Knocked Loose – Recensione: You Won’t Go Before You’re Supposed To

La scena hardcore, da qualche anno a questa parte, sta vivendo una rinascita impressionante. Dalla svecchiata portata dai Code Orange con “Forever” (2017) a realtà più underground quali Speed, Scowl o Thrown. Il gruppo poster di questa nuova ondata sono però senza dubbio i Knocked Loose. Dal primo LP della band, “Laugh Tracks”, l’asticella è sempre stata alzata di qualche punto sia a livello qualitativo che di audience. Questa rapida ascesa culmina col rilascio di “A Tear In The Fabric Of Life” nel 2021. L’EP piazza ufficialmente il quintetto americano tra i pesi massimi del genere e viene inondato di complimenti da ogni outlet immaginabile. Seguono partecipazioni a festival giganteschi quali Coachella e Bonnaroo, il rilascio di due singoli pressoché perfetti e pure una botta di viralità su TikTok che non guasta mai (Arf Arf). In tutto ciò, l’hype per il nuovo disco era a livelli altissimi. Esce “You Won’t Go Before You’re Supposed To”.

Se non siete famigliari con la proposta artistica della band, probabilmente a leggere “TikTok” e “Coachella” vi siete già fatti una certa idea. Vi assicuro che è l’idea sbagliata. “You Won’t Go Before You’re Supposed To” è possibilmente il disco più pesante (partorito da una band che rasenta il mainstream) dai tempi di “Far Beyond Driven” o “IOWA”. Sono 27 minuti di blastbeats, chitarroni distorti e urla al limite del sopportabile. Molti infatti non sono particolarmente attratti dalla voce di Bryan Garris e non è questo il disco che farà cambiare loro idea. In compenso, le voci sono arricchite dagli interventi dei 2 chitarristi e da 2 feature di livello. Tutto rigorosamente senza voci pulite. A rendere questo disco così abrasivo è però soprattutto la produzione ECCELLENTE. Ogni aspetto del mix e dei suoni è da insegnare a scuola di musica. Le chitarre sono granitiche, quasi noise. Le batterie sono una scarica di pugni in faccia e quel maledetto rullante ha così tanto sustain che sembra una scatola di metallo colpita in mezzo ad una cava. Per non parlare del basso, o meglio delle frequenze basse più in generale. Come dicevo, da insegnare a scuola. Ma un buon comparto sonoro non è nulla senza un buon comparto compositivo. Ed un buon comparto esecutivo di cui parleremo dopo. A livello compositivo questo è l’album dei Knocked Loose per eccellenza. Il blend tra tecnica e cattiveria è perfetto. A poliritmie e riff cromatici si alternano breakdown da cavernicolo il cui solo scopo è far male. Ma in tutto ciò il disco è cucito insieme in modo metodico. Non solo le canzoni a sto giro hanno qualcosa che ricorda una struttura più classica (strofe e ritornelli), ma passano dall’una all’altra con fluidità. Esempio il passaggio tra la sfuriata hc di meno di un minuto “Moss Covers All” e la atmosferica “Take Me Home”. Per continuare il paragone con i primi Slipknot iniziato sopra, prendete “Take Me Home” come la “Gently” o la “Tattered And Torn” di questo album. “Don’t Reach For Me” e “Slaughterhouse 2” sono invece le più spendibili a livello strutturale. Ma dove “Don’t Reach For Me” è di una cattiveria e di un astio disumano, “Slaughterhouse 2” è la cosa più vicina a “”vendersi”” che i KL hanno mai provato. Più semplicemente, si avvicina molto ai canoni della scena metalcore contemporanea. Ed è comunque più cazzuta ed autentica del 90% di essa. Ci ho sentito pure del black metal in mezzo che mi ha particolarmente sorpreso. Non come sentire un breakdown simil-reggaeton in “Suffocate”, ma comunque sorpreso. A livello esecutivo è tutto davvero tirato all’estremo. Lo si nota già dalla opener “Thirst” che mette subito in chiaro le cattive intenzioni dei ragazzacci tra voci straziate e delle batterie colpite talmente forti che quasi mi fanno pena. “Piece By Piece” è uno step evolutivo del classico pezzo NYHC, veloce ed incazzato.

Il trittico che chiude il progetto resta molto interessante. “The Calm That Keeps You Awake” è un gran pezzo, elevato da quel groove finale che mi ha causato una reazione quasi fisica da quanto è pesante. Non c’ero nel 1990 ma mi immagino che sia la stessa reazione che hanno provato gli allora venticinquenni sentendo il finale di “Domination” dei Pantera per la prima volta. “Blinding Faith” ha forse il suono più sporco mai uscito dalla bocca di Bryan Garris mentre “Sit & Mourn” è un vero e proprio esperimento. Si può scrivere un pezzo strappa lacrime in un disco del genere? Assolutamente, visto il risultato. Il range di emozioni che un disco che suona “”uguale”” per 27 minuti riesce a causare è incredibile. In pochissime parole, “You Won’t Go Before You’re Supposed To” è un capolavoro, una conquista per la musica estrema moderna che ne farà da manifesto per anni a venire. I numeri parlano da se, la gente necessita che le emozioni trasmesse dalla musica (la rabbia così come la disperazione che sta nel lavoro di chitarre lead e synths) siano autentiche. Ed è una cosa difficilissima da trasmettere, è successo con pochi dischi tra cui un paio sopracitati, sta succedendo con i Knocked Loose.

Etichetta: Pure Noise Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Thirst 02. Piece By Piece 03. Suffocate (ft. Poppy) 04. Don’t Reach For Me 05. Moss Covers All 06. Take Me Home 07. Slaughterhouse 2 (ft. Chris Motionless) 08. The Calm That Keeps You Awake 09. Blinding Faith 10. Sit & Mourn
Sito Web: https://knockedloose.com/

Matteo Pastori

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Nerd venticinquenne appassionato di tutto ciò che è horror, bassista a tempo perso e cresciuto a pane e Metallica. La musica non ha mai avuto etichette per me, questo fa si che possa ancora sorprendermi di disco in disco.

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