, no, era quasi vuoto. Quando siamo arrivati in Francia non c’erano poliziotti alla frontiera e nemmeno altrove”. Uhm…. ok.

Mi pareva molto strano, visto che solo tre giorni prima gli uomini che erano arrivati da un paese vicino si erano fatti saltare in aria a Parigi dopo aver massacrato oltre 100 esseri umani. Ma io non sono un esperto di sicurezza, che ne so io?

Prima di mettere piede a Stoccarda, ho visto al telegiornale che hanno evacuato uno stadio di calcio un po’ a nord rispetto a dove stavamo noi, ad Hannover, in Germania, a seguito di minacce di esplosioni. Non mi sono sentito esattamente rilassato quella sera sul palco, ma poi si è rivelato essere un grande concerto, nonostante ancora una volta ho dovuto fermare il concerto perché un’altra persona della folla rimasta ferita potesse essere presa dall’ambulanza (due concerti di fila e due persone gravemente ferite – è davvero brutto quando si scopre che un membro del pubblico è rimasto ferito). E così abbiamo continuato attraverso l’Europa continentale a Tilburg, Paesi Bassi: ancora una volta sembrava la cosa giusta da fare.

Mi sono svegliato di ottimo umore verso le 1 o 2 pm del giorno del concerto a Tilburg (mi piace l’Olanda e passare il mio tempo lì), sono andato per le strade, ho pranzato e ho cercato online per vedere se ci fosse un negozio di fotografia nelle vicinanze. Poco dopo, nel pomeriggio, prima che la band iniziasse il soundcheck, il nostro tour manager ci ha chiamati, ha chiuso la porta del nostro camerino e ha dichiarato: “Ho una notizia, e non è una buona notizia”. Poi ci ha subito informati di uno specifico evento che mi ha subito fatto dire “Fanculo, non ho nessuna intenzione di salire sul palco stasera”.

In quel momento, era la cosa giusta da fare. Non sembrava opportuno stare sul palco e dire alla gente: “Non preoccupatevi, entrate e divertitevi. Non c’è motivo di preoccuparsi”. E non mi sentivo fosse giusto nemmeno per me stesso, per le persone che lavorano per noi, per i nostri fan. Le cose erano rapidamente cambiate. Pareva stupido, irresponsabile e sembrava molto, molto pericoloso.

Come ho già detto prima, non voglio aggiungere più rumor o speculazioni su una situazione già tesa ed in costante mutamento come quella in Europa, quindi non voglio entrare el dettaglio. Basta dire che questa nuova informazione specifica (e non qualche nebulosa notizia circa l’atmosfera generale che pervade l’Europa al momento) mi ha dato abbastanza da mettermi in pausa e pensare: “Io non ho intenzione di mettere in pericolo la mia vita, quella del mio staff e quella di 1800 fan che aspettano stasera per vedere questo concerto. Non posso dire a queste persone che sono al sicuro qui.”. Inoltre ciò che mi era appena stato detto mi ha fatto pensare: “Anche se stasera non succedesse niente, non posso pensare questo ogni giorno. Il nostro lavoro è fatto di qui ed ora ed è il momento di tornare a casa. Non è il momento per stare sicuri nello stipare noi stessi e centinaia di persone in uno stello luogo”.

E non sono stato il solo ad averla pensata in questo modo, ma dal momento in cui sono io a scrivere tutto questo, parlo in prima persone. Come ho ricevuto quella notizia, in quel preciso istante ho è uscito un “Fanculo, ho chiuso” dalla mia bocca. Poco dopo il nostro tour manager ha detto al manager del club che avevamo deciso di non suonare. Il tempo di mettere un comunicato stampa che avvertisse che il concerto è stato annullato ed il nostro staff ha iniziato a fare i bagagli sul palco. Le porte non si sarebbero mai aperte al pubblico e mi sento molto, molto bene di essere stato parte di questa decisione. Come mai?

Perché a parte i sentimenti di alcuni fan scontrosi, nessuno si è fatto male quella notte. Per quanto ne possa sapere, ognuno era a casa propria e stava bene. Certo, se avessimo suonato, forse non sarebbe successo niente comunque. Forse sarebbe stato un grande concerto come tutti i nostri concerti nei club in cui siamo stati prima. Forse annullare il concerto non è servito a niente.

Ma forse no. E se le cose fossero andate male, poi mentre sarei stato seduto a parlare con i poliziotti (perché con ogni probabilità, una volta che i fucili avessero cominciato a sparare, avrei raggiunto l’uscita posteriore vicina mentre i fan ed una parte della mia crew probabilmente sarebbero rimasti bloccati all’interno e abbattuti o saltati in aria come quella povera gente a Parigi), avrei detto a me stesso: “Avevi delle informazioni specifiche. Sapevi che c’era un piano abbozzato. Perché non hai cancellato il concerto, stupido, egoista, idiota?”

Quando ho preso la decisione sapevo che molti fan sarebbero rimasti delusi dall’annullamento del tour? Sì. Mi sono reso conto che questo ci sarebbe venuto a costare un sacco di soldi? Sì. Sapevo che alcune persone non avrebbero capito e che si sarebbero lamentate? Sì. Mi importava? Cazzo, no. E ancora non mi interessano. Infatti, guardando le notizie sull’attuale situazione in Europa, non faccio che pensare che sia meglio lasciar perdere, che sia il nostro concerto o qualsiasi altra cosa laggiù. Non mi sento male chiedendomi costantemente se c’è sicurezza nel paese successivo, se ci sono allarmi terroristici solo per suonare un paio di cazzo di concerti heavy metal. Sono contento di essere a casa. Mi sento come se avessi preso la decisione giusta e questo è tutto ciò che conta per me. Non mi importa ciò che pensano gli altri.

Alcuni anni fa, mentre ero in Europa, ho preso una cattiva decisione: sono andato avanti con un concerto nonostante questo fosse pericoloso. Mentre le particolari circostanze erano molto diverse rispetto a ciò che stava accadendo a Tilburg, il problema generale è stato lo stesso: vi era la possibilità che i membri della band o i fan si facessero del male. Ho ignorato quella possibilità e, come si è scoperto, un fan si è fatto male quella notte. Infatti morì un mese dopo a causa delle ferite riportate durante il concerto. Sono stato in prigione per un po’ in Europa, sono uscito su cauzione e poi sono tornato in Europa per sostenere un processo e affrontare qualsiasi responsabilità ed è tutto così noto che non ho bisogno di raccontare altro. Quello che voglio dire è che ho già una persona morta in Europa per sempre attaccata al mio nome. Non voglio aggiungerne altre se posso impedirlo. Non mi importa chi si incazza o chi rimane deluso. Non ho intenzione di giocare con la mia vita e con quella degli altri, se mi sembra che ci sia una situazione di pericolo che si possa potenzialmente fermare dicendo “il concerto è finito”. Non ne vale la pena per me, e se qualcuno non può capire o non vuole accettare il mio ragionamento, non ho altro per loro se non un dito medio alzato con fermezza.

Non voglio essere punito o castigato per aver preso una decisione che sentivo fosse la migliore nell’interesse della sicurezza di a) in primo luogo, io stesso e b) centinaia di altre persone. Che piaccia o no, questo è il fottuto modo in cui sono andate le cose.

Mi auguro che la situazione in Europa ed ovunque si plachi e velocemente (e si, lo so che un attacco ovviamente potrebbe avvenire anche in America, ma mi sentirei meglio ad essere a casa per affrontare il tutto al meglio o quantomeno morire nella mia terra natale). Spero che nessun altro muoia in qualsiasi punto del pianeta (perché questo è un problema globale) perché alcuni maniaci suicidi con giubbotti esplosivi e kalashnikov decidono di fare martiri se stessi per via della loro interpretazione distorta della volontà divina. Ma ieri almeno 21 persone sono morte a Mali dopo che degli ostaggi erano nelle mani dei terroristi e mentre scrivo questo Milano, dove avremmo dovuto stare per tre giorni, è in allarma. La città di Bruxelles (dove avremmo dovuto suonare la prossima settimana) è nella massima allerta possibile con i funzionari governativi che dicono alla gente di evitare le zone di massima concentrazione, come eventi sportivi, stazioni ferroviarie, aeroporti e,, concerti. Downtown è fondamentalmente chiuso e io sono più che felice che non si riempia una sala concerti (o qualsiasi altro luogo al momento) perché qualcosa potrebbe andare in un modo terribilmente sbagliato. Se non avessi fatto questa scelta, in un momento così particolarmente rischioso, mi sarei sentito enormemente, cosmicamente irresponsabile. Anche la location in cui avremmo dovuto suonare a Bruxelles è chiusa. Suppongo che non si sentano sicuri di tenere aperto in questo momento, visto che il loro governo sta sostanzialmente dicendo a tutti di aspettarsi che qualcosa di veramente brutto possa accedere in qualunque momento. Non è l’ambiente migliore per un concerto rock.

Mentre eravamo ancora in tour, quando altre band hanno annullato il loro tour subito dopo gli attentati di Parigi, una reazione tipica e molto diffusa che ho visto (e completamente sconcertante) è stata “Così loro vincono. Non suonando state lasciando che vincano”.

Non suonando stiamo lasciando vincere i terroristi? Gente, avete idea di quanto sia una colossale stronzata?

Vi prego di strisciare per un momento fuori dalla cassa di risonanza della vostra mente e cercare di utilizzare il vostro cervello: si tratta di ROCK BAND che cercano di fare un concerto senza venire sparati sul palco non di Navy SEALS che assaltano una roccaforte di montagna dell’Hindu Kusk. Non si ha intenzione di bloccare un proiettile con un assolo di chitarra – nemmeno Jimi Hendrix avrebbe potuto farlo, nemmeno se fosse risorto e tornato in Europa per rockeggiare un’ultima volta. Questo non è un gioco come Mortal Kombat o un maledetto cartone animato: almeno 100 persone sono morte in modo a dir poco orribile poco più di una settimana fa, urlando di terrore per come sono stati sparati mentre entrano pesci in un barile semplicemente perché erano stipati in un club cercando di godersi un concerto rock. Questi erano veri esseri umani, non una notifica nel feed di Twitter. Tragicamente, più persone potrebbero morire prima che sia finita. Spero di no, ma nel complesso la situazione in Europa non è buona al momento. Incoraggio quelli di voi che non sono d’accordo con la mia valutazione a prenotare subito un biglietto per il Belgio e andare in giro con in fronte il biglietto dell’Ancienne Belgique (il club in cui avremmo dovuto suonare a Bruxelles) e urlando contro di loro di come non stanno combattendo correttamente il terrorismo chiudendo le porte. Sono sicuro che la vostra presenza farà bene alla gente di Bruxelles. Beh, le autorità belghe sicuramente vi daranno subito un lavoro come ufficiali di alto rango nelle loro task force anti-terroristmo (dal momento che, ovviamente, sapete come porre fine all’attuale crisi).

Proprio ora, molti dei miei amici sono rimasti in tour in Europa. Spero che suoneranno buoni concerti, spero che saranno al sicuro lì, e spero che (soprattutto) torneranno a casa in tutta sicurezza dai loro casi. E’ la loro decisione quella di rimanere ed io la rispetta. Quando si entra in una band itinerante, non c’è una sorta di manuale rock’n’roll che recita: “Sezione C: nel caso in cui il paese in cui si è in tour è sotto minaccia di attacco da parte di jihadisti omicidi le opzioni valide sono: A) suonare solo in scantinati segreti finché non passa la minaccia, B) appellarsi alle forze armate per avere in prestito fucili d’assalto, C) procurare armature per i membri della band, lo staff ed il pubblico, D) lanciare i dadi e sperare per il meglio o E) prendere le prime cose e smaterializzarsi a casa”. Non c’è una risposta da manuale per una situazione come questa, quindi non si può pretendere di poter dire cosa gli altri devono o non devono fare. Posso solo fare ciò che io penso che sia la cosa migliore da fare per me e per la mia band, e così ho fatto. Ho soggiornato in Europa in tour finché qualcosa di concreto, e non un senso generale di paura, mi ha fatto decidere di tornare a casa. E non mi dispiace tornare a casa prima, piuttosto che in minuscoli brandelli.

Niente di tutto questo mi rende felice. Sarebbe bello non cancellare un tour, non perdere soldi, non deludere i fan, non far preoccupare le persone che potrebbero saltare in aria, non far morire la gente. Si è arrivati ad un livello molto profondo. E spero che non succeda nient’altro. Sinceramente spero che abbiamo cancellato il tour per niente, in modo che le persone possano puntare le loro piccole dita di grasso contro tutto ciò più avanti e ridere a crepapelle per le mie preoccupazioni ingiustificate. Preferisco essere ridicolizzato dall’intero mondo virtuale piuttosto che io o chiunque altro si faccia del male (e sì, lo sanno anche i manichini che sono pazzo e ancora non riescono a capire perché io abbia cancellato il tour). Posso trattare con le persone che sono in disaccordo con me e le mie azioni, non c’è problema. Non avrei potuto avere a che fare con una notizia che avrebbe potuto recitare: “Centinaia di persone muoiono durante un concerto dei Lamb Of God. Le autorità dicono che i potenziali segnali di allarme sono stati ignorati dalla band”.

Poi la gente avrebbe avuto comunque qualcosa da ridire: “Come hanno potuto questi americani del cazzo suonare comunque quando sapevano che sarebbe potuto succedere qualcosa? Perché non hanno annullato? Ora ci sono persone morte ovunque. Che mucchio di stronzi”. No, grazie. Meglio prevenire le possibili notizie della CNN.

State al sicuro e speriamo che questa situazione si risolva al più presto.

Questo è tutto ciò che ho da dire.

 

Randy Blythe (2)

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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