Autoproclamatisi “German N.1 Stadium Rock Band”, i Kissin’ Dynamite mi sono – in effetti – sempre piaciuti molto. Per quella capacità di unire tecnica e melodia, di interpretare il modern rock con ironia, di leggere il presente con uno sguardo puntuale e tagliente che, volendo, poteva anche essere preso molto ma molto sul serio. Ed anche per quella sensibilità commerciale che ha sempre permesso loro di far bene in Europa e benissimo in Germania, con gli ultimi tre lavori che hanno raggiunto comodamente ed abitato per settimane la Top Ten tedesca. “Kissin’ Dynamite” non è però solo il nono album della band di ex compagni di scuola provenienti dalle città di Burladingen e Münsingen. Questo è anche un disco di commiato da parte del carismatico frontman Hannes Braun che, citando problemi di salute, sarà per l’ultima volta al microfono prima di dedicarsi esclusivamente alla sua attività di compositore e produttore. Pubblicato dalla nuova etichetta fondata dal quintetto tedesco, il disco propone una scaletta di cose vecchie e nuove: fra i tredici brani troviamo infatti solo sei brani interamente nuovi, mentre il resto del materiale è composto da brani provenienti dai primi due album “Steel Of Swabia” (2008) e “Addicted To Metal” (2010), ri-registrati per l’occasione. Realizzato con il contributo di artisti ed amici provenienti da Saltatio Mortis, Amaranthe, Primal Fear e Dragonforce, questo disco dal sapore agrodolce di prime ed ultime volte insieme si apre con una canzone che scalda il cuore come “Glory Days”, tra il rock anni ottanta della strofa ed un chorus avvolgente e malinconico di tenore più moderno.
La produzione è quella tipica della Germania che guarda all’America, forte negli estremi, dotata di un’ampia spazialità e fatta essenzialmente per smuovere, con quel sound che i “The New Black” da Würzburg furono tra i primi a cristallizzare: è forse a causa di questa impostazione così facile da seguire ed apprezzare che i Kissin’ Dynamite non hanno ancora raggiunto quello status che a parere di molti – me compreso – meriterebbero. Il loro sguardo rivolto costantemente altrove, la loro ambizione di travalicare il confine dei festival tedeschi, la loro dimensione da arena che non è sempre facile tradurre in realtà li hanno resi una realtà a volte difficile da catalogare, ne sia prova che nonostante il successo riscosso negli anni questo disco esce per Kissin’ Dynamite Records, e non per una major. Tutto l’album sembra improntato al divertimento, come testimoniato dai suoi ritornelli divertenti da cantare ed ascoltare (“Heart Attack”), con una qualità costante che ne fa passare in secondo piano i meriti.
Tanti sono i chorus accattivanti che ai tedeschi tutto sembra venire facile, quando ad altre band basterebbe l’efficacia di uno solo di questi pezzi in scaletta per sentirsi arrivate ed appagate. Il quintetto di Braun invece trova sempre la quadra, anche a costo di sacrificare qualcosa in termini di personalità ed autenticità: la ballad “Out In The Rain”, pur presentando un duetto di apprezzabile intensità, suona ad esempio molto costruita e tipizzata, per quanto perfettamente coerente col tenore di un album improntato al facile e disimpegnato consumo. E sono proprio questa immediatezza ed apparente facilità che a detta di alcuni mal si conciliano con la gravitas di un album che per Braun ed i Kissin’ Dynamite ha il sapore amaro dell’ultima volta.
Con la sua scaletta ibrida di originali e vecchie glorie, con la sua pronuncia americana sempre accurata, con i suoi pezzi sempre riusciti e perfettini (“Love Me Hate Me”), “Kissin’ Dynamite” non possiede l’aura di un lavoro speciale, realmente celebrativo, finendo piuttosto con l’assomigliare ad un catalogo promozionale che rappresenta tutto quanto la formazione tedesca potrebbe insegnare all’università del rock. Il sapore è insomma un po’ quello di un curriculum vitae, per quanto invidiabile, dove tutto è puntigliosamente elencato ed illustrato con dettaglio freddo e fattuale. Si tratta comunque più di un limite strutturale che di una mancanza di impegno: il songwriting dei tedeschi ha sempre voluto mantenersi in una dimensione terrena e quotidiana (la geniale “Hashtag Your Life” è del 2016, ed aveva già capito come saremmo andati a finire) che astrarre dal suo contesto sarebbe controproducente ed innaturale. Il loro carattere speciale va allora cercato nel saper parlare delle solite storie e delle solite vite con un’attitudine che si sforza di suonare sempre brillante, fresca e curiosa, riuscita anche quando si concede quel pizzico di pesantezza power in più (“Steel Of Swabia”) che personalmente mi sarebbe piaciuto ritrovare più spesso, perchè funziona. E’ un’impresa difficile, che utilizzando sempre gli stessi toni sparati rischia certamente di annoiare tutti coloro che nei Kissin’ Dynamite non hanno mai visto niente di speciale. Chi invece vede nella loro energia ostinata e nella loro voglia di coinvolgere un valore, troverà in questo ultimo disco del corso Braun una testimonianza onesta di ciò che sono stati, ed un punto di riferimento finale per il nuovo capitolo che si apprestano a scrivere.

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Etichetta: Kissin' Dynamite Records Anno: 2026 Tracklist: 01. Glory Days 02. I Salute You 03. Heart Attack 04. Night Is Calling 05. Out In The Rain 06. Love Me Hate Me 07. Lie For Me 08. I’ll Be 09. Steel Of Swabia 10. Against The World 11. Nothing Breaks Like A Heart 12. Only The Good Die Young 13. Good In Goodbye Sito Web: facebook.com/Kissindynamiterocks |
