Darren Smith Band – Recensione: Keep The Spirit Alive

Ci dev’essere qualcosa nei cromosomi di chi fa o ha fatto parte degli Harem Scarem: dai lavori della band madre a quelli sotto le spoglie dei Rubber, fino a qualsiasi progetto parallelo cui abbiano messo mano i canadesi, non si registrano battute d’arresto. Non fa eccezione, andando anzi anche oltre alle già rosee aspettative, questo ‘Keep The Spirit Alive’, che combina aggressività e divertimento, per una proposta che pur tradendo le sue origini vive di vita propria. L’amore di Darren Smith per i Kiss (fa parte anche di una loro cover band) è piuttosto evidente, così come un conseguente approccio più "rock’n’roll", che rinuncia al perfezionismo vocale di Harry Hess per appoggiarsi su spontaneità ed un’attitudine più "live". Il paradosso vien fuori tutto quando si legge che ad occuparsi della produzione è proprio Hess!

Smith sporca, con la sua voce, melodie che non per questo sono meno accattivanti, anche se sostenute da un arrangiamento che privilegia, nella gran parte, il suono graffiante e ruvido delle chitarre. Il tutto non si traduce, se non in qualche episodio, in un sound più duro, quanto in uno più grezzo e stradaiolo. Emblematica, in questo senso, è la rabbiosa apertura affidata a ‘It All Comes Back’. Intendiamoci, le virate verso le melodie degli Scarem non mancano (‘When I Was You’), ma Smith riesce a farne qualcosa di chiaramente distinto dagli ex compagni di avventura: l’uso dei cori è tutto sommato simile, eppure il suo cantato a tratti così sfrontato da sembrare arrogante si muove su coordinate del tutto personali. Che l’aggressività del gruppo (Smith si è circondato di gente con un certo pedigree, tra cui spicca l’ex Helix e Killer Dwarfs Mike Hall alla chitarra solista) non si traduca in una proposta musicale monolitica lo mostra il sublime pop di ‘King For A Day’, che con una promozione adeguata (pio desiderio) potrebbe scalare le classifiche di mezzo mondo. Quel che colpisce di Smith, in effetti, oltre alla sua personalità, è la grande versatilità in fase compositiva. La scioltezza con cui infila un ritornello memorabile nella divertente ‘Everybody Knows’, in questo senso, parla da sola. Va detto che nella seconda parte dell’album si registra una certa flessione, tuttavia ci si mantiene su livelli più che buoni. In ‘Tragedy’ ci si avvicina alle cose soliste di Harry Hess, mentre ‘Black Star’ è forse l’unico pezzo non completamente riuscito del lotto, con la voce di Smith che mal si adatta a ritmi ed atmosfere più rilassati. Di nuovo aggressiva è la chiusura, con ‘Why Do I’.

Nel corso dell’album c’è tempo anche per una versione ipervitaminizzata di ‘Love Hurts’, in cui Smith non va certo per il sottile, riuscendo nell’impresa di cantare in maniera ancor più sgangherata (!) di Dan McCafferty: i puristi storceranno il naso, eppure questa cover trasmette indubbiamente una certa carica.

Quello che non funziona, semmai, sono le bonus track: lo pseudo-industrial di ‘So Low’ e il pop senza grosse pretese di ‘Taking On Water’ non si avvicinano neanche agli elevatissimi standard dell’album, che si propone come una delle migliori e più coraggiose uscite di rock melodico degli ultimi tempi, mostrandosi molto più di altre al passo coi tempi e lanciando il guanto di sfida agli ex compagni, tuttora amici, di Smith. Non ci resta che vedere cosa faranno gli Harem Scarem con ‘Overload’!

Voto recensore
8
Etichetta: MTM/Frontiers

Anno: 2005

Tracklist: 01. It All Comes Back
02. Keep The Spirit Alive
03. There You Go
04. When I Was You
05. King For A Day
06. Love Hurts
07. Still On My Radio
08. Everybody Knows
09. Tragedy
10. Black Star
11. Why Do I

Bonus Tracks:

12. So Low
13. Taking On Water

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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