Lacuna Coil: “My Demons” – Intervista a Cristina Scabbia e Andrea Ferro

Tornano i Lacuna Coil, che col nuovo “Delirium” si apprestano a mescolare le carte in tavola e, in parte, stupire chi li conosce già da qualche anno: un sound mutato pur mantenendo salde le proprie radici è quello che ci si trova di fronte ed è stato anche materia di discussione per l’intervista effettuata con Cristina Scabbia e Andrea Ferro, le due voci del gruppo, e del quale qui di seguito si trova il resoconto.

Ciao e benvenuti su Metallus.it! Come state?

Ciao e grazie! Tutto bene, reduci da un viaggetto europeo e in periodo “promozionale” per il nuovo album “Delirium”: non c’è stato tanto tempo per dormire in questi ultimi giorni ma di certo non ci lamentiamo.

“Delirium” è il vostro ottavo album: parlatemi un po’ del titolo e se c’è un concept dietro le canzoni.

(Cristina) Tutto è partito dal titolo, dalla parola “Delirium”, che fa parte del ritornello della omonima canzone: ha fatto aprire l’ispirazione sonora e visiva, volevamo che fosse un disco anche da vedere e non solo da ascoltare. Dalla parola “Delirium” l’immaginazione è partita a immaginare tematiche, suoni, i vestiti da utilizzare nelle foto, le sensazioni che volevamo comunicare: in parte perchè ispirate dalla parola, in parte perchè si collegano a delle esperienze che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, episodi pesanti personali che hanno fatto parte di questa tematica (episodi di depressione, contatto con posti in cui si curano malattie mentali). Il tutto è partito immaginando questo manicomio nella zona di Milano, ispirato a manicomi abbandonati che abbiamo visitato in passato: “Delirium” è un luogo di raccolta immaginario per tutti quelli che si sentono diversi, incomprei, soli.. E’ difficile concentrare in poche parole un lavoro di mesi.

(Andrea) Non è un concept album nella maniera classica, non è una storia con personaggi e  sviluppo ma ha dei concetti alle spalle, un parallelo fra le nostre vite e le malattie mentali in generale: per esempio “You Love Me ‘Cause I Hate You” è ispirata alla sindrome di Stoccolma (il prigioniero che si innamora del carceriere), logico che non la abbiamo vissuta personalmente però il raffronto che abbiamo fatto è quello in cui durante una relazione ti senti prigioniero, sai che quel rapporto è tossico per te, però non riesci a farne a meno. Abbiamo immaginato ogni canzone dell’album come una stanza diversa del manicomio con una patologia diversa, frutto di esperienze dirette o indirette: alla fine diventa un posto quasi fisico.

Qualche pezzo in particolare… “The House Of Shame”, col growl iniziale di Andrea, le chitarre con suono quasi djent e la dicotomia creata con l’apertura di Cristina nel ritornello, il suono epico, enorme…

(Cristina) Volevamo che la prima canzone introducesse sotto ogni punto di vita l’album nuovo e ci piaceva l’idea di sorprendere l’ascoltatore, di dargli subito una manata in faccia dall’inizio e fargli capire che la musica in casa Lacuna Coil era cambiata; la canzone è ispirata a un manicomio americano esistente che si dice essere abitato da un fantasma.

(Andrea) Diciamo che se le altre canzoni parlano dei casi mentali, la prima parla del luogo dove avviene tutto, la struttura e le sensazioni di una persona legata al letto in quel posto dove tutto avviene. L’ultima canzone, invece, “Ultima Ratio”, è un tentativo di fuga da questo luogo. Il suono epico ed enorme che facevi giustamente notare è voluto, serve a dare la sensazione dell’impnenza di questa struttura in cui si è trattenuti, quindi ci voleva un impatto del genere, oltre al fatto che volevamo che l’ascoltatore stenti a credere che questo è il nuovo album dei Lacuna Coil…

(Cristina) Volevamo una sensazione di angoscia, ma anche di speranza perchè la voce di Andrea parte in una maniera ma si apre poi nel ritornello, la chitarra dell’assolo e le voci…

Sinceramente mi è sembrato di notare che olte delle canzoni di questo album è come se riflettessero una schizofrenia musicale portata in musica: momenti contrastanti anche dal punto di vista del suono.

(Cristina) Sì, è una cosa assolutamente voluta e se ci fai caso ci sono anche molti strati, molti particolari che vengono fuori man mano con gli ascolti successivi, non è un disco immediato ma prende una direzione diversa… A noi piace dire che non è il nuovo capitolo dei Lacuna Coil ma che è proprio un libro diverso e per diverse ragioni.

Visto che si parlava dei suoni… Avete lavorato di nuovo con Marco Barusso: com’è stata l’esperienza, stavolta, viste le novità apportate?

(Andrea) Dal momento in cui abbiamo deciso di farlo produrre a Marco Coti Zelati, quindi di autoprodurcelo, abbiamo deciso d lavorare con Marco Barusso perchè ci aveva già accompagnato in “Karmacode” e “Dark Adrenaline” e sapevamo che era la persona giusta per farci raggiungere ciò che volevamo insieme a Marco D’Agostino, colui che ha fatto il mastering del disco: sapevamo che con loro avremmo raggiunto il nostro scopo, senza interferenze. Un lavoro senza intereferenze, a favore dei pezzi e con obiettivo la perfetta riuscita del disco, nonostante le pressioni date dalle deadline…

(Cristina) Bellissimo anche per noi ma stressante, fatto “tutto in casa”: per carità, abbiamo sempre avuto libertà creativa anche in passato a, sai com’è, stavolta è stato diverso… Chiamare un produttore esterno è comunque inserire un elemento esterno che può influenzare tante cose: stavolta ci prendiamo la responsabilità completa della riuscita dell’album (quando di solito invece c’è un 50% di reponsabilità).

Parlatemi della title-track…

(Cristina) Probabilmente è la canzone più diretta del disco e probabilmente sarà il “singolo”, la più rappresentativa dell’album… Una canzone molto descrittiva dello stato di delirio e anche nei termini usati come “ossessione”, “medicina”, “confusione” rappresenta lo stato generale di tutto l’album.

“Blood, Tears, Dust”: molto potente e mista fra il suono svedese e quello americano, un connubio equilibrato ed omogeneo. Forse si può prendere per rappresentare il nuovo “punto zero” dei Lacuna Coil?

(Cristina) Sinceramente è uno dei miei pezzi preferiti e concordo con te…

(Andrea) Di sicuro riesce a combinare stili diversi sotto il nome Lacuna Coil ed è vero che riesce a mischiare elementi originali che prima non avevamo mai fatto… Potrebbe essere una strada per il futuro ma sinceramente, al momento, non lo sappiamo nemmeno noi…

“Downfall” è più melodica, con l’assolo di Myles Kennedy che spicca, così come spiccano tutti gli assoli in questo “Delirium” e dimostrano il grande lavoro fatto anche sulle chitarre…

(Cristina) Sì, abbiamo lasciato volutamente più spazio agli assoli perchè volevamo fare “respirare”di più alcuni pezzi: dopo la dipartita di Maus ci è venuta l’idea di chiamare più ospiti per arricchire l’album con uno spirito diverso. Myles è molto occupato ma si è dimostrato subito entusiasta (sinceramente non me lo aspettavo), ha scritto un assolo nel suo stile. Ogni ospite ha portato un pezzetto di sè, la propria personalità… Non abbiamo ascoltato gli assoli fino alla fine, li abbiamo ascoltati e montati senza censure… Stessa cosa è successa con Mark Vollelunga dei Nothing More (gruppo di nostri amici).

(Andrea) Mark ha voluto fare anche altri pizzoli pezzetti all’interno del brano in cui fa l’assolo poi anche gli altri ragazzi che hanno partecipato sono stati fantastici: Marco Barusso in “The House Of Shame”, lui è un grande chitarrista oltre che produttore e ingegnere del suono, poi altri amici provenienti da band più locali come realtà ma grandissimi musicisti come Diego Cavallotti e Alessandro La Porta.

“Take Me Home”, con la sua filastrocca iniziale, un pezzo circolare, ossessivo in maniera ipnotica…

(Cristina) Sono d’accordo con la tua lettura, una canzone che descrive un viaggio mentale, il treno di cui si parla all’inizio in questa filastrocca inventata e cantata da tutto il gruppo e da amici che si trovavano in studio. Un viaggio mentale che vuol far sì che la destinazione sia un ritorno a casa, cioè la sanità mentale…

(Andrea) Un pezzo con degli arrangiamenti più contemporanei, un approccio diverso anche per i nostri ascolti e per il fatto di lavorare con gente più giovane… Per noi è importante capire come ragionano i giovani, quelli più giovani rispetto a noi, per l’approccio, i gusti e tutto il resto… Ecco, forse questo pezzo rappresenta un buon equilibrio fra il nostro suono classico e quello più moderno.

“Ghost In The Mist”: sound molto intenso e moderno anche qui.Qualcosa sul testo…?

(Cristina e Andrea) Credo che il fantasma nella nebbia sia la frase più bella per descrivere la solitudine che tanti provano in mezzo a milioni di altre persone; la canzone parla della frenesia della vita di alcuni, che vivono in maniera automatica, ogni giorno alla stessa maniera, e che hanno bisogno di una sorta di sfogo. Ecco, è una canzone per coloreo che si sentono persi nella quotidianità e nella moltitudine: distaccarsi dalla realtà per sentirsi più sè stessi, senza influssi di telefono, social media e cose simili che danno grande possibilità di comunicazione ma alla fine questa comunicazione rimane sempre a un livello molto superficiale. Forse una volta c’era un rapporto più vero… Ora sembra si abbiano più amici ma non è così e ci si perde in piccole stupidate “sociali”. C’è tutto un mondo intorno e anche la traccia di apertura è un cercare di scuotere le persone…

“My Demons”: un suono di chitarre diverso dal solito, spiazzante…

(Cristina) Dal punto di vista musicale dovresti chiedere a Marco (Coti-Zelati) ma per quel che riguarda l’ispirazione posso dirti che parla dei demoni che affollano la mente di una persona rinchiusa, che ha tanto tempo e la mancanza di un qualcosa di esterno che non sa nemmeno se rivedrà di nuovo…

(Andrea) Musicalmente il disco è stato concepito per una chitarra e non per due, quindi spesso le tastiere risaltano di più ma anche la chitarra riesce a svettare essendo l’unica e non avendone più due che si confondono fra loro… Avevamo già cominciato questo processo dal vivo negli ultimi due anni e Marco in sede di composizione anche stavolta è partito così, mentre la tastiera si occupa più della parte armonizzante che prima veniva fatta magari dall’arpeggio di un’altra chitarra…

Vi siete spinti oltre anche dal punto di vista vocale… Tu Cristina su ottave molto alte e tu, Andrea, dando fondo a tutto ciò che avevi…

(Cristina) Assolutamente! Abbiamo cantato proprio in maniera diversa, in alcune canzoni come “Take Me Home” per esempio.

(Andrea) Guarda, ho fatto ascoltare le preview a un mio amico musicista e mi ha detto che sembra abbiamo più voci rispetto al passato, sembra ci siano 2 o 3 voci… Un approccio più libero nella scrittura ci ha portato a questo e abbiamo potuto spingere!

Prossimi programmi per il tour, dopo Filippine, Cina e America?

Tre date estive ma al momento niente di confermato ufficialmente oltre a queste, anche se ci stiamo lavorando… Ma torneremo con un tour europeo da headliner in autunno, di sicuro.

Grazie mille, è stato un piacere e potete lasciare un saluto ai lettori di Metallus.it.

Ciao e grazie mille! Ascoltate “Delirium” che è un posto dove potrete essere accolti, ascoltati e capiti senza barriere!

Lacuna Coil - Delirium

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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