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Skyforger – Recensione: Kurbads

Dopo sette anni di silenzio, i lettoni Skyforger tornano sul mercato discografico con “Kurbads”, nuovo esempio di black/folk metal dal sapore pagano. Notiamo come in questa release la band non sempre ricorra agli strumenti d’epoca (a volte relegati al ruolo di semplice sfumatura), bensì sviluppi un’impronta maggiormente debitrice all’heavy classico, ma sempre un po’ sporco e con quel flavour antico ad accostare questa release ai lavori di Cirith Ungol e Slough Feg.

Brani come “The Devilslayer” e la titletrack posta a chiudere il disco, guardano molto alla lezione impartita dall’epic americano e il focus è senza dubbio sulle chitarre graffianti e su di una sezione ritmica cadenzata. La citata titletrack presenta inoltre delle inaspettate venature moderne a flirtare con il metalcore, con un Peteris che imposta la sua voce in un growling staccato e del tutto inedito.

In altri momenti l’album si riassesta sulle coordinate del folk ed entrano le cornamuse a sottolinearne una cercata fierezza: davvero molto sentita ed eroica “The Last Battle”, pregevole la delicatezza acustica di “Son Of The Mare”, parentesi sognante ed evocativa. Un lavoro forse un pizzico discontinuo ma ben realizzato e ricco di episodi convincenti. Dimentichiamoci soltanto dell’orribile copertina…

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