Jim Peterik & World Stage – Recensione: Roots & Shoots Vol.1

Co-fondatore dei Survivor, autore dell’immortale “Eye Of The Tiger” ed attualmente coinvolto nel progetto Pride Of Lions insieme a Toby Hitchcock, Jim Peterik è un chitarrista e tastierista che può vantare un ulteriore talento, quello di instaurare collaborazioni di alto livello (Lynyrd Skynyrd, Sammy Hagar, REO Speedwagon) e riunire intorno a sé artisti di ogni genere ed estrazione. Ed è proprio questo spirito di comunità e condivisione che anima il suo progetto “World Stage”, fondato certamente sullo spessore artistico che accomuna tutte le personalità coinvolte ma anche unito da un sentimento di amicizia che traspare dalle dichiarazioni alla stampa, dalla musica stessa e perfino dalle copertine sgargianti con le quali essa è visivamente presentata. Dopo il fortunato debutto del 2010, il seguito del 2019, intitolato “Winds Of Change”, e lo spin-off al femminile costituito da “Tigress – Women Who Rock the World”, è venuto dunque il tempo per l’artista di Chicago di radunare intorno a sé un’altra manciata di straordinari colleghi (Kelly Keagy dei Night Ranger, Don Barnes dei .38 Special, Mark Farner dei Grand Funk, e poi suo figlio Colin Peterik, la cantante country Ashton Brooke Gill, Paul Childers, Leslie Hunt, Mark Mackay, Dave Mikulskis e Lisa McClowry) e mettere insieme interpreti più esperti con altri relativamente nuovi, alla ricerca di un’alchimia ed una sintonia da spalmare su dieci nuove tracce.

Date le gioiose premesse, è abbastanza facile – ma non per questo meno interessante – intuire il tipo di intrattenimento offerto da questa nuova produzione Frontiers: parliamo dunque di un radio rock di chiara matrice americana, elegante ma non al punto da risultare eccessivamente affettato. Sono infatti le piccole storie di cuore a costituire l’ossatura di “Roots & Shoots”, raccontate con quel misto di grinta e dolcezza – raccordate dagli onnipresenti cori – che non può non conquistare. L’aria fresca che si respira tra un ritornello e l’altro è quella di una matura primavera dei sentimenti, di una ripetitività che conforta, di una brillantezza che è parimenti frutto di naturale talento ed esperienza. Il fatto che il genere di riferimento sia così facilmente individuabile, e circoscrivibile, non significa che la moltitudine degli interpreti non sia stata sfruttata a dovere: al contrario, ogni brano gode di un approccio e di un vibe differente (chiarissimo è per esempio lo stacco tra gli struggimenti di “Dangerous Combination” ed il carattere decisamente più sbarazzino della messicaneggiante “Before Anyone Knows”) che, in un certo senso, permette di accogliere le note con tutta la leggerezza con la quale sono state accostate, senza sensi di colpa. Una leggerezza che, orientata com’è al mondo dei sentimenti e delle relazioni, conosce anche momenti più sofferti e malinconici (“Forever’s The Last Place”), per sottolineare i quali ci si avvale di uno stile che attinge con maggiore decisione al rock di fine settanta e primi ottanta, da Supertramp a Toto, Chicago e Styx. Mai nulla di completamente ed irrimediabilmente banale, quindi, anche grazie ad una manciata di performance – come quella di Keagy – che svettano sulle altre per piglio, scuola, carattere.

Quello che piace del progetto “World Stage”, del quale “Roots & Shoots Vol.1” rappresenta un nuovo e convincente capitolo, è la coerenza adulta dell’intera esperienza, che si esprime in ognuno dei suoi elementi, così come nell’attitudine divertita dei suoi tanti ed impeccabili ambasciatori: puoi davvero sentire il piacere con il quale questi lavori sono stati realizzati, così come godere della totale assenza di forzature, lasciandoti trasportare da un rock che – pur senza innovare – non puzza mai di vecchio, di fretta o di realizzazione al risparmio. Vero è che un progetto così ben pensato ed attentamente costruito affievolisce leggermente gli ardori degli spiriti più bollenti coinvolti nell’impresa: nonostante l’ambizione di mischiare vecchio e nuovo (bella ed appassionata l’esecuzione della giovane Ashton Brooke Gill), sono infatti i “vecchi leoni” a rubare la scena e fare le maggiori fortune del disco, che dunque troverà soprattutto negli ascoltatori più rilassati e nostalgici gli estimatori più convinti. Al di là del dato anagrafico, comunque, il nuovo lavoro di Jim Peterik si colloca su una linea mediana che è quella che, in fondo, appartiene alla maggior parte di noi e delle nostre vite: uno spazio di acciacchi superabili dove tutto funziona più o meno bene senza che ci sia bisogno di sbandierarlo, di eccedere con i superlativi o cercare un estremo volubile, senza figli né conseguenze, spesso tristemente fine a se stesso. “Roots & Shoots Vol.1” celebra invece la vita ed il rock di tutti i giorni (“Friends Forever”), con una naturalezza solo normale per chi è abituato allo straordinario, ma straordinaria per chi si accontenta – felice, appagato – della propria normalità.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Dangerous Combination 02. Before Anyone Knows We’re Gone 03. Last Dream Home 04. Forever's the Last Place You Look 05. Mend Fences 06. As I Am 07. Friends Forever 08. Suddenly 09. I Found Me 10. Fire and Water 11. Fire and Water (Acoustic Version)
Sito Web: facebook.com/officialjimpeterik

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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