Kreator + Carcass + Exodus + Nails: Live Report della data di Milano

Non mancano di fare tappa in Italia dal 2022 e, come ormai ci hanno abituati, i Kreator tornano nel Belpaese con un tour europeo di tutto rispetto. Ad accompagnare i colossi del thrash tedesco ci sono le leggende viventi del death inglese, i Carcass, seguiti dagli Exodus e dai Nails. Il tour fa tappa all’Alcatraz di Milano: non circolano particolari rumors su un eventuale sold out, ma a fine serata sarà chiaro che il locale non è rimasto affatto vuoto, anzi. All’apertura dei cancelli in orario aperitivo, le prime flotte di fan si dividono in due strade: c’è chi corre verso il palco per “prenotare” la transenna e chi, come il sottoscritto, fa una tappa d’obbligo al ricco banchetto del merchandise delle varie band. Il battesimo della serata è fissato per le 18:20 ed è affidato ai Nails. (Giorgio Giuliano)

NAILS

Con poco tempo a disposizione, la band statunitense non esita a dare il via a uno show caratterizzato da una violenza sonora immediata e convincente. I presenti sotto il palco sono più numerosi del previsto, segnale positivo per il prosieguo della serata. Sul palco si presentano in tre, ma il power trio non delude, dimostrando solidità e buona presenza scenica anche su uno stage tutt’altro che piccolo. I movimenti restano essenziali, ma i richiami del frontman e il caos sonoro sprigionato risultano più che sufficienti a trasmettere adrenalina al pubblico, che infatti risponde prontamente con l’apertura del moshpit. Le radici della band affondano nell’hardcore, contaminato da punk e death metal; i brani presentano strutture semplici e durate contenute, puntando tutto sull’impatto diretto. Il mixing si rivela efficace, mentre i suoni rappresentano senza dubbio l’elemento più interessante della proposta. Alle spalle del chitarrista/cantante spicca infatti una configurazione imponente: tre testate (se l’occhio non mi inganna, Marshall JCM800) abbinate ad altrettante casse Marshall 4×12. Una combinazione che, insieme agli effetti utilizzati, genera un muro sonoro potente, affilato e compatto. Colpisce anche la precisione nei rapidi fraseggi in downpicking, capaci di mantenere dinamica e definizione anche nelle fasi più serrate. I Nails conquistano il palco e, al termine del set, la resa complessiva si rivela superiore alle aspettative: un’esibizione solida e appagante, che trova la sua dimensione ideale proprio dal vivo. (Giorgio Giuliano)

EXODUS

Dopo l’ottima performance dei Nails. tocca alle leggende della Tharsh Bay Area.
Un pubblico ormai abbastanza numeroso, anche se non ci sarà sold out (è cmq un martedì), accoglie entusiasta la band che si presenta con una scenografia essenziale racchiusa dalla gigantografia del nuovo album “Goliath” dietro la batteria e con il ritorno dietro al microfono di Rob Dukes. Avendoli visti sempre con Souza, mi aspettavo una buona performance di Rob e devo dire che le aspettative non sono state deluse.
Si parte con “3111” dall’ultima uscita discografica, che ha riscosso una buona accoglienza in sede di recensioni e da subito si può apprezzare il loro divertirsi dopo oltre 40 anni di carriera, soprattutto con la successiva e iconica “Bonden By Blood” del loro esordio. Dukes sa come fare suo il pubblico, con tanto di wall of death finale, e la coppia di asce Gary Holt/Lee Altus è garanzia di precisione e feeling. La setlist è incredibilmente buona, tanta la loro produzione da cui attingere. Com’è possibile non esaltarsi con “A Lesson in violence” e “The Toxic Waltz”, una canzone che ha uno dei riff più iconici della Bay Area?
Una quarantina di minuti di puro thrash made in USA che si concludono con “Strike Of The Beast” con il pubblico notevolmente soddisfatto dalla loro performance. Promossi tutti a pieni voti, compresa quella macchina di Tom Hunting alla batteria e al poco appariscente ma efficace Jack Gibson al basso.
Personalmente ritengo che, pur avendo fatto una carriera più che dignitosa, gli Exodus avrebbero meritato un successo maggiore. Il rispetto di cui godono tuttora è forse una parziale consolazione per loro, ma avranno sempre il merito di aver creato dal nulla un genere che vive ancora di ottima salute. (Matteo Zoia)

Setlist:

  1. 3111
  2. Bonded by Blood
  3. Deathamphetamine
  4. Blacklist
  5. Goliath
  6. A Lesson in Violence
  7. The Toxic Waltz
  8. Strike of the Beast

CARCASS

Siamo giunti a metà serata e il nostro corpo, indolenzito dalla furia dei thrashers Exodus, ne vuole di più. Meglio così, perché quando la band inglese entra in scena, sotto al palco l’atmosfera cambia radicalmente, aprendo le porte degli inferi. Eppure, se sotto al palco si fatica a respirare, al di sopra sembra quasi di trovarsi in un ambiente colloquiale assieme al frontman Jeff Walker, che con la sua ormai iconica camicia bianca dirige i lavori della serata. Si entra così nel vivo: “Unfit for Human Consumption” è il brano scelto per aprire lo show, ma l’impatto iniziale è leggermente diverso da quello che ci si aspettava. Colpa di un mixing inizialmente squilibrato, che lascia troppo indietro le chitarre; sotto al palco c’è un po’ di confusione e, dopo l’impatto degli Exodus, ci si aspetta che una delle band death metal più importanti d’Europa possa dare qualcosa in più rispetto agli americani. Così, fortunatamente, passando poi a “Buried Dreams”, possiamo mettere i cuori in pace: il mixing viene corretto e ora la sala operatoria gestita dai Carcass può continuare al meglio la propria operazione. Il grande stile sul palco dei nostri è inconfondibile: la carica che questi “non più giovani” hanno è considerevole e fa scatenare il pubblico sottostante, che dà vita a quello che, a mio avviso, è il moshpit più violento della serata, tra circle pit, wall of death e grandi momenti di caos, con una quantità considerevole di persone trasportate al di là della transenna. La band inglese prosegue senza fretta né sosta per il proprio show. Alle spalle del trio, a coprire il ruolo di batterista, c’è Waltteri Vayrynen, batterista degli Opeth, chiamato in aiuto per sostituire Daniel Wilding. Il talentuoso musicista occupa egregiamente la propria posizione, tra carisma e grande carica. Lo show prosegue e, classico dopo classico, si arriva a metà set con “Death Certificate”. I plettri continuano a volare dalle mani di Jeff Walker, che non manca di lanciare al pubblico bottigliette d’acqua per reidratare i liquidi persi pogando. Quest’uomo ha un carisma incredibile e fa sembrare tutto davvero semplice, mentre noi ci godiamo l’ottima performance dei nostri, che passano bene o male per tutta la propria discografia, anche se il tempo a disposizione oggi non permette di includere alcun brano di “Swansong”, un peccato. “Corporal Jigsore Quandary” e l’acclamata “Heartwork” segnano la fine della scaletta. Il tempo sembra volato ed è certamente un dispiacere vedere che il set della band originaria di Liverpool è già finito, ma possiamo constatare nuovamente che i nostri sono sempre una vera e propria garanzia in sede live. Chissà se qualcosa sta bollendo in pentola per un futuro album: quello che è sicuro, però, è che non vediamo l’ora di poter rivedere la band dal vivo. (Giorgio Giuliano)

KREATOR

Dopo i Carcass e la loro superlativa esibizione, tocca agli headliner della serata, i teutonici Kreator capeggiati dal leggendario Mille Petrozza.
Anche loro sulla cresta dell’onda da ormai 40 anni, hanno sfornato un’esibizione stellare, sicuramente la migliore  a quelle a cui ho assistito in tutti questi anni.
Della sacra triade del thrash tedesco, assieme ai Destruction e ai Sodom, sono quelli che hanno avuto maggior successo commerciale e di pubblico, complice anche una produzione discografica sterminata e un livello qualitativo di alto spessore, con ben 16 studio album da cui attingere per i pezzi da proporre in sede live.
Accompagnati da una scenografia imponente, con ben due mega trucks fuori dal locale a testimoniarlo, i nostri hanno versato sui presenti un’ora e mezza di grande musica thrash.
Dopo un’introduzione visiva in cui vengono proiettate immagini di violenza e atrocità varie durante i secoli sulle note di “Eve of destruction” di Barry McGuire, i nostri partono a razzo con “Seven Serpents“, circondati dalla scenografia con a primeggiare una versione gonfiabile della loro “Violent Mind“.
Petrozza e soci sono in gran forma, e si sente. Suoni ottimi e performance musicale e vocale di primissimo ordine, a mio parere arricchita dal fatto che la scaletta si concentra essenzialmente sugli anni ’80 e sulla recente produzione, trascurando quasi tutto quanto pubblicato negli anni ’90. Brani storici come “Pleasure to Kill” (posta in chiusura) e “Endless Pain” si mischiano con pezzi più recenti ma altrettanto grandiosi quali “Satan in Real” , “Enemy of God” e “Violent Revolution”. Il tutto arricchito da furiosi circle pit e walls of death. Di tutto il ben di Dio proposto, mi è mancata “Phobia” uno dei miei pezzi preferiti, ma non si può avere tutto. 
Tutta la band ha dato il massimo e Mille è un frontman di collaudata bravura ed esperienza, che non ha ceduto di un millimetro per tutta la durata del concerto. Una menzione speciale per Jurgen “Ventor” Reil, altro membro fondatore dei Kreator, che ha fornito una prestazione superlativa dietro le pelli, dall’alto della posizione del suo drumkit sul palco.
Una serata da ricordare per tutti gli amanti del thrash e non solo. Avendo avuto la fortuna di vivere tutta la crescita della musica metal negli irripetibili eighties, quando ero un adolescente, queste sono serate che rimarranno impresse a vita nei miei ricordi.
Alla prossima. (Matteo Zoia)

Setlist:

  1. Seven Serpents
  2. Hail to the Hordes
  3. Enemy of God
  4. Satanic Anarchy
  5. Hate Über Alles
  6. People of the Lie
  7. Betrayer
  8. Krushers of the World
  9. Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite)
  10. Satan Is Real
  11. Loyal to the Grave
  12. Phantom Antichrist
  13. Tränenpalast (with Britta Görtz)
  14. Endless Pain
  15. 666 – World Divided
  16. Violent Revolution
  17. Pleasure to Kill

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