Tiamat: “Judas Christ” – Intervista a Johan Edlund

Tornano i Tiamat dopo qualche anno di assenza delle scene e dimostra di aver ritrovato quello smalto che sembrava essere andato perso negli ultimi tempi. Le velleità rock’n’roll sono state inglobate in un sound che si rifà al classico stile gotico della band, creando un mix convincente e di grande impatto. Non abbiamo perso occasione per scambiare due chiacchiere a questo proposito con Johan Edlund…

Johan,la prima parte dell’album sembra essere più riflessiva e tranquilla della seconda che invece è più diretta e quasi rock. Come avete affrontato il songwriting questa volta?

“Qualcuno mi ha detto che questo album prende le caratteristiche degli ultimi tre dischi dei Tiamat ma anche un po’ dai precedenti. E’ una spiegazione molto semplice e vicina alla realtà. Infatti noi cerchiamo sempre meno l’influenza esterna, proveniente cioè da altre band o altri generi musicali, ma preferiamo evolvere il nostro stile rigenerandolo da se stesso. In questo disco c’è il tipico suono Tiamat e non riconduce ad altre band se non appunto ai Tiamat stessi…credo che dobbiamo esserne fieri!”

Ho letto nei vostri testi una forte predominanza della religione. Come avete sviluppato questa tematica, come è nata?

“C’è sempre stato un gran conflitto tra me e la religione, per difficoltà di comprensione credo…e anche il resto della band la vede come me. Credo che tutti noi abbiamo dimenticato il nostro passato, le nostre origini…e i testi sono appunto improntati sulla ricerca di se stessi indietro nel tempo per ricollegarci ai tempi odierni in maniera più saggia”

Per il titolo c’è qualche ragione particolare?

“Cercavamo qualcosa che fosse attinente con l’argomento ma anche che fosse semplice e immediato da ricordare, e forse anche un po’ scioccante”

Come ‘Skeleton Skeletron’?

“Si’, infatti, e credo che il titolo debba avere molto a che fare anche con i testi delle canzoni, altrimenti non avrebbe avuto senso chiamare quest’album ‘Judas Christ’”

Della produzione che ci dici?

Beh, credo che la produzione sia venuta davvero bene e che i tecnici e il produttore abbiano fatto un gran bel lavoro. Rispetto alle precedenti, beh…all’epoca, anche con ‘Skeleton Skeletron’, andavamo in studio, si suonava un paio di ore e usciva fuori l’album. Non ci siamo presi molto sul serio in passsato…”

Credi in qualcosa o qualcuno in particolare?

“Qualche volta desidero dire di non credere in Dio e rivolgermi altrove, a Satana magari, non so, beh…io odio volare per esempio e, quando sono su un aereo, spesso mi capita di pregare che qualcuno perdoni i miei peccati, non si sa mai…(risate – N.d.A.) , tipo ‘Ti prego perdonami, stavo solo scherzando!’ (ancora risate – N.d.A.)

Ma in qualcosa dovrai credere no?

“No, non saprei…devo criticare questo fatto che bisogna assolutamente credere in qualcosa. Io sicuramente cerco di aggrapparmi e identificarmi in qualcosa o qualcuno, ma chiaramente devo ancora definire chi o cosa sia e per il momento cerco di analizzarlo aiutandomi con la musica”

Tu metti in pratica ciò che predichi nelle tue canzoni? Voglio dire, il tuo stile di vita riflette la via filosofica del ‘vivi e lascia vivere’?

“Non mi piace molto vedermi ‘predicare’ nelle mie canzoni, piuttosto mi piace l’idea di un tipo di cura ad una eventuale malattia…Eminem è il giusto esempio, lui predica e uccide le persone nelle sue canzoni, ma non per questo le uccide davvero nella vita reale, per strada…Quando io in una canzone dico di amare molto me stesso, posso sembrare molto egocentrico ma magari nella vita di tutti i giorni non sono esattamente così”

Cosa vuoi dire con ‘combatti la religione con le sue stesse armi’?

“Judas Christ potrebbe sembrare un’offesa per il popolo cristiano, certamente non era una nostra intenzione! Sono sicuro che se Gesù fosse stato tra noi oggi avrebbe perdonato Giuda per i suoi peccati e lo avrebbe amato come un fratello…ma la cosa che deve scioccare di più la gente di oggi è come l’ipocrisia e la menzogna siano cresciute e venute fuori nel corso di duemila anni nella cristianità”

Nelle tue canzoni si parla spesso di vita e morte, ma non in maniera semplicistica, bensì più profonda…voglio dire, la vita e la morte vanno mano nella mano…cosa vuoi che le persone ricordino di te dopo la tua morte?

“Questa e’ davvero una bella domanda perché se ne discute parecchio anche in questo album…penso che quando qualcuno, altre band, anche noi, sia nella propria immagine che nelle canzoni, parla di morte, sia un po’ come scacciare via la paura che se ne ha e credo che sia l’unica vera ragione per cui se ne parla tanto…”

Sì è chiaro ma io non intendevo esattamente questo…io volevo sapere cosa vuoi che la gente ricordi di te dopo la tua morte!

“Beh, io penso che dopo la mia morte se una persona vuole conoscermi può ascoltarsi gli album dei Tiamat e se invece mi conosceva già, potrà ricordarsi di me attraverso gli stessi dischi…credo che sia esattamente questo il motivo per cui i musicisti incidono album e anche per migliorare se stessi come persone, che so, anche da qui a tre anni”

Johan, nel passato hai detto alcune volte che riascoltando i tuoi album ti venivano in mente determinati colori. In questo in particolare, ci sono dei colori che ti vengono in mente?

“Mi piace pensare ad una videocamera, accesa e in cui guardo mentre vado in giro di notte, e la muovo con movimenti rapidi e improvvisi, generando forme molto confuse, c’è del verde, ma non so perché”

Cosa ne pensi del fatto che molte band che sono partite suonando death metal molto estremo, crescendo e acquisendo esperienza, hanno poi iniziato un percorso più orientato verso il rock? Sembrerebbe essere valido anche per la carriera dei Tiamat, no?

“Sì certo, c’è una spiegazione secondo me molto semplice…molte volte quello che una band suona non necessariamente lo ascolta anche, anzi qualche volta è proprio l’opposto…come a scuola, ci sono elementi che disturbano e che magari annoiano gli altri ma forse vogliono solamente attirare l’attenzione su se stessi, ecco, questa potrebbe essere una spiegazione…”

Quindi un musicista si forma e cresce e matura esattamente come l’essere umano, più genericamente, si evolve?

“Esattamente. E poi bisogna anche pensare che alcuni argomenti forti e molto estremi possono essere trattati anche senza urlare…”

In Marzo sarete in Italia per un concerto con i Moonspell. Hai ascoltato ‘ Darkness And Hope’? Che ne pensi? In ‘Judas Christ’ ho trovato alcune somiglianze con il loro album.

“Sì lo conosco, ma l’ho ascoltato solo una volta quando e’ stato rilasciato sul mercato, dovrei ascoltarlo meglio. Mi e’ piaciuto molto ‘Butterfly-FX’ pero’”

Ci sono due canzoni che meglio rappresentano il vostro album? Se dovessi sceglierne due quali sarebbero?

“Beh, la prima sarebbe certamente ‘The Return Of The Son Of Nothing’, non solo per rappresentare l’album, ma i Tiamat in generale, credo che sia un po’ la ‘Church Of Tiamat’…e l’ altra sarebbe la seconda, ‘So Much For Suicide’”

Il disco, dai titoli delle canzoni, sembra che sia diviso in quattro capitoli, e’ stata una cosa voluta?

“No, non proprio, sono stati ordinati in base al contenuto, però per esempio le ultime due tracce sono state messe alla fine per poter staccare lo stesso argomento dal resto dell’album, creare una sorta di separazione…l’idea ci è venuta guardando il film ‘Le Ali Del Destino’ (“Breaking The Waves” il titolo in lingua originale – N.d.A.) in cui ci sono parti del film senza musica e sembrano proprio degli interludi tra una scena e l’altra, sai tipo, scena, stacco, pausa, scena, etc.”

E come avete scelto i titoli per i capitoli del disco?

“Mah, siamo andati molto a sensazioni trasmesseci dalle canzoni, per esempio, ‘Casadores’, il nome dell’ultimo capitolo relativo alle ultime due tracce, è praticamente un ricordo a dell’ottima tequila, che senza di essa probabilmente non saremmo mai arrivati a dare un nome così ad un capitolo…” (risate – N.d.A.)

C’è un libro che può essere collegato alla vostra musica o ai vostri tesi o che semplicemente ti interessa e ti ha affascinato?

“Si, Baudelaire! Quando ho letto quel libro…di cui non conosco il titolo in Inglese (“Le Fleur Du Mal” in lingua originale – N.d.A.) rimasi davvero estasiato e cambiò davvero il modo in cui io affrontavo la stesura dei testi delle canzoni. Potrebbe non sembrare all’inizio ma è davvero molto collegato all’immagine e allo stile dei Tiamat, mi ha davvero molto influenzato”

Quanto è importante la musica e quanto l’immagine?

“Beh, io penso che prima dell’avvento dei computer, diciamo dagli anni ’60, era più semplice conquistare il mondo della musica anche perché c’è stata un po’ la nascita di quel tipo di movimento che erano i film underground, i primi concerti rock con luci psichedeliche ed effetti speciali, mi vengono in mente i primi Pink Floyd a proposito di quell’epoca”

Hai qualche progetto per un album dal vivo?

“Si’, probabilmente verrà preso da questo tour che partirà a breve, ma anche qualche pezzo preso da tour precedenti, potrebbe essere una live jamming”

Hai detto prima che ti è piaciuto molto Baudelaire. Lui descrisse una specie di paradiso artificiale…non pensi che anche la musica possa essere un paradiso artificiale?

“Si, tutto, anche la droga se vogliamo, può portare a farti dimenticare i problemi di tutti i giorni, che so, il pagamento delle tasse, la posta…e quindi tutto ciò che ti costruisci intorno alla vita di tutti i giorni può essere considerato un tipo di benessere artificiale. Se ascolti i nostri album ti accorgi che ti fanno questo effetto, ti fanno dimenticare dei tuoi problemi, magari senza il bisogno di aggiungerci droghe, che ne so, della cocaina…”

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