Deftones – Recensione: Koi No Yokan

“Koi No Yokan”.. e già il titolo è tutto dire. Non è una scritta a caso. Quando prenderete fra le mani il nuovo album dei Deftones dovrete prima leggere con attenzione il suo titolo e osservare la sua copertina. “Koi No Yokan” in giapponese vuole rappresentare un po’ il preludio di un amore, quel momento in cui si conosce, si incrocia qualcuno e dentro di noi, in quel preciso istante, in quel fermo immagine, sentiamo e sappiamo che nascerà un sentimento forte, che ce ne innamoreremo; il momento in cui percepiamo quella chimica irrefrenabile che i Deftones hanno saputo ben rappresentare nella loro copertina, con luccichii, specchi, porte, nero, rosso, dove si può divagare. Bene, se riuscite a comprendere cos’è un “Koi No Yokan”, se almeno una volta nella vita lo avete percepito, adesso potrete chiudervi in camera, piazzarvi le cuffie a volume notevole, sdraiarvi sul letto al buio e digitare play. Alla fine è sempre stato così con i Deftones, non ricordo una volta in cui all’ascolto di un album non mi sia penetrato sottopelle, non mi sia defluito nelle vene, non mi abbia scosso ogni parte del corpo. È questione di tatto e contatto, non solo fisico ma soprattutto mentale e immaginario. E i Deftones riescono a trasmettere tutto questo dopo quasi vent’anni di carriera, dopo essere arrivati al settimo lavoro, sempre con la stessa intensità, senza regredire, mantenendo il loro marchio originale che li contraddistingue da tutto il resto, eppure evolvendosi sempre. “Koi No Yokan” è un battere i pugni, urlare, un dimenarsi con violenza e poi fare l’amore con quella macchina perfetta di suoni che riescono a produrre i Deftones, ancora una volta. Quell’intreccio di chitarre grooviane che stordiscono la mente, le pelli e il basso decisi, pesanti, martellanti che scandiscono i battiti del cuore; e la voce intensa e ineccepibile di Chino Moreno, sensuale, romantica, arrabbiata, violenta che anima e rende vivo il nostro personale “Koi No Yokan”. Il tutto arricchito da quel tocco evolutivo e sperimentale dato da alcune pennellate electro-synth. I Deftones sono quell’onda inarrestabile di suoni anche in questo lavoro, a partire dalla prima traccia fino a metà album, intreccio di corpi che sgomitano, si fanno male ma decantano liriche che trasudano passione (“I’m hypnotized by your name/ I wish this night would never end”); ad eccezione di “Entombed” che nella prima parte di questo album, ricorda molto il sound dei Crosses, progetto parallelo di Chino, che quindi dà la tregua in mezzo a questo maremoto di suoni, regala quel senso di etereo romanticismo che solo Moreno riesce ad esprimere così intensamente attraverso la sua voce (“From the day you arrived/I’ve remained by your side/In chains, entombed/Placed inside/Safe and sound/Shapes and colours are all I see”). La seconda parte di “Koi No Yokan” è quella dove la frenesia e la violenza lasciano spazio alla vena più sperimentale, eterea e dilatata della band, quella parete un po’ new-wave, oscura, ma sempre con i suoi momenti di picco del battito cardiaco. Di grande rilievo “Rosemary”, sembra un vero e proprio viaggio nelle galassie più sperdute (“Stay with me/As we cross the empty skies/Come sail with me”). Se proprio devo nominare delle chicche che spuntano un tantino più delle altre, bè forse il meglio in questo album è racchiuso in “Romantic Dreams”, “Leathers”, “Poltergeist” e “Tempest”. Ma nulla, assolutamente nulla è da sottovalutare in questo album. È tutto perfetto, proprio come l’avete immaginato e sentito, è il vostro “Koi No Yokan” che vi parla. Per chi ne fosse sprovvisto, ascoltando questa perla, riuscirà a crearsene uno.. purtroppo o per fortuna lo lascio decidere a voi.

Voto recensore
8
Etichetta: Reprise

Anno: 2012

Tracklist:

01. Swerve City
02. Romantic Dreams
03. Leathers
04. Poltergeist
05. Entombed
06. Graphic Nature
07. Tempest
08. Gauze
09. Rosemary
10. Goon Squad
11. What Happened to You?


Sito Web: http://www.deftones.com/

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