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John Wesley – Recensione: A Way You’ll Never Be

La ritmica spezzata di “By The Light Of A Sun” e la caratteristica ugola eterea di John Wesley aprono questo “A Way You’ll Never Be”, musicalmente l’album più moderno ed interessante composto dal musicista americano che, non dimentichiamolo, ha esordito negli anni ’80 collaborando nella sua carriera con Porcupine Tree, Marillion, Fish, Simon Collins e BigElf.

Wesley ha voluto con questo lavoro cercare di unire e amalgamare al meglio le due facce del suo songwriting, quella più strettamente cantautoriale e quella heavy rock (genere che da sempre gli piace “eseguire”). Addirittura il musicista americano sembra quasi volersi avvicinare alle moderne sonorità djent con qualche spruzzata di Tool anche se la connotazione è nettamente più mainstream.

I suoni dell’album sono splendidi per una delle produzioni più bilanciate sentite ultimamente con la title track, “Sun.A.Rose” (grande l’assolo) e “Epic” (quella ritmicamente più interessante) ad omaggiare i maestri Rush della terza decade per stile ed esecuzione.

“To Outrun The Light” è semplice ma ipnotica ed il suo “giro” di chitarra fatica ad uscire dalla testa; “The Revolutionist” ha un tocco quasi funky senza perdere una certa tonalità dark mentre con “The Silence In Coffee” siamo dalle parti degli ultimi Marillion (gruppo al quale Wesley è particolarmente legato).

Grazie anche alla collaborazione dei suoi “amici” Sean Malone e Mark Prator che creano la solita sezione ritmica di classe “A Way You’ll Never Be” si presenta come un lavoro abbastanza vario, probabilmente il migliore di Wesley ma a cui manca un piccolo guizzo per risultare inattaccabile.

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