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Jyrki 69 – Recensione: American Vampire

Sono passati quattro anni dall’uscita di “Helsinki Vampire”, il primo lavoro solista di Jyrki 69 leader dei finlandesi The 69 Eyes. Il vampiro di Helsinki comunque non riesce mai a stare con le mani in mano, infatti quest’anno si è anche dedicato al secondo disco del suo progetto collaterale gothabilly, The 69 Cats, con la pubblicazione del valido “Seven Year Itch”. Ora lo ritroviamo più agguerrito che mai e pronto ad affondare i canini nelle nostre gole con il nuovo “American Vampire”, un album composto sia da brani nuovi sia da riproposizioni di classici che hanno segnato e formato la sua ampia e variegata cultura musicale.

Ad aprire le danze spetta alla travolgente “Sex Drugs Rock N’Roll”, cover dei seminali Shotgun Messiah, presente in “Second Coming” del 1991 e qui riproposta in una versione abbastanza fedele all’originale arricchita dalla voce sinuosa e baritonale di Jyrki 69. In “White Rabbit”, il primo singolo reso disponibile, c’è la partecipazione di Steve Stevens (Billy Idol) alla chitarra per questo classico dei Jefferson Airplane che, sebbene mantenga il mood acid rock iniziale, viene pervaso da una prepotente aura dark che lo rende ancora più intrigante, seguito dalla danzereccia e conturbante “Dreamtime” in collaborazione con i goth rockers inglesi Rosetta Stone, il brano ha quel delizioso retro gusto ottantiano assolutamente irresistibile che convince al primo ascolto.

Bite It You Scum”, cover del cantautore, provocatore GG Allin, è meno grezza della versione originale, ma irruenta ed efficace allo stesso tempo, mentre il secondo singolo e titletrack dell’album la cui musica è stata composta da Tim Skold (Shotgun Messiah, KMFDM, Marilyn Manson, Not My God) è sicuramente l’highlight del disco, un brano assolutamente catchy che entra subito in circolo e che non sfigurerebbe come colonna sonora in qualche pellicola a tema vampiresco. Si continua con il terzo singolo, la cover degli The Human LeagueDon’t You Want Me” con la partecipazione della superstar pop americana Tiffany, sicuramente è un’accoppiata particolare, ma la voce baritonale di Jyrki 69 si sposa alla perfezione con quella bella e seducente di lei dando spolvero ad una già grandissima hit che riprende vita e che sarebbe perfetta nelle piste di tutti i goth club.

Nella parte finale dell’album troviamo l’atmosferica “Deviant Carousal” con la partecipazione della band sperimentale dei Xiu Xiu, la più rilassata e fluida “Clover” ed in chiusura “Last Dance”, pezzo industrial rock ipnotico e sexy realizzato assieme ai Not My God, formazione in cui militano Skold e Nero Bellum (Psyclon 9) e che chiude un album estremamente riuscito, senza cali di tono, perfetto da ascoltare nella propria cripta in attesa del crepuscolo.

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