Registrato a Nashville nel 2025, “New Day” è l’album di canzoni originali che segna il debutto solista di John Corabi, cantante e chitarrista americano noto alle cronache musicali per le sue esperienze con – tra gli altri – Motley Crue, Eric Singer Project, Ratt, The Dead Daisies… ma che, in effetti, mai aveva pubblicato un full-lenght col suo nome prima d’ora. Il grande passo avviene dunque con dodici canzoni pubblicate dall’italiana Frontiers, una scelta che ha il sapore romantico del ritorno a casa, per l’artista che non ha mai nascosto le proprie origini sicule e calabresi: accompagnato da un gruppo di musicisti esperti, Corabi ha voluto in questa occasione ispirarsi a Boston e Queen per consegnare un disco dal sapore classico, nel quale rock blues e soul potessero trovare uguale posto, omaggio ed esaltazione. E la title-track posta in apertura è proprio così, calda, rauca ed analogica, un inno alla vita ed alla ripartenza esaltato dai cori e dall’Hammond di Evan Frederiksen: non si tratta di un inizio esplosivo o particolarmente elaborato, ma di uno che ha il pregio di settare il mood, stabilire il linguaggio e le coordinate lungo le quali tutto l’album prevedibilmente si muoverà. Basta dare un’occhiata alle foto della capitale della musica country per capire come il colore del suo cielo, dei suoi mattoni e delle sue insegne abbia penetrato i solchi di questo disco, al punto che – anche quando ascoltato in streaming – la sensazione sarà quella di una musica suonata con calore, cuore e trasporto, certamente a suo agio tra i solchi delle tre diverse edizioni (nera, rossa ed oro in edizione limitata) in vinile disponibili all’uscita.
Nonostante alcuni passaggi leggermente più intensi e groovy (come nel finale di “That Memory”), “New Day” è un disco di trasporto cadenzato e relativamente rilassato, incentrato sulla descrizione della condizione umana, con titoli esplicativi (come “Faith, Hope And Love”) che anch’essi contribuiscono ad una sensazione di naturalezza, immediatezza, totale mancanza di filtro. Non si tratta insomma del disco della superstar intenzionata ad appagare il suo desiderio solista, ma del lavoro di un musicista alla ricerca di un’ispirazione genuina e distante, polverosa e se possibile lontana dai riflettori. La profondità della sua voce e l’onestà della sua interpretazione sono il principale valore ed elemento di richiamo, una scelta che esalta il disco quando preso ed ascoltato nel suo insieme: in breve, “New Day” funziona soprattutto grazie al suo cantante ed alle storie che la sua classe del 1959 porta in dote (“When I Was Young”), creando un convincente mix di nostalgia e disillusione, un saluto distaccato alla tanta acqua che è passata sotto al proverbiale ponte, mettendo un punto fermo ad una carriera che dalla sua Philadelphia lo ha portato a vedere e vivere ogni possibile sfaccettatura del mondo dello spettacolo. Il soul di “One More Shot” diventa allora una risposta orgogliosa, minimale e ribelle, alla confusione ed alle dinamiche del business, grazie ad una presentazione nuda e rustica, bella pastosa, credibile al pari di qualcosa estratto da un disco degli anni settanta. Allo stesso tempo, l’album si muove lungo le stesse coordinate per l’intero arco della sua durata, con qualche episodio più irriverente e ritmato (“1969” ha anche qualcosa degli ZZ Top) ma sempre frutto della stessa chiara e rigida impostazione.
E così “New Day” rimane in un certo senso vittima della propria natura, attaccato ad un sound southern che unisce le sue tracce in un insieme del tutto coerente, ma anche prevedibile: le sue storie da epopea americana (“Laurel” è comunque tra le migliori) tendono insomma a ripresentarsi con la stessa malinconia e la stessa delicata rassegnazione, con la stessa punteggiatura e lo stesso minimalismo, che del rock classico ci restituiscono solo la versione più scarna ed intimista, quella che funge da rifugio ed isola (in)felice, quella che protegge dal caos della modernità anche a costo di isolare, limitare, circoscrivere con rigido ed incorruttibile purismo. Il debutto solista di John Corabi è allora un lavoro genuino, fedele alla sua idea di base che è quella di restituire un’immagine dell’artista prossima alle sue radici e lontana da tutto quello può averlo arricchito o scalfito negli anni della vita e dalla carriera. Un grembo accogliente fatto di suoni acustici ed orchestrazioni delicate (“Love That’ll Never Be”), interpretato con classe assoluta ed orgoglioso della sua dimensione così ruvida e personale. Al tempo stesso, se pensiamo a quante storie e quante vite avrebbero potuto trovare posto tra le note di queste dodici tracce, c’è una timida sensazione di occasione sprecata che affiora qua e là (vedi una sbrigativa “Così Bella” che di speciale ed italiano non ha assolutamente nulla, se non l’illusorio titolo), perchè – anche scegliendo di rifarsi al rock classico – l’impressione è che la qualità di questi musicisti avrebbe permesso di dipingere un quadro più ricco, dettagliato ed interessante.

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Etichetta: Frontiers Music Anno: 2026 Tracklist: 01. New Day 02. That Memory 03. Faith, Hope And Love 04. When I Was Young 05. One More Shot 06. 1969 07. Laurel 08. Good To Be Back Here Again 09. Love That’ll Never Be 10. Cosi’ Bella 11. Your Own Worst Enemy 12. Everyday People Sito Web: facebook.com/JohnCorabiMusic |
