Kerry King – Recensione: From Hell I Rise

Archiviata la gloriosa esperienza degli Slayer (fino a un certo punto, dal momento che, a pochi anni dal ritiro ufficiale, i nostri si sono già rimangiati la parola annunciando nuovi concerti: non ritireremo comunque fuori l’argomento in questa sede) Kerry King debutta in solitaria. Un progetto in cui il chitarrista californiano appare attorniato da un’autentica band e non da un semplice gruppo di turnisti: sono infatti della partita Mark Osegueda (Death Angel) alla voce, Paul Bostaph (Slayer, ex Forbidden e Testament fra gli altri) alla batteria e Kyle Sanders (Hellyeah) al basso. Un piccolo dream team del thrash metal americano, insomma, che sulla carta promette bene.

Possiamo dirvi da subito, in effetti, che gli amanti di un certo tipo di sonorità apprezzeranno senza dubbio questo “From Hell I Rise”. Fra ritmiche frenetiche, riff taglienti, un cantato aspro e testi incentrati su rabbia, malessere sociale e critica alla politica americana, il disco è in netta continuità con quanto fatto fino ad oggi dagli artisti coinvolti. Nessuna sorpresa, dunque, ma un risultato solido e godibile.

Questo piccolo manuale del thrash apre le danze con la luciferina intro strumentale “Diablo”, per poi sfociare nella furiosa “Where I Reign”, attacco tanto ruffiano quanto convincente. “Residue” è sempre molto aggressiva, ma viaggia su velocità più contenute, mentre “Idle Hands” sembra un mix a livello ritmico fra le due canzoni che l’hanno preceduta. “Crucifixation” poco più avanti è il pezzo più lungo e articolato del lotto, “Everything I Hate About You” si distingue per la sua rabbia tipicamente hardcore concentrata in appena 1 minuto e 21 secondi di durata.

Nella seconda metà del platter serpeggia un po’ di monotonia, ma le urla di Mark Osegueda su “Toxic” valgono il prezzo del biglietto. La curiosa “Shrapnel”, a tratti recitata, è il brano più particolare dell’album; la title track posta in chiusura è invece un altro tipico esempio di thrash vecchia scuola, che chiude degnamente il disco.

L’esordio da solista di Kerry King è un buon lavoro, pur non facendo gridare al miracolo e non distinguendosi certo per originalità. L’obiettivo del nostro, d’altronde, era probabilmente quello di portare avanti l’eredità degli Slayer, e da questo punto di vista l’operazione può dirsi più che riuscita. Prendiamo allora “From Hell I Rise” per quello che è, apprezzando una prestazione assolutamente professionale da parte di grandi musicisti che hanno fatto la storia di questo genere.

Etichetta: Reigning Phoenix Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Diablo 02. Where I Reign 03. Residue 04. Idle Hands 5. Trophies Of The Tyrant 06. Crucifixation 07. Tension 08. Everything I Hate About You 09. Toxic 10. Two fists 11. Rage 12. Shrapnel 13. From Hell I Rise
Sito Web: https://kerrykingofficial.com

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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