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Jorn – Recensione: Heavy Rock Radio

Jorn Lande è come Re Mida: tutto ciò che tocca si tramuta in oro. Ne sanno qualcosa gli Ark, i Beyond Twilight, i Masterplan, Magnus Karlsson e Tobias Sammet, che lo hanno voluto dietro al microfono per i rispettivi ambiziosi progetti. Il vocalist Norvegese ha raccolto nell’ultimo decennio un successo dopo l’altro, sempre autore di performance perfette ed inimitabili, grazie ad un timbro inconfondibile e potente, che incarna perfettamente il frontman heavy metal per eccellenza. Non sempre, però, la qualità delle uscite del progetto solista di Jorn, è andata di pari passo con la sua grande tecnica e carisma. Inoltre, la scelta di imbottire la discografia di raccolte (“Dukebox” e “Symphonic”), Live (“In Black” e “In America”) e di cover (“Dio”), ha creato un po’ l’effetto prezzemolo intorno alla figura del frontman.

Ed è per questo che il nuovo “Heavy Rock Radio” va ad inserirsi nella lista dei cd trascurabili all’interno della carriera di Lande. Le 12 song proposte vanno a pescare dall’heavy metal più puro e classico (“Rainbow In The Dark“, “Die Young” e “The Final Frontier“), all’hard rock (“Stormbringer” e “Don’t Stop Believin’ “), fino alla musica rock radiofonica, come “Hotel California” e “Killer Queen“. Inutile dire che Jorn canta in maniera impeccabile ogni passaggio, ogni nota e riesce a fare proprie e ad interpretare con personalità anche le song più distanti dalle sue corde come “Running Up That Hill” di Kate Bush e “You’re the Voice” di John Farnham. Ciò che manca è l’effetto sorpresa, perchè, nonostante la bravura dei musicisti coinvolti nel progetto, tutte le song sono abbastanza fedeli alle originali, al di là dell’indurimento ritmico ed una rilettura metallica di quelle dall’animo più pop.

Heavy Rock Radio” è quindi una raccolta di cover destinata ai collezionisti ed ai fan di Jorn, che nulla aggiunge e nulla toglie alla discografia di questo mostro del microfono. Certo che dopo il capolavoro “Dracula” e la prestazione monstre nel nuovo Avantasia, a tre anni di distanza dal pur buon “Traveller”, ci saremmo aspettati da Lande un nuovo album con pezzi nuovi di zecca.

 

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