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Skindred – Recensione: Kill The Power

Con il loro miscuglio di influenze reggae, electroalternative e (ma sì) nu metal, tornano i gallesi Skindred, a tre anni dal precedente “Union Black”.

Questa mole di influenze contenute nel personale stile degli Skindred, potrebbe essere una punto a sfavore, alimentando solo confusioni mentali in fase di composizione, ma Benji Webbe e soci, invece, utilizzano questo “essere camaleontici” per avere più soluzioni nel loro bagaglio.

“Playing With The Devil” è un brano assolutamente reggae (come la seguente “Worlds On Fire”), con inserti elettronici in pieno Skrillex style (quelli di “The Path Of Totality” dei Korn, per intenderci), effetti che, peraltro, saranno presenti in praticamente tutte le tracce di questo disco, mentre “Ruling Force” o “Proceed With Caution” sono, invece, pezzi più tosti e moderni.

Se credete che il dubstep abbia rovinato gran parte della discografia odierna, con “Kill The Power” vi potrete ricredere, almeno in parte. E’ vero che i suddetti effetti elettronici accompagnano gran parte delle canzoni (soprattutto la prima metà), ma sono usati con la giusta parsimonia, riuscendo a risultare per niente invasivi e fastidiosi.

Venendo ai pezzi singoli, gli highlight di questo disco sono la carica ed accattivante “Open Eyed” (forte anche della presenza della cantante inglese Jenna G.), il singolo “Ninja”, con il suo incedere massiccio in mid tempo, la tostissima “Proceed With Caution”, l’opener ed eponima “Kill The Power” e la conclusiva, dolce e solare “More Fire”.

Un album abbastanza variegato, godibile e sapiente negli arrangiamenti. Plauso agli Skindred, che riescono, ancora oggi, a tirare fuori pezzi interessanti e, a loro modo, abbastanza innovativi.

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