Kamelot: “Haven” – Intervista a Oliver Palotai

In occasione della calata italica dei Kamelot e del concerto tenuto al Live di Trezzo, con una buona affluenza di fan ed appassionati, abbiamo colto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con Oliver Palotai, tastierista della band. Il bel tenebroso (per le fanciulle, beninteso!) si è rivelato abbastanza loquace e rilassato, nel corso di un tour che ha confermato la compattezza del combo americano dall’ingresso di Tommy Karevik dietro al microfono. Con un occhio all’ultimo disco “Haven” e uno altro al futuro ecco il resoconto dell’incontro.

Vogliamo partire dal disco, “Heaven”, come mai avete scelto questo titolo?

Innanzitutto ci tengo a precisare che non si tratta di un concept, anche se tutte le song sono legate idealmente tra loro. A livello di tematiche, diciamo che analizza il mondo moderno, tutto ciò che ci circonda, e gli sviluppi tecnologici che stanno cambiando il nostro mondo, come la biotecnologia, la realtà virtuale, l’intelligenza artificiale. Il tutto interiorizzato ed analizzato con lo stile e la filosofia dei Kamelot.

Questo è il secondo disco con Tommy, cosa è cambiato a livello di songwriting rispetto a “Silverthorn”?

Quando Tommy è entrato in pianta stabile nei Kamelot, alcune parti di “Silverthorn” erano già state composte e sono state poi cambiate in corsa. In “Heaven”, invece, tutto il materiale che è finito sul disco è stato influenzato dalla sua presenza, soprattutto a livello di linee vocali.

Credo che “Heaven” presenti un mood melancolico e cupo nelle atmosfere. Ti riconosci in questa descrizione?

Questa sia la tua percezione della nostra musica, che è giustamente del tutto personale e può anche essere condivisa da molti. Ma pensa che proprio poco fa, nel corso di un’altra intervista, mi è stato detto che “Haven” presenta passaggi maggiormente happy e power. Io credo fondamentalmente che in questo disco ci sia un approccio decisamente heavy, come in “Revolution” ad esempio, con vocals rabbiose, ritmiche serrate. Questa è la conferma che I Kamelot, pur mantenendo intatto il proprio stile, hanno voglia di sperimentare ogni volta.

Il sound dei Kamelot è più vicino alle band heavy europee, rispetto alla scena americana, pur avendo la propria origine in USA. Come è percepita la vostra musica in Europa ed in America?

Negli Stati Uniti i fan del metal tradizionale ci sono ancora e l’ascolto della musica dei Kamelot è la stessa che in Europa. Abbiamo il nostro pubblico, siamo entrati nelle charts, la gente ci conosce quando si fa il nome dei Kamelot, quindi non vedo una grossa differenza.

Nel nuovo album ci sono alcune special guests, come sono stati scelti gli ospiti e come sono proseguite queste collaborazioni artistiche?

Conoscevamo personalmente Alissa (Archenemy), Troy (Nightwish) e Charlotte (Delain), per aver condiviso il palco con loro. Ci sembravano perfetti per alcune parti di “Haven” e li abbiamo semplicemente contattati, proponendo loro di partecipare e presentando già i momenti in cui dovevano dare il proprio contributo. Quegli interventi sono stati pensati proprio per loro e le prestazioni è stata importante per far rendere ulteriormente i brani.

Come sta andando questo tour?

E’ un tour incredibilmente…rilassante! Abbiamo formato un gruppo ed una crew affiatata, con gente di esperienza, che ce la mette tutta quotidianamente per far andare le cose per il meglio. Gus G. è un grande artista ed una persona a posto e sta contribuendo, insieme agli altri ragazzi, a rendere questo tour piacevole e privo di quelle tensioni che a volte nascono nel quotidiano vivere insieme ed a stretto contatto.

I rumors vociferano che realizzerete a breve un DVD. Sono voci di corridoio o ci sarà ancora la possibilità della realizzazione di un vostro Live album, magari girato in una situazione molto particolare come quella di Trieste, durante il tour di “Silverthorn”?

Non saprei. Si tratterebbe del secondo concerto filmato in pochi anni, anche se, questa volta, avremmo la novità di Tommy dietro al microfono. Ma per poter registrare un concerto ad alti livelli ci vogliono l’organizzazione, le attrezzature, il pubblico, la location adatta, la situazione: insomma se tutte queste componenti si allineeranno ci penseremo.

Vuoi concludere l’intervista con un saluto ai vostri fans italiani?

Il pubblico italiano segue i Kamelot da tanti anni e si è dimostrato di vedute aperte, legato a noi, nonostante le nostre variazioni stilistiche e non solo. Non possiamo che ringraziarli e dare sempre il massimo on stage, quando suoniamo nel vostro paese.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. MAXX

    CARO TOMMASO, a nome di TRIESTE, e di TRIESTE IS ROCK (l associazione con la quale ho organizzato il concerto) ti ringrazio per la domanda che hai fatto al mitico Oli circa il DVD!!
    TI DEVO 20 BIRRE…
    e magari prepariamo le telecamere per il prossimo Aprile 2016 :-DDDDDD

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