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Joe Satriani – Recensione: Shockwave Supernova

A volte, gli album che escono a ridosso dell’estate, o in piena estate, sembra che ricevano questo trattamento perché non considerati degni di troppa attenzione. Non è esattamente il caso dell’ultimo album di Joe Satriani, anche se bisogna dire che questo nuovo lavoro non è uno di quelli che ti fanno innamorare subito. Ci vogliono diversi ascolti per entrare nel punto di vista del nostro Chitarrista Alieno preferito per questo nuovo album (che non a caso, ancora una volta, ha scelto un titolo che si ispira a tematiche legate allo spazio), e anche quando si è un po’ presa la mano, l’impressione è che questo lungo lavoro, tutto strumentale, sia tutta un’alternanza di luci e ombre, con alcuni elementi come al solito ottimi e altri non brutti ma che lasciano abbastanza indifferenti.

Shockwave Supernova” è un album più cerebrale di altri composti da Satriani, e si caratterizza in modo particolare per l’utilizzo di melodie più lente e pacate del solito, più scarne ed essenziali, senza arrangiamenti pomposi o grosse influenze da parte dell’elettronica e delle distorsioni in generale. Il sound della chitarra è più disteso, più naturale rispetto al solito, meno influenzato da distorsioni ed effetti di vario tipo, come si intuisce fin dall’inizio con la delicata “Lost In A Memory”, e anche se, naturalmente, il tocco magico di Joe Satriani non è cambiato, e si sente benissimo in tutti i pezzi, paradossalmente, non sempre ci si emoziona. I brani scivolano via uno dietro l’altro in modo abbastanza fluido, forse fin troppo fluido stando a quello a cui siamo abituati pensando alla discografia di Satriani, senza punte di fulgore particolare, a dispetto di un titolo che fra venire in mente immagini di grande intensità e luminosità.

Intendiamoci, siamo ben lungi dal dire che questo è un disco noioso; forse un po’ troppo lungo, sì, ma non noioso (si poteva benissimo fare a meno, ad esempio, di riempitivi come “Crazy Joey” e “In My Pocket”). Non si può neanche parlare di un vero e proprio passo falso, perché l’album è, come al solito, suonato ottimamente, incentrato sulla chitarra e prodotto in modo altrettanto perfetto. Soltanto, è difficile lasciarsi prendere fino in fondo dai brani, a meno che non si sia alla ricerca di un repertorio che stimoli alla riflessione e alla quiete: tutto il contrario, insomma, di una supernova che esplode.

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