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Angizia – Recensione: Kokon. Ein Schaurig-schönes Schachtelstück

Più che una metal band, gli Angizia sono una piccola orchestra composta da sette elementi, con ben tre vocalist ad alternarsi al microfono (pulito e growl maschile più voce femminile). “Kokon”, sesto lavoro in studio degli austriaci, non è nemmeno definibile come un disco metal, piuttosto come un album di musica classica e operistica. Le esigenze di etichetta affibbiano ai nostri una componente “death”, ridotta però al semplice ricorso alle growling vocals, per il resto, dicevamo, siamo più vicini a un’opera classica, ricca di strumenti di genere come il pianoforte a coda (ottima scelta, la resa sonora dello strumento è davvero particolare) e i violini. La componente metal è dunque abbastanza marginale e questo lo vediamo soprattutto nella forma canzone: i brani sono infatti più dei capitoli di un libro, dei piccoli racconti narrati piuttosto che cantati, tecnica particolare ma d’effetto. La lingua tedesca e l’enfasi con cui gli interpreti recitano le loro parti gioca senza dubbio a favore della band, che tra le righe riesce a dare al tutto un tocco di cabarettistico e di neue deutsche welle. Dobbiamo registrare qualche momento di stasi nella parte centrale del disco, momenti dovuti al fatto che i nostri prediligono un incedere melodico e lento e i pezzi non vantano una grossa dinamicità, ma nel complesso il lavoro è ben realizzato e gradevole. Un album che sarà apprezzato dai fan di Therion, Haggard, Chaostar e Black Tape For A Blue Girl.

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