Minus – Recensione: Jesus Christ Bobbit

Con tutta la smania di suonare hardcore che ancora pulsa in America c’è da pensare che se la Victory arriva in Islanda a scovare un gruppo ne debba valere la pena. Con ‘Jesus Christ Bobby’ è così al 100%. Malgrado il consueto e miope tentativo della stampa inglese di infilarli in un generico mucchio selvaggio vicino all’Ozzfest, la band viaggia su lunghezze d’onda più vicine all’hardcore “post” e progressivo di casa Hydrahead, Tortuga e Relapse. Un metallic edge ben affilato è la differenza fondamentale fra i Minus e i pur ottimi Thursday o Waterdown: la voglia di suonare cattivo, malefico, furioso. Lo sprezzo di seppellire delle progressioni melodiche affascinanti sotto scariche assordanti di contorsioni ritmiche aggravato da sostanziosi e perversi interventi di natura elettronica che arrivano a risuonare della tipica malevolenza da power electronics: impressionante l’accoppiata ‘Leisure’ / ‘Modern Haircuts’, in questo senso. Un incombente senso di follia e di rovina quasi gotica completa il quadro, avvicinando i Minus più ai Converge che non agli At The Drive-In, tanto per ribadire un concetto espresso poche righe sopra. Un disco coraggioso destinato ad ascolti altrettanto avventurosi che dovranno seguire gli slanci futuristici generati da un equilibrio sì instabile, ma assolutamente stimolante. Da parte nostra non possiamo che promuoverlo a tutto tondo.

Voto recensore
8
Etichetta: Victory / WnB

Anno: 2001

Tracklist: Chimera / Leisure / Modern Haircuts / Misdo / Electra Complex / Frat Rock / Arctic Exhibition / Liquid Courage / Denver / Peccadillo / Pulse

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