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Kadavar – Recensione: Berlin

La sfacciataggine dei Kiss, la ruvidità notturna dello scan rock, il gusto vintage che accomuna diverse delle ultime release targate Nuclear Blast: questo sono i Kadavar, giunti con “Berlin” al terzo lavoro in studio.

Un suono grasso, potente e ruffiano, in fase di carburazione nell’opener “Lord Of The Sky” e a regime nella sincopata “Last Living Dinosaur”, merito anche della chitarra fuori controllo del frontman Christoph “lupus” Lindemann, lasciano presagire grandi cose, ma purtroppo non sempre è così, e “Berlin” funziona solo a fasi alterne. Non sempre i Kadavar riescono ad essere brillanti e ad evitare la maniera, con pezzi poco incisivi come “The Old Man” o “Spanish Wild Rose”, ordinaria reinterpretazione di formule trite e ritrite di retro rock piuttosto ingenuo. Discorso diverso per la straordinaria energia di “Pale Blue Eyes”, con il suo riff primordiale, punto forte pure di “Circles In My Mind”, e non è male neppure la magnetica “See The World With Your Own Eyes”. La conclusiva “Into The Night” è quella che maggiormente richiama le atmosfere nordiche dello scan rock, Gluecifer su tutti. Discorso a parte per la suggestiva e riuscita cover di “Reich der Träume” di Nico, interessante rilettura carica d’atmosfera.

Il giudizio complessivo non può che tener conto dell’altalenanza di qualità, anche se va detto che sono decisamente più i lati positivi che quelli negativi.

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