L.A. Guns: Live Report della data di Milano

E’ ormai comprovato come difficilmente si riesca a centrare grandi cifre per concerti che non siano dedicati a gruppi “alla moda” o mainstream, ma di certo il neanche centinaio di persone giunte al Transilvania di Milano per gli L.A. Guns fanno veramente sorgere diversi interrogativi: possibile che una band importante come quella protagonista di questa serata, per quanto concerne lo street, il glam, l’hard rock non riesca oggi a riempire nemmeno un locale di media grandezza?

Forse il momento della rinascita del glam ed affini è ancora lungi dall’essere esploso ma di certo questo flop (in parte giustificabile con il concomitante concerto dei Nevermore sempre a Milano) non sembra certificare una vitalità dirompente per l’hard rock-glam più sanguigno.

Ad inizio serata il numero dei presenti è ancora più scarso e nonostante tutto la band di supporto, gli italiani Hollywood Vampires, si impegnano al massimo per riuscire ad infervorare i presenti.

Il set dei nostri si basa quasi totalmente su pezzi di produzione propria a cui vengono aggiunte alcune cover come ‘Reckless Life’ dei Guns’n’Roses, presentata come ultima song dal simpatico cantante Matt come fosse un lento… in realtà si tratta di uno dei pezzi più veloci e violenti della band americana.

Del set dei nostri colpiscono in modo positivo soprattutto i brani più “carichi” e arrembanti come ‘Moanin’ o ‘Greedy’, nonché la mimica facciale del batterista, Chris Crawler, che rappresenta visivamente la sofferenza e il piacere di suonare il proprio strumento con smorfie di ogni tipo.

Il gruppo appare compatto e preciso e si impegna al massimo ma purtroppo il pubblico non sembra recepire; un peccato perché gli Hollywood Vampires hanno davvero presentato un set divertente e trascinante.

La serata però è dei vampiri americani e seppur con largo ritardo i nostri fanno il loro ingresso fra gli applausi di un pubblico sempre poco numeroso ma per lo meno di entità decorosa, che evita la figuraccia alla band.

La band parte decisa e veloce con pezzi che colpiscono dritto al gargarozzo.

Nella prima trance dello show si rimane estasiati ad ascoltare la mitica ‘Over The Edge’, in cui Phil Lewis dimostra ancora di essere un cantante dalla voce meravigliosa e adatta a interpretare le song di questo gruppo.

Saltuariamente Phil imbraccia la chitarra per coadiuvare il pur bravo Stacey Blades (ex Roxx Gang e Smack), ma la mancanza di Tracii Guns alla chitarra si fa sentire non solo per un vuoto di carisma ma anche per un sound meno d’impatto.

Detto questo possiamo aggiungere al contrario che la linea ritmica sostiene pienamente il suo ruolo, con uno Steve Riley alla batteria che sembra un indemoniato, impegnato a pestare a più non posso sul suo drum kit.

Nel concerto ovviamente viene dato molto spazio alla nuova ed ultima release ‘Tales From The Strip’, da cui viene eseguita in primis la feroce e bellissima ‘Hollywood’s Burning, che fa esplodere letteralmente la rabbia degli L.A. Guns, presentandoli, nonostante l’età di alcuni, come dei ragazzi vogliosi di spaccare tutto.

Dallo stesso album vengono snocciolate ‘Shame’, ‘Eartshaker 6.9’ e ‘Vampire’, che viene introdotta da Phil facendo presente che se a 40 e passa anni suonato gli L.a. Guns riescono ancora a fare la vita dei musicisti rock è perché sono dei “fottuti vampiri”.

Chiaramente la band dà spazio poi ai classici come ‘Nothing Better To Do’ (da ‘Vicious Circle’) o ‘Wheels Of Fire’, che viene eseguita con una grinta decisamente sopra le righe.

Phil Lewis, nonostante in certi frangenti non riesca a prendere tute le note, riesce a rivestire pienamente il ruolo di frontman, disponibilissimo verso i fan ed entusiasta, da vero professionista, nonostante la sala non sia per nulla quella delle grandi occasioni.

Sul finale i nostri escono dallo stage, ma grazie alle invocazioni del pubblico (un po’ incentivato dall’intervento dei roadies…) gli L.A. Guns escono ancora sul palco per eseguire gli ultimi brani con i quali salutano il pubblico presente e lasciano un buon ricordo, dopo il tour di pochi anni fa che era risultato non particolarmente brillante.

Nella seconda parte dello show colpiscono molto pezzi come ‘Ballad Of Jayne’ o ‘One More Reason’, eseguiti con lo spirito dei vecchi Guns… questo show di circa un’ora e mezza ci consegna una band ancora in grado di divertire ed entusiasmare.

Foto di Federica Lunghi

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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