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Kingcrow – Recensione: Eidos

Ormai da un paio d’album a questa parte i Kingcrow sembrano aver trovato la quadratura del cerchio andando a pubblicare un lavoro più convincente dell’altro, soprattutto per i sostenitori del metal venato di raffinatezze progressive.

Le influenze principali della band romana rimangono ben decifrabili anche se su “Eidos” il tutto è ormai rielaborato e personalizzato come dovrebbe essere sempre; diciamo che i fratelli Cafolla & Co. solcano proprio quella sottile linea che separa l’originalità dalla presa in prestito di idee altrui senza però risultare fastidiosi o imputabili di scarsa applicazione.

I nostalgici dei Porcupine Tree, magari scontenti della carriera solista intrapresa da Steven Wilson, troveranno pane per i propri denti in “The Moth” (il video) e “Adrift”; il gusto degli italiani è comunque spiccato e non mancano rimandi anche alla tradizione progressive nostrana come è inevitabile che sia.

Fading Out (Part IV)” adotta alcuni accordi arabeggianti presentati in passato dai Dream Theater e bisogna ammettere che dalla band americana i nostri mutuano in generale le aperture di tastiera che danno respiro alle composizioni.

On The Barren Ground” è più personale, con un refrain quasi hard rock, ma è con “At The Same Pace” che probabilmente si raggiunge l’highlight dell’album: bel riff portante, stacchi melodici di gusto e linee vocali fluenti… tutte caratteristiche presenti anche sui bellissimi “Phlegethon” e “In Crescendo”, che per il sottoscritto rimangono leggermente superiori pur riconoscendo ancora una volta la bontà della musica generata dai Kingcrow (peraltro ribadita/confermata da un’ottima resa in sede live)!

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