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The Ordeal – Recensione: Kings Of Pain

‘Kings Of Pain’ è il debut album per i The Ordeal, combo classic metal che vede tra le sua fila Kai Reuter (chitarra) e Philippe Candas (batteria) entrambi ex Fair Warning. Ciò che i The Ordeal ci offrono è un epic/power metal di chiara derivazione americana, basato su ritmi compatti ed atmosfere piuttosto oscure. I termini di paragone che vengono in mente sono i Riot e i Virgin Steele prima maniera nei brani più squisitamente epici e “barocchi” (citiamo ‘The Lion’, oppure ‘Mirrorland’, in cui non mancano nemmeno alcune ‘intrusioni’ hard rock), gli Omen e i Jag panzer nelle parti più dirette e “tirate” (‘Face The Storm’, ‘Unchain The Beast’). Un elemento distintivo dei The Ordeal è poi quello di combinare il metal classico a dei tocchi di modernità (che a ben vedere non guastano nel contesto), come ad esempio gli stacchi e i ritmi sincopati di ‘Chained In The Dark’ e il cantato di Oliver Oppermann, che in alcuni episodi (le già citate ‘Unchain The Beast’ e ‘Face The Storm’, oltre a ‘Did You Say You Love Me?’) si rende molto simile ad un rappato (!) che non stonerebbe affatto in un platter hardcore o nu-metal. Tirate le somme, ‘Kings Of Pain’ risulta essere il classico disco che di certo non passerà alla storia ma che in fondo si lascia ascoltare con piacere, grazie ad una manciata di brani veramente buoni e alle idee (alcune delle quali indubbiamente originali) che la band mette in mostra. A diminuire di un mezzo punto la valutazione finale interviene però la pessima registrazione dell’album, davvero troppo ovattata e fangosa.

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