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Killswitch Engage: tutti i loro video commentati

I Killswitch Engage sono di sicuro fra i veterani del connubio famigerato denominato “metalcore”: ne è passata di acqua sotto i ponti dall’omonimo esordio del 2000 e oggi, all’alba della pubblicazione del nuovo “Incarnate”, Metallus vi regala una carrellata sulla loro produzione video fra il serio e il faceto, per rendere omaggio a una band che con la quale di sicuro bisogna fare i conti quando si parla di materia pesante degli anni 2000.

Da veri e propri mini cortometraggi, capaci di trascinare emotivamente e ad essere ideale complemento della materia sonora, a spassose situazioni nelle quali la band di Westfield si diverte un mondo e non si prende troppo sul serio, a situazioni live di ogni tipo (dal piccolo club alla venue ben più blasonata).

Lights… Camera… Killswitch Engage…


Alive Or Just Breathing (2002)

Life To Lifeless

Life To Lifeless” fu il primo video ufficiale realizzato dei Killswitch Engage, e si vede! Girato nell’ormai lontano 2002, il clip per una delle canzoni portabandiera del secondo album “Alive Or Just Breathing” ci mostra semplicemente dall’inizio alla fine il gruppo che si esibisce dal vivo nel corso della medesima performance. Già il fatto di ricorrere a una delle vie più battute per fare video-clip low cost non è esaltante, se poi ci mettiamo una fotografia da filmato amatoriale e un girato che si riferisce interamente a un’unica esibizione in una venue abbastanza underground, l’effetto “saggio della band di liceo” è servito. Per nostra e loro fortuna, i Killswitch Engage in futuro hanno saputo fare decisamente di meglio! (Matteo Roversi)

My Last Serenades

Ai tempi del secondo album “Alive Or Just Breathing” il quintetto (allora quartetto) del Massachusetts non aveva probabilmente i budget che avrebbe avuto in seguito; per il video di My Last Serenade, ormai un classicone della band immancabile nelle sue setist live, ricorre quindi a una delle soluzioni più scontate, ma immediate e di facile realizzazione: alternare le immagini del gruppo all’opera in un ambiente chiuso e un po’ claustrofobico a quelle di una bella ragazza con occhioni azzurri e uno sguardo magnetico. Semplice finché si vuole, ma sempre efficace. Come direbbe il buon vecchio George Clooney, “what else?”. (Matteo Roversi)

Fixation On The Darkness

Da “Alive Or just Breathing” un altro video in cui il bianco e nero, questa volta più sgranato, regna sovrano: prova di forza del gruppo, attorniato in una dimensione molto hardcore da centro sociale, in mezzo a baldi giovani che sembrano usciti da un concerto della golden age degli anni ’80, pronti a cantare, sudare, alzare l’indice al cielo e a fare stagediving “per sentirsi più vivi” (come dicevano i Gorilla Biscuits). (Fabio Meschiari)


The End Of Heartache (2004)

Rose Of Sharyn

Per il video di uno dei loro singoli più famosi e di successo, “Rose Of Sharyn”, i Killswitch Engage si giocano una carta facile ma sicura: quella del trasportare i propri strumenti in un suggestivo scenario naturale, uno di quelli che solo la natura ancora incontaminata del Nord America ci può offrire, e nel limitarsi a suonare lì in playback, puntando tutta sulla bellezza del luogo circostante. Il paesaggio semi-desertico della presente situazione si rivela perfetto per accompagnare il brano, lasciando che siano solamente le immagini e le note della canzone a parlare, senza raccontare alcuna storia e senza particolari invenzioni o trovate. (Matteo Roversi)

The End Of Heartache

Uno dei brani più celebri e famosi dei Killswitch Engage. “The End Of Heartache” è senza dubbio, se non IL singolo, uno dei brani più importanti della band. Il video però è abbastanza noioso, con Howard J0nes sempre più sudato secondo dopo secondo, un’immagine di cui il metal avrebbe anche fatto a meno. La scenografia è nulla e il video gioca tutto su un effetto “vetro infranto” in cui tutto finisce inizia e finisce. In realtà la regia del video è interessante, in continuo movimento. La cinepresa ruota e si muove, insieme ai 5 KSE. Niente di clamoroso, ma date subito un asciugamano a Jones (Tommaso Dainese)

A Bid Farewell (Live)

L’opener dell’album “The End Of Heartache” e un video che testimonia la potenza tellurica dei Killswitch Engage dal vivo: cumuli di corpi impegnati nel crowdsurfing, headbanging furioso del gruppo, cori a piena voce, chitarristi supereroi… Come? Chitarristi supereroi? Ebbene sì, da un lato all’altro del palco, con tanto di mantello, a combattere il crimine e a supportare questo grandissimo pezzo. Punta una luce verso i lcielo e arriverà Batm..Ehm, i Killswitch Engage arriveranno col loro carico scoppiettante di metalcore! (Fabio Meschiari)


As Daylight Dies (2006)

My Curse

Finalmente un po’ di gnocca. Una gnocca stesa su dei libri in una prateria americana. Tutto talmente bello che la nostra donzella se ne scompare dopo pochi secondi. Peccato. Cosa nasconderanno quei libri che il protagonista del video cerca in modo così nevrotico? Forse il numero di telefono della bionda di inizio video? Molto Narnia. Un armadio, dei libri e un passaggio segreto. Alla fine sarà tutto un sogno, o quasi. Il senso? Non lo sappiamo ma è tutto comunque molto bello. (Tommaso Dainese)

The Arms Of Sorrow

Secondo singolo da “As Daylight Dies”, il tema è qui quello che della caduta. Cade di tutto: uomini, pezzi di legno, volano schiaffi. Le braccia del dolore accoglieranno il protagonista del video in caduta libera? Precipitare attraverso la propria vita, attraverso la quotidianità per poi risalire dall’abisso in cui si sprofonda, questa è la metafora del video di “The Arms Of Sorrow“. Uno dei video che ci piace di più. (Tommaso Dainese)

Holy Diver

In tempi non sospetti, ovvero quando i libri di George R. R. Martin e la serie TV “Game Of Thrones” non avevano ancora ottenuto il successo planetario di cui godono ora, i Killswitch Engage ci regalano un divertentissimo video fantasy-medievale per promuovere la loro cover della mitica “Holy Diver” di Ronnie James Dio. Nel clip i componenti della band suonano infatti nel cortile di un castello e dimostrano grande ironia nel vestire i panni di cavalieri, nobili, fabbri e stregoni, nonché nel recitare la storia raccontata dal filmato. Nonostante il gruppo del Massachusetts sia una realtà metalcore e totalmente calata nel filone del metal moderno, se la cava insomma egregiamente anche in un contesto à la Rhapsody Of Fire! (Matteo Roversi)

This Is Absolution

A conti fatti la dimensione ottimale dei Killswitch Engage è quella live. Con “This Is Absolution” la band racconta la vita on the road, alternando momenti live con momenti dietro le quinte. Il video si concentra molto sul pubblico, cercando di trasmettere la potenza che la band è in grado di trasmettere sul palco (che se non sbagliamo, dovrebbe essere quello di Wacken). Anche qui niente di trascendentale, ma la proposta diretta e senza fronzoli dei KSE funziona meglio così in video, rispetto ad approcci concettuali o più impegnati. (Tommaso Dainese)


Killswitch Engage (2009)

Starting Over

La canzone dell’amore metropolitano – e apparentemente impossibile – tra un giovanotto emo fuori tempo massino e una goth-girl “vorrei ma mamma non vuole”. Ancora una volta in total-black (allora ditelo che è un vizio…) i nostri si confrontano con lo spettatore in un angusto ring di fari di macchina, in un eterno conflitto con la città che ringhia in sottofondo. Ma la città si può battere ed i nostri guidano la coppietta felice verso l’”ammore” contro la città cinica e bara. L’amore è possibile anche nel metalcore. Ma solo senza rima “sole-cuore-amore” in un bacio sopraelevato come la metro dei Blues Brothers a due centimetri dalla stanza di Jake & Elwood. Ma senza John Candy a darvi la caccia. (Saverio Spadavecchia)

Save Me

Video in stop-motion? Certo che sì. Siamo i Killswitch Engage e possiamo fare tutto. Anche se il buon Howard è in perenne ritardo e perso in sa iddio quale strana attività di pesca urbana. Ma ecco la svolta: Howard viene rapito dagli alieni! Chi mai lo aiuterà? Chi lo soccorrerà? Chi Chiamerà? I Ghostbusters? Nah! Ecco quindi che i nostri Killswitch rimanenti si fanno in 4 – perché 4 sono quelli ancora non “abducted” – per salvare le chiappe di Howard dai Sectoidi rompiballe. E allora via verso Marte aiutati da un carro attrezzi spaziale ed infine catapultati in un twist che neanche M. Night Shamalayaaaaaa (cit.) sarebbe in grado di pensare: un “live in mars” per i due alieni rompiscatole che hanno fatto una fatica assurda per sentire due-accordi-due della loro band preferita. Ecco cosa vuol dire andare a pescare durante le prove, Howard. (Saverio Spadavecchia)


Disarm The Descent (2013)

In Due Time

Cosa c’è di meglio di un cantante che per caricare la folla poggia il piede sulla cassa e poi si lancia nel salto d’ordinanza? In questo video molto altro: pose plastiche, sorrisi e tanto divertimento “pulito” come i bravi americani d’ordinanza. Tra gente che lavora a maglia, fard sulle pelate, facce buffe e doppia cassa come fosse antani i nostri si prendono molto poco sul serio, perché qua il metalcore è bello, il metalcore è fico ma alla fine siamo dei bravi ragazzi anche noi. Anche se al posto delle chitarre abbiamo delle motoseghe. (Saverio Spadavecchia)

Always

Ian McFarland e Mike Pecci sono gli artefici di questo mini-film che accompagna il brano “Always”, estratto da “Disarm The Descent”: immagini toccanti che raccontano del rapporto fra due persone e di quanto possa essere profonda e oscura (come il le immagini del mare all’inizio del video) la mancanza di una persona. Ci sono dentro l’amicizia, il dolore, la gioia, tutte insieme che si alternano come gli esterni giorno e le riprese in cui dominano i toni più crepuscolari. Stupenda la scena della caduta a peso morto nella piscina. (Fabio Meschiari)


Incarnate (2016)

Strength Of The Mind

Il video di “Strength Of The Mind” ha un bel punto forte: fa venire mal di testa. A parte gli scherzi, va venire mal di testa veramente. Non sappiamo se al regista scappasse forte la popò e quindi non riuscisse a stare fermo con la cinepresa o se l’effetto sia volontario. Il brano è il primo singolo e vede la band riunita in quello che potrebbe sembrare lo studio di registrazione, adeguatamente allestito con schermi e effetti vari. In primo piano il faccione di Jesse Leach. In pratica non succede nulla, ma la canzone non è male. (Tommaso Dainese)

Hate By Design

Video tratto dal nuovo lavoro “Incarnate”: “Hate By Design” mostra i Killswitch Engage intenti a suonare in una sorta di garage come un piccolo gruppo che con molta umiltà si accinge alle prove settimanali. Il forte contrasto fornito da un bianco e nero esasperato dalle luci, gli abbaglianti spot alle spalle dei musicisti che sottolineano i momenti topici e l’attitudine hardcore riescono a fare da ottima base alle movenze del cantante Jesse Leach, aggraziato come un orso a caccia di salmoni nel suo balletto e fiero portatore di una barba wolveriniana. (Fabio Meschiari)

Cut Me Loose

Cose di alcol, droga e foreste. Gran festa della depressione il video di “Cut Me Loose“. A fronte dell’intervista condotta con Jesse Leach, il brano e il suo video potrebbero rappresentare quello che il cantante ha descritto come una improvvisa crisi dovuta  al blocco dello scrittore, risolta proprio con un periodo di isolamento in un bosco. Chiaramente il video ruota attorno al tema del suicidio, tra cappi e possibili overdose di alcol e pasticche. E se speravate in un finale tragi-drammatico alla Sentenced, i Killswitch Engage invece pensano che ci sia ancora speranza, con un happy ending motivazionale. (Tommaso Dainese)

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