Kamelot + Gus G: Live Report della data di Trezzo sull’Adda

Serata ricca quella dell’8 ottobre, con il ritorno in Italia dei Kamelot dopo l’uscita di “Haven” durante la scorsa primavera. Ad accompagnare la band statunitense troviamo la band solista di Gus G. e Kobra And The Lotus. Purtroppo ci perdiamo il primo act, ma arriviamo in tempo per assistere alla performance dell’attuale ascia di Ozzy Osbourne.

L’avevamo già visto in azione qualche mese fa nelle ultime date del tour europeo con gli Arthemis alle prese con la promozione di “I Am The Fire” e ora lo ritroviamo con il secondo album solista “Brand New Revolution“. Sono 10 i brani in scaletta del buon Gus G. con il fido cantante Henning Basse, equamente divisi tra i due album (difficile etichettarli come “vecchio” e “nuovo”). Sicuramente i brani di “I Am The Fire” iniziano a prendere la forma di piccoli classici, in particolare per “Redemption” e la titletrack durante cui il cantante coinvolge il pubblico. Ma i brani da “Brand New Revolution” non sono da meno, probabilmente più granitici e diretti in studio, sensazione che si conferma anche dal vivo. L’approccio più hard rock del secondo lavoro si trasforma in una bella botta per i (pochi) presenti al Live Club. Notevole il momento solista con “The Quest“, opener dell’album, in cui viene inserito anche un breve assolo di batteria. C’è spazio anche per “World On Fire” dei Firewind e si chiude, invece, con “Crazy Train” del Madman. Non c’è che dire, si riconfermano le sensazioni positive emerse durante le precedenti date. Sicuramente lo rivedremo presto.

Tra l’ovazione generale del pubblico presente, che si è fatto via via più numeroso, entrano finalmente in scena i Kamelot, sulle note di “Veil Of Elysium”, singolo estratto dal nuovo album “Haven”. Ciò che emerge fin da subito è la compattezza raggiunta dalla band dopo l’ingresso di Tommy Karevik dietro al microfono, perfetto interprete di un sound potente, ma nello stesso tempo elegante, capace di alternare sfuriate in doppiacassa a momenti di pura poesia.

Con i primi 5 pezzi i nostri vogliono mettere subito le cose in chiaro, dando una lezione di classe metallica ai fans, infilando una dietro l’altra hit del calibro di “The Great Pandaemonium”, “Centre Of The Universe” e “Karma”. La resa acustica è molto buona e riesce ad evidenziare le molteplici sfumature dei pezzi, che sono arricchiti, oltre alle tastiere dei Olvier Palotai e ad alcuni campioni, anche dell’apporto dietro al microfono di un’avvenente corista (anche alle harsh vocals). Dopo la clamorosa “Torn”, tratta da “Silverthorn”, i Kamelot si prendono un attimo di tregua e lasciano sul palco il solo Karevik che, accompagnato dal pianoforte, si esibisce in una toccante versione di “Here’s To The Fall”, dedicata al nonno scomparso proprio durante il tour. Si riprende a viaggiare forte sull’onda dell’irresistibile “March Of Mephisto”, cantata in coro dalla gente ormai in estasi per una prestazione pressochè perfetta. La carta vincente giocata dai Kamelot è la capacità di emergere come tutt’uno grazie al gioco di squadra, un team composto da tanti fuoriclasse ma nessuna primadonna.

Le sorprese della serata sono sicuramente “Veritas” e “Liar Liar” due brani che su disco erano passate abbastanza in sordina, ma che hanno una resa dal vivo clamorosa, grazie al tiro pazzesco creato dalla sezione ritmica formata da Grillo – Tibbets (come sempre istrionico e giocherellone sul palco). Dopo il solo pianistico di Paolotai (invero abbastanza simile a quello proposto su “One Cold Winter’s Night”) il “Live” esplode sull’ingresso dell’incipit chitarristico di Youngblood di “Forever”, immancabile in ogni show della band americana. I nostri, richiamati a gran voce dalle persone accalcate sotto il palco, tornano in scena con due bis a sorpresa. Chi si aspettava altri must del passato, come “Nights Of Arabia” o “The Black Halo”, e’ rimasto letteralmente di stucco, perche’ “Revolution” e “Sacrimony” hanno chiuso il concerto con una potenza inaudita.

Bene cosi quindi, applausi a scena aperta per tutti, grazie ad un concerto perfettamente riuscito. E la conferma, come se ce ne fosse stato ancora bisogno, che i Kamelot, dopo l’allontanamento di Roy Khan, stanno vivendo una sorta di seconda giovinezzi e si sono trasformati in una macchina da guerra pressoche’ perfetta.

 

 

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

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