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Kanseil – Recensione: Vaia

I Kanseil sono un gruppo veneto attivo dal 2010 e già con due album alle spalle che propongono un Folk Metal abbastanza classico, e fino qui – direte voi – non è che ci hai incuriosito molto. Invece la bellezza dei Kanseil sta nell’aver capito il cuore del Folk, ossia legarsi alle proprie radici culturali, quindi né Vichinghi né Folletti, ma racconti della storia antica o recente della loro terra, e anche niente inglese, ma solo italiano e veneto.

Già solo per questa scelta il gruppo merita il massimo rispetto, se poi la proposta musicale è positiva abbiamo un disco che vale la pena di ascoltare e riascoltare.

Dopo la breve intro “Solitaria Quiete” iniziamo alla grande con “Pian dei Lovi“. Entrambi i brani si caratterizzano per la partecipazione di Davide Cicalese ed Elisabetta Rossi dei Furor Gallico e narrano del ritorno del lupo sulle Alpi con un piglio epico e aggressivo. Rispetto agli album precedenti si evince un miglioramento del bilanciamento dei suoni.

Molto bene anche “Antares”, che parla del Monte Altare, dove si passa con estrema naturalezza da parti molto compatte e di matrice death, a un cantato pulito e un approccio, relativamente, più orecchiabile. Rintocchi di campana ci introducono a “Haereticalia”, che racconta la figura dei beneandanti. Lo scambio tra coro e cantato death è eccezionalmente epico e la semplicità con cui cambia velocità è spettacolare. Leggermente meno significativa “Rivus Altus”, che ha come tematica gli elementi storici e leggendari della nascita del Carnevale di Venezia,

La strada dei cento giorni”, che descrive l’impresa ingegneristica della costruzione in soli cento giorni della strada del passo S.Boldo da parte dell’esercito austro-ungarico, ha ritmi più blandi ma, forse per questo, più profondi e sentiti. Parliamo poi del dramma dell’occupazione dei Cosacchi in Carnia in “Kosakenland”, che riprende a giocare con cambi di ritmi e attitudine ma forse prolunga troppo la parte finale.

Ci avviamno verso il termine con la storia della rivolta longobarda del 776 guidata da Rodgaudo narrata in “Hrodgaud”, che insieme ad “Antares” ha anticipato l’album. Nel brano viene quasi completamente abbandonato il growl, portando il brano più vicino all’epico e allontanandolo dalla rabbia di altri pezzi, scelta azzeccatissima. Andiamo a chiudere con la title track, che racconta della distruzione della tempesta che si abbatté sulle Alpi orientali nel 2018, e con un outro strumentale.

Prendo proprio il brano “Vaia” per dare un parere generale sul disco. I Kanseil hanno indubbie capacità tecniche, cosa ormai quasi scontata, ma la vera marcia in più è il fatto di cantare di argomenti vicini o nel tempo, o nei luoghi o entrambe, e quindi avere un trasporto che non si può avere con temi lontani.

Detto questo, non è un album per tutti, ma è sicuramente una chicca per chi ama il genere.

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